Il prossimo 28 febbraio 2016, le cittadine ed i cittadini del Cantone Ticino avranno la possibilità di “dire la loro” sul contenuto di una nuova Legge sulla apertura dei negozi.

Il Parlamento cantonale, dopo otto anni di intense discussioni, ha infatti trovato il giusto equilibrio tra gli interessi di chi vende, di chi acquista e di chi lavora: una nuova Legge che entrerà in vigore solo quando sarà adottato un Contratto collettivo di lavoro (CCL).

L’impalcatura della Legge oggetto di referendum pretende infatti di adeguare ai nostri tempi un assetto giuridico datato (un’estensione serale di 30 minuti e un prolungamento sino alle 18.30 al sabato, un quadro giuridico più chiaro sulla concessione di deroghe che garantisce equità di trattamento attraverso la costituzione di una commissione consultiva) e, parallelamente, ne subordina l’entrata in vigore all’adozione di un CCL settoriale valido per tutto il territorio cantonale.

L’OCST si colloca sulla linea tracciata dal Parlamento cantonale dando, con coerenza, il giusto peso alla dinamica fondamentale innescata dalla struttura della nuova Legge: l’emendamento contrattuale presentato dai deputati OCST apre infatti un varco alla creazione di un maturo e responsabile partenariato sociale.

Il personale di vendita si confronta ogni giorno con inaccettabili condizioni quadro: il dumping salariale (da tre anni, è in vigore un Contratto normale di lavoro per i negozi con meno di 10 addetti, a comprova della strisciante e  perdurante esistenza della pressione sui salari),  la frammentazione dei tempi di lavoro (flessibilità e lavoro su chiamata) così come la forte presenza di contratti individuali a tempo parziale. Una presenza di elementi dagli effetti devastanti per il settore, sinonimo evidente di precariato, che può essere circoscritta solo con un CCL vincolante su tutto il territorio ticinese e controllato da una commissione paritetica cantonale.

L’OCST ha deciso di investire la propria azione politico-sindacale a favore della nuova Legge vincolata ad un CCL di settore.

L’OCST pretende ora da parte della FederCommercio, ma in particolare dalla Disti, una chiara assunzione di responsabilità sul tema oggetto di votazione. Se affermasse di sostenere la nuova Legge con il retro-pensiero di annullare poi il legame con il CCL utilizzando le vie legali o impedendone la stipulazione, mancherebbe di rispetto al personale di vendita, al Parlamento cantonale e a chi si recherà al voto il prossimo 28 febbraio 2016.

L’OCST chiede quindi che la FederCommercio esca finalmente allo scoperto dicendo con chiarezza quali sono i suoi intendimenti: il fallimento o la riuscita della soluzione elaborata dal Parlamento cantonale è interamente nelle sue mani.