Il 7 marzo sono usciti i dati aggiornati sulla disparità salariale e non sono particolarmente rassicuranti. Certo nel complesso la disparità è ancora diminuita, passando dal 23.6 percento del 2010 al 19.5 del 2014, tuttavia ci sono degli aspetti che vale la pena di sottolineare.
Nei vari settori economici emergono dati molto diversi: se nel settore pubblico le differenze mantengono un livello costante di 16.6%, il settore alberghiero e della ristorazione, che tuttavia è piuttosto difficile per molti altri aspetti, stupisce con livelli di disparità molto bassi (9.3%). Impressionanti invece i dati nel settore finanziario e assicurativo: 33.2%. Emerge che la presenza di un contratto collettivo contiene anche la disparità salariale.
La disparità salariale viene generalmente distinta tra «spiegabile» e «non spiegabile»: è spiegabile quella disparità che deriva da differenti livelli di formazione, di anni di servizio, o di responsabilità. La parte inspiegabile della disparità non ha nessuna ragione d’essere. I dati del 2014 confermano una tendenza di stabilità in questo ambito: circa il 40% della disparità salariale è inspiegabile. Questo dato aumenta tra chi ha meno responsabilità fino a raggiungere il 60%.
Quanto costa alle donne la disparità inspiegabile? Mediamente una donna perde 585 Fr. al mese (più di 7’000 Fr. all’anno). Questa cifra aumenta nel settore del commercio al dettaglio (633 Fr. al mese) e raggiunge livelli altissimi, come detto, nel settore finanziario e assicurativo con bel 1’133 Fr. al mese (almeno 13’500 Fr. all’anno). Una cifra altissima.
Resta poi la parte spiegabile della disparità, che tanto spiegabile poi non è. Non lo è perché che una donna possa studiare meno e abbia meno opportunità di carriera è di fatto una discriminazione che va comunque combattuta. Sebbene, evidentemente, una madre abbia un ruolo diverso e più intenso specialmente nei primi anni di vita dei figli, il carico e la gioia di una famiglia possono e devono essere maggiormente condivisi con i padri. E, allo stesso modo, l’impegno e la soddisfazione che nasce da una carriera professionale devono essere distribuiti in modo più equo fra donne e uomini.
È cioè inaccettabile che nel settore privato i posti remunerati meno di 4’000 Fr. lordi al mese a tempo pieno siano occupati per il 64% da donne e che la percentuale di donne fra coloro che percepiscono un salario superiore ai 16’000 Fr. si attesti solo al 15,2%.
Le differenze insite nell’essere uomo o donna e l’esperienza della maternità e della paternità arricchiscono infinitamente anche il mondo del lavoro. Una società e un’economia che non vogliono diventare sterili, non possono costringere le donne a mettere da parte questo importante aspetto caratterizzante del loro essere, devono anzi sostenere gli sforzi che le famiglie mettono in campo.
Le donne, d’altra parte, devono convincersi a chiedere quanto spetta loro. Un’amica, impiegata nel settore finanziario, ricevuta un’altra offerta di lavoro, si apprestava a lasciare la posizione che aveva occupato per anni, con un fardello di ore straordinarie non pagate. Ciò che l’ha convinta a chiedere con decisione quanto dovuto è stata un’osservazione del marito «non pretendere quello che ti spetta è come rubare alla tua famiglia». Donne, non chiedere quello che vi spetta è come rubare alla vostra famiglia, a voi stesse, al vostro futuro.
 
Benedetta Rigotti