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2017

No image Il Lavoro n. 1 del 26 gennaio 2017
Il Lavoro n. 2 del 9 febbraio 2017 Il Lavoro n. 3 del 23 febbraio 2017
Il Lavoro n. 4 del 16 marzo 2017 Il Lavoro n. 5 del 30 marzo 2017
Il Lavoro n. 6 del 13 aprile 2017 Il Lavoro n. 7 del 4 maggio 2017
Il Lavoro n. 8 del 18 maggio 2017 Il Lavoro n. 9 del 1. giugno 2017
Il Lavoro n. 10 del 22 giugno 2017 Il Lavoro n. 11 del 13 luglio 2017

Prima pagina

Saldando obiettivi di salvaguardia dell’economia e dell’occupazione, il governo cantonale ha presentato negli scorsi giorni due pacchetti di misure straordinarie: l’uno a sostegno delle imprese, confrontate alle difficoltà derivanti dalla sopravvalutazione del franco svizzero, e l’altro in favore dell’inserimento professionale dei disoccupati costretti a fare capo all’assistenza sociale.

dettorreIl Gran Consiglio ha accettato una parziale revisione della LORD, quella relativa agli articoli 8 cpv. 2 e 14 cpv. 1, che fornisce all’autorità di nomina le basi legali per stabilire ulteriori criteri da inserire nella pubblicazione del bando di concorso relative all’assunzione di docenti delle scuole cantonali e comunali.

L’enciclica «Caritas in veritate» si ri­volge esplicitamente ai sindacati, incoraggiandoli ad affrontare le sfi­de della società attuale. Senz’altro gli eventi a Roma il 15 ottobre, in occasione della «giornata internazionale dell’indignazione», costituisco­no un’occasione allarmante per un sindacato di porsi determinati interrogativi. Innanzitutto, bisogna chiedersi se le spiegazioni dei gran­di partiti, sia di destra che di sinistra, colgano veramente il problema: il gruppo dei ca. 1.000 «black bloc» sarebbero semplici «criminali» che non c’entrerebbero con la stragrande maggio­ranza di alcuni centinaia di migliaia di manife­stanti pacifici. Questo è indubbiamente vero. Ma in questo modo, si interpreta la manifesta­zione degli «indignati» come un evento «nor­malissimo», «previsto» da una democrazia che garantisce la «libertà d’opinione».


 

cyberdipendenza_ocstI partecipanti alla serata «Cyberdipendenza, stacca la spina!», che si è tenuta mercoledì 26 ottobre 2011 al Centro scolastico Canavee di Mendrisio, avranno tirato un sospiro di sollievo.

 Nell’enciclica Laborem exercens (LE) Giovanni Paolo II spiega che la dignità del lavoro non sta tanto in ciò che produce o nella scelta del posto di lavoro, ma piuttosto nell’essere una dimensione importante per l’autorealizzazione dell’uomo. Anzi, il Papa ribadisce più volte che tramite il lavoro si «diventa più uomo» (LE 9). Rileggendo queste frasi e riflettendoci oggi, nel 30° della loro pubblicazione, ci sentiamo un po’ a disagio: è senz’altro vero che cerchiamo tutti di autorealizzarci nel nostro lavoro, ma chi direbbe che il lavoro costituisce un luogo per «diventare più uomo»? Anzi, può essere questa una richiesta adeguata per il mondo del lavoro oggi? E, infine, il grado della realizzazione di sé e della propria umanità dipende allora dal tipo di lavoro che si trova?