Mercoledì 22 ottobre il Consiglio federale, dopo aver discusso su come procedere per contrastare la discriminazione salariale, ha deciso di imporre per legge ai datori di lavoro di svolgere periodicamente un’analisi dei salari, supervisionata da terzi. Il DFGP, in collaborazione con il DFI e il DEFR, allestirà entro metà 2015 un pertinente progetto da porre in consultazione.

Il Consiglio federale aveva annunciato a varie riprese che, concluso il dialogo sulla parità salariale, avrebbe esaminato l’eventualità di adottare misure statali per imporre la parità salariale sancita nella Costituzione. Il progetto impostato sull’arco di cinque anni si è concluso a fine febbraio 2014 e da allora sono stati valutati i risultati. Prendendo spunto da tale valutazione e da due studi sulla parità salariale, oggi il Consiglio federale è giunto alla conclusione che soluzioni facoltative non consentono di raggiungere l’obiettivo e che per concretare il diritto costituzionale alla parità salariale occorrono ulteriori misure statali.

Obbligatoria una periodica analisi aziendale dei salari
Il Consiglio federale propone di imporre ai datori di lavoro che impiegano più di 50 collaboratori di svolgere periodicamente un’analisi aziendale dei salari, supervisionata da terzi. La supervisione può essere affidata, a scelta dei datori di lavoro, ai partner sociali, a un ufficio di revisione o a un organismo di valutazione ufficialmente riconosciuto. L’esito di questa supervisione va inoltre indicato nel rapporto annuale. I datori di lavoro non saranno tuttavia tenuti a pubblicare l’eventuale disparità salariale riscontrata.
Se si constatano discriminazioni salariali e i datori di lavoro non vi pongono rimedio, i lavoratori possono, come finora, far valere in giudizio la parità salariale. Il Consiglio federale valuta inoltre l’opportunità d’introdurre un obbligo di comunicazione sussidiario per l’ufficio di revisione o l’organismo di valutazione ufficialmente riconosciuto, nel caso in cui l’impresa non dia seguito alle raccomandazioni ricevute.

 

Per Travail.Suisse il bicchiere è mezzo pieno

Travail.Suisse accoglie positivamente la volontà del Consiglio Federale di prendere delle misure per applicare la legge dell’uguaglianza dei salari tra uomo e donna. Con un esame obbligatorio della parità dei salari per le imprese con più di 50 collaboratori e un obbligo di pubblicazione nel rapporto annuale, viene fatto un passo importante. Tuttavia, mancano ancora delle misure efficaci per la soppressione di una discriminazione comprovata.
Dopo l’interruzione del dialogo sull’uguaglianza dei salari, il Consiglio Federale propone un esame obbligatorio e regolare. In più, il risultato dovrà essere pubblicato nel rapporto annuale. Questa proposta rappresenta un miglioramento netto rispetto alla mancanza di trasparenza attuale, che favorisce unicamente gli interessi delle imprese che discriminano.
Malgrado tutto, per Travail.Suisse, l’obiettivo non è ancora raggiunto. In effetti, non si è data una risposta sufficiente alla richiesta di sapere quali sono le conseguenze in caso di discriminazione salariale comprovata. La discriminazione è infatti un’infrazione alla legge e deve dunque poter essere sanzionata. Allo stato attuale abbiamo una carenza di sanzioni contro le imprese colpevoli come pure delle misure efficaci per sopprimere la discriminazione.
Travail.Suisse si adopererà affinché il Parlamento completi le proposte del Consiglio Federale con delle ulteriori misure efficaci per sanzionare la discriminazione salariale e rendere così effettiva l’uguaglianza dei salari.