Il precariato e l’esasperata frammentazione dei tempi di lavoro che hanno caratterizzato in questi ultimi anni un importante settore economico come quello della vendita (oltre 12'000 addetti), non poteva più rimandare nel tempo la concertazione di una solida piattaforma contrattuale.

Nel nostro Cantone dal 2013 è infatti in vigore un Contratto normale di lavoro per i negozi con meno di dieci collaboratori (5'800 lavoratrici e lavoratori): la Commissione tripartita continua a verificare ripetuti e gravi casi di dumping salariale. Il CCL sottoscritto oggi costituisce un primo concreto tassello per creare un partenariato sociale serio e costruttivo che faccia a sua volta uscire il settore da una ventennale incapacità di dialogo e di costante contrapposizione.

I salari minimi contrattuali non traducono in modo soddisfacente i bisogni del personale di vendita. Solo la grande distribuzione è in grado di offrire dei salari minimi di 4'000 CHF per 13 mensilità. La situazione contingente rende però impraticabile l’effettivo rispetto di questi salari per i piccoli negozi. Si è trattato quindi di tutelare in particolare i diritti e le condizioni di lavoro della fascia più a rischio.

La parola passa quindi alla neo costituita comunità contrattuale che dovrà nei prossimi mesi costituire una Commissione paritetica cantonale ed avviare la pratica di obbligatorietà cantonale al contratto. Solo allora si determinerà l’entrata in vigore della nuova Legge sulle aperture dei negozi voluta dal Parlamento ticinese e approvata dal popolo con voto referendario.

OCST, che ha di fatto provocato questa dinamica di concertazione atipica con l’emendamento presentato dai deputati OCST, saluta con soddisfazione il raggiungimento di questo iniziale traguardo. La firma di oggi rappresenta dunque un primo e decisivo passo nella giusta direzione.