OCST Donna-lavoro

OCST donna-lavoro è il gruppo nel sindacato che si fa portavoce dei problemi specificamente femminili in ambito lavorativo. La conciliazione fra la vita familiare e quella lavorativa, la disparità salariale, la gestione del tempo parziale e la previdenza professionale sono solo alcune delle questioni che impongono, giorno per giorno, un intervento.
Donne e uomini sono uguali quanto a preparazione, produttività, rendimento. È quindi inconcepibile accettare ancora disparità salariali, sociali e gli intralci agli avanzamenti di carriera.
Troppo spesso ancora la maternità viene interpretata come un ostacolo alla vita lavorativa, più che un contributo al futuro e al benessere della società, e percepita da molte donne come un lusso che non si possono permettere.
Questi problemi, che sono tanto più gravi per le donne che hanno un reddito medio-basso e le famiglie monoparentali, devono essere portati alla luce e affrontati attraverso la contrattazione tra sindacato e datore di lavoro.

Le donne lavoratrici devono prendere coscienza delle loro potenzialità, dei loro diritti, della loro forza sindacale e politica e lottare per un nuovo modo di percepire e di interpretare l’economia e il mondo del lavoro.

Il degrado del mercato del lavoro ticinese, corroso sempre più profondamente, ha trascinato anche il rispetto per le donne in gravidanza e per le neomamme a livelli minimi. Secondo il principio che tutto ciò che non è strettamente regolato dalla legge può essere tranquillamente dimenticato, sempre più datori di lavoro cercano di mettere le donne al rientro dalla maternità in condizione di andarsene.
In molte aziende si giudica ancora il contributo di una lavoratrice sulla sua completa dedizione alla causa aziendale e la totale assenza di impegni extralavorativi, soprattutto per i figli.

Anche quest’anno OCST donna-lavoro vuole cogliere l’occasione della festa della donna per creare un momento di riflessione e sottolineare come la donna sia ancora oggi discriminata a livello lavorativo.
La Costituzione federale e la legge federale sulla parità dei sessi sanciscono il principio della parità salariale, secondo cui un lavoro di ugual valore deve essere retribuito con un salario uguale per entrambi i sessi. Nonostante la semplicità di questo principio, la sua attuazione pratica non è purtroppo altrettanto semplice ed il principio esiste di fatto solo sulla carta. In Svizzera le donne guadagnano in media il 20 per cento in meno rispetto agli uomini. Le donne in posizioni direttive guadagnano addirittura il 30 per cento in meno.

Mercoledì 22 ottobre il Consiglio federale, dopo aver discusso su come procedere per contrastare la discriminazione salariale, ha deciso di imporre per legge ai datori di lavoro di svolgere periodicamente un’analisi dei salari, supervisionata da terzi. Il DFGP, in collaborazione con il DFI e il DEFR, allestirà entro metà 2015 un pertinente progetto da porre in consultazione.

Lo scorso 5 novembre 2012 avevamo presentato (Ghisolfi, Kandemir Bordoli e Garobbio), una mozione che chiedeva di verificare la parità salariale all’interno dell’Amministrazione cantonale. Questo attraverso uno strumento messo gratuitamente a disposizione dalla Confederazione, denominato «Logib» (www.logib.ch - Test per controllare autonomamente la parità salariale nell’impresa).

Travail.Suisse, l’organizzazione indipendente dei lavoratori, approva il principio che impone al datore di lavoro il pagamento delle pause per l’allattamento durante il tempo di lavoro, una lacuna del diritto denunciata da anni.