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2017

Il Lavoro n. 1 del 26 gennaio 2017
Il Lavoro n. 2 del 9 febbraio 2017
Il Lavoro n. 3 del 23 febbraio 2017

Prima pagina

Venerdì 22 gennaio si è svolto presso il Liceo Diocesano di Lugano un incontro di approfondimento sull’enciclica Caritas in veritate, organizzato nell’ambito delle iniziative di formazione per i collaboratori dell’OCST, ed aperto a tutti gli interessati.

Ospite di questo incontro è stato Gianmaria Martini, professore di Economia politica presso l’Università della Svizzera italiana e l’Università degli studi di Bergamo.

 

L’uomo secondo le scienze economiche: un lupo che lotta con altri lupi

Ciò che stupisce un economista nel leggere l’enciclica Caritas in veritate, ha esordito il professor Martini, è la descrizione dell’uomo che ne emerge, una visione rivoluzionaria che ha delle fortissime implicazioni economiche e sociali.

Uno dei padri dell’economia moderna, Adam Smith, nel suo celeberrimo libro «La ricchezza delle nazioni» scriveva: «Non é dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che noi possiamo sperare di ottenere il nostro pranzo, ma dalla loro considerazione del proprio interesse. Noi ci rivolgiamo non alla loro umanità, ma al loro interesse, e non parliamo mai dei nostri bisogni ma dei loro vantaggi».

Provo a dire qualcosa su questo impegnativo tema, da semplice militante sindacale e storico che non si sente certo al «di sopra» della mischia.

La prima convenzione collettiva implicante la pace del lavoro è stata firmata nel 1937 tra sindacati e associazioni padronali dell’industria metallurgica. Nel dopoguerra i contratti con questa clausola si sono generalizzati e quindi la pace sociale, insieme ad altri elementi, ha costituito la base di quel patto sociale tipicamente svizzero basato sulla ricerca del dialogo, della trattativa e del compromesso che ha permesso alla nostra nazione di operare un forte sviluppo dell’economia, grazie anche all’aiuto fondamentale dei lavoratori immigrati.

L’enciclica «Caritas in veritate» propone alcuni criteri per rendere il lavoro più a misura d’uomo: uno di questi è il grado di partecipazione.


In occasione del Seminario nazionale dell’Associazione Culturale «Ettore Calvi», che si è tenuto il 16 e il 17 ottobre scorso a Riccione a cui ha partecipato anche una delegazione dell’OCST, sono intervenuti personalità attive in ambiti diversi, imprenditoriali, universitari e rappresentanti delle associazioni padronali e sindacali per verificare i criteri di un impegno nel mondo del lavoro a partire dalle indicazioni proposte nell’enciclica «Caritas in veritate», recentemente pubblicata.

Il tema dominante di tutti gli interventi è stato la possibilità di vivere il lavoro come compimento del bisogno di esprimersi dentro la realtà e come fonte di soddisfazione, piuttosto che come una condanna.

 

La Caritas in veritate prende sul serio le difficoltà reali che i sindacati affrontano in una società segnata dal liberalismo galoppante che individualizza e de-solidarizza sempre di più i rapporti di lavoro tramite le nuove esigenze di mobilità e di deregolamentazione che hanno prodotto per il lavoratore un’«incertezza endemica» (CV 25).

Inoltre, la globalizzazione con le sue nuove dinamiche di delocalizzazione, competizione radicalizzata tra gli Stati e deregolamentazione nel mondo del lavoro recano serie difficoltà ai sindacati. In questa chiave, la crisi attuale ci rende consapevoli che la globalizzazione, tematizzata per la prima volta dalla Populorum progressio, ormai ha prodotto una nuova «questione sociale».

Approfondire insieme la nuova enciclica "Caritas in veritate" e rivisitare il nostro modo di essere sindacato, è per noi la via per iniziare.


Le risposte che l’enciclica di Benedetto XVI dà ad alcuni problemi dell’economia e della vita sociale costituiscono delle vere e proprie sfide. Provocano, infatti, ad un cambiamento di mentalità e indicano una concezione dell’uomo, che il Papa propone «a tutti gli uomini di buona volontà», come cita il frontespizio della lettera enciclica.

Come rilevava il collega Andrea Fontana nell’articolo che abbiamo pubblicato nello scorso numero (Il Lavoro n.14 del 17 settembre 2009, p. 12), la sfida può essere raccolta da uomini aperti alla ricerca della verità di se stessi e del mondo, che sentono la forza attrattiva di una vita di fraternità e vissuta con un significato che dia sostanza alle cose.