OCST Donna-lavoro

OCST donna-lavoro è il gruppo nel sindacato che si fa portavoce dei problemi specificamente femminili in ambito lavorativo. La conciliazione fra la vita familiare e quella lavorativa, la disparità salariale, la gestione del tempo parziale e la previdenza professionale sono solo alcune delle questioni che impongono, giorno per giorno, un intervento.
Donne e uomini sono uguali quanto a preparazione, produttività, rendimento. È quindi inconcepibile accettare ancora disparità salariali, sociali e gli intralci agli avanzamenti di carriera.
Troppo spesso ancora la maternità viene interpretata come un ostacolo alla vita lavorativa, più che un contributo al futuro e al benessere della società, e percepita da molte donne come un lusso che non si possono permettere.
Questi problemi, che sono tanto più gravi per le donne che hanno un reddito medio-basso e le famiglie monoparentali, devono essere portati alla luce e affrontati attraverso la contrattazione tra sindacato e datore di lavoro.

Le donne lavoratrici devono prendere coscienza delle loro potenzialità, dei loro diritti, della loro forza sindacale e politica e lottare per un nuovo modo di percepire e di interpretare l’economia e il mondo del lavoro.

Nel 2015, circa quattro madri su cinque erano professionalmente attive in Svizzera. Questi i dati emersi dalla pubblicazione dello scorso anno dell’Ufficio federale di statistica intitolata «Les mères sur le marché du travail».
Il 7 marzo sono usciti i dati aggiornati sulla disparità salariale e non sono particolarmente rassicuranti. Certo nel complesso la disparità è ancora diminuita, passando dal 23.6 percento del 2010 al 19.5 del 2014, tuttavia ci sono degli aspetti che vale la pena di sottolineare.
Lo scorso sabato 24 ottobre si è tenuta a Bellinzona una mattinata di studio a vent’anni dall’introduzione della Legge federale sulla parità dei sessi (LPar), organizzata dalla Commissione consultiva per le pari opportunità fra i sessi e dalla Delegata per le pari opportunità fra i sessi del Canton Ticino in collaborazione con FaftPlus.

La Commissione federale per le questioni femminili (Cfqf) chiede l’introduzione di un congedo parentale retribuito di 24 settimane disciplinato dalla legge. A tale scopo, ha condotto numerosi colloqui con deputati interessati a questa tematica e con diverse organizzazioni.

Il degrado del mercato del lavoro ticinese, corroso sempre più profondamente, ha trascinato anche il rispetto per le donne in gravidanza e per le neomamme a livelli minimi. Secondo il principio che tutto ciò che non è strettamente regolato dalla legge può essere tranquillamente dimenticato, sempre più datori di lavoro cercano di mettere le donne al rientro dalla maternità in condizione di andarsene.
In molte aziende si giudica ancora il contributo di una lavoratrice sulla sua completa dedizione alla causa aziendale e la totale assenza di impegni extralavorativi, soprattutto per i figli.