La direzione della catena di abbigliamento Blackout ha comunicato venerdì 12 febbraio di aver avviato la procedura di moratoria concordataria «per reagire ai problemi di liquidità». Il 2015 si era infatti chiuso con perdite milionarie dovute, secondo l’azienda, alla forza del franco.
I 400 dipendenti, distribuiti in 92 punti vendita su territorio nazionale sono stati informati il giorno stesso della decisione.

L’autorizzazione decisa dal Consiglio di Stato (CdS) che permette l’apertura straordinaria del 27 dicembre era stata motivata semplicemente con la necessità di permettere alla popolazione di riapprovigionarsi dopo due giorni consecutivi di chiusura (25-26 dicembre).

Nel dibattito che ci avvicina alla votazione sul referendum della Legge cantonale sugli orari di apertura nei negozi, ognuno la racconta a modo suo. Una cosa è certa: nei prossimi anni, piaccia o meno, l’intero pacchetto (fatto di Leggi federali e cantonali) sarà riveduto e modificato. Proprio perché si deve trovare il giusto equilibrio tra le necessità del personale di vendita ed i bisogni economici-commerciali dei negozi, sarebbe opportuno concertare soluzioni senza cristallizzare le reciproche posizioni.

Lunedì 23 marzo il Gran Consiglio ha votato la Legge che regola gli orari di apertura dei negozi, ampliandoli.
Il dibattito per la stesura del testo approvato, che dura da molti anni, ruotava attorno al nodo dell’introduzione di un Contratto collettivo vincolante per il settore: per l’OCST non è mai stato pensabile accettare un ampliamento dell’orario senza introdurre le necessarie misure di protezione dei lavoratori.