Due snodi cruciali per un Ticino che guarda al futuro... Due snodi decisivi

Il 2016 propone due snodi cruciali, dai quali dipende l’intensità e la qualità delle relazioni del Ticino verso l’esterno così come la sua stessa direzione di sviluppo.

Entro fine anno aprirà i battenti la nuova traversale ferroviaria attraverso le alpi. Benché sarà completa solo tra qualche anno con il traforo del Monte Ceneri, contribuirà da subito a ridurre notevolmente i tempi di percorrenza verso Nord. Inciderà di conseguenza sugli scambi in quella direzione ma non solo: non mancherà di influire sulla configurazione e sul ruolo stesso del nostro Cantone, la cui posizione sull’asse nord-sud acquisirà un rilievo ancor più strategico. Ne guadagnerà anche in attrattività per gli insediamenti di carattere economico, accrescendo le possibilità di sviluppo.

Nel corso del 2016 entreranno poi nel vivo le trattative con l’UE attraverso le quali la Svizzera mira a preservare gli Accordi bilaterali garantendo nel contempo un governo più efficace dell’immigrazione. Quale regione di gran lunga più esposta alle ricadute della libera circolazione, il Ticino ne è toccato in misura particolarmente diretta. L’esito del negoziato eserciterà un impatto sia sull’economia, che ha interesse a salvaguardare la via bilaterale, sia sul mercato del lavoro, che necessita al contrario di maggiori tutele contro gli effetti indesiderati della libera circolazione.

Questi due snodi conferiscono enfasi a due temi decisivi e peraltro interdipendenti: lo sviluppo del Cantone e la regolazione del mercato del lavoro. Incitano a ridisegnare il ruolo del Ticino nel Paese e nelle relazioni esterne come pure a tratteggiare una rinnovata linea di crescita, inscindibile da un mercato del lavoro più equilibrato.

1. Si torni a parlare di sviluppo

I due snodi evidenziati nell’introduzione (nuova trasversale alpina e politica dell’immigrazione in relazione agli accordi bilaterali)  si intrecciano inevitabilmente con il tema dello sviluppo futuro del Cantone. Inducono conseguentemente a ridare smalto al dibattito sugli obiettivi e sulla traiettoria di crescita del Ticino.

L’auspicabile confronto attorno allo sviluppo del Cantone incontra del resto un humus favorevole. Può in primo luogo agganciarsi e trarre linfa da alcuni stimolanti rapporti che hanno fatto capolino negli scorsi mesi. Un documento del BAK sui settori economici ticinesi, lo studio dell’IRE “Ticino futuro” e il rapporto del Prof. Baranzini “Oltre metà guado” propongono spunti di riflessione particolarmente apprezzabili.

Il recente varo della nuova legge sull’innovazione, sulla quale si innestano formule di promozione economica e organismi di sostegno alle imprese, concorre parimenti a convogliare l’attenzione verso la questione dello sviluppo.

2. Un’apertura protetta e attenta al territorio

Il Ticino occupa non solo una posizione periferica rispetto ai principali poli del Paese ma è pure compresso tra un confine nazionale a sud e una barriera geografico/linguistica a nord. La sua dimensione minuta lo espone inoltre ad una relazione sbilanciata con la vicina Lombardia, il cui peso economico ed occupazionale è nettamente sovrastante. In questo contesto, una traiettoria di sviluppo è difficilmente scindibile da alcune condizioni preliminari quali segnatamente:

apertura verso l’esterno

In una realtà sempre più interdipendente e innestata su fitte connessioni che oltrepassano ampiamente i confini delle singole regioni e degli stessi Stati, lo sviluppo è inscindibile da un crescente grado di apertura verso l’esterno. Per i motivi sopra descritti il Ticino è ancora più dipendente dalle relazioni con l’esterno. Il nostro Cantone non può cioè prefigurare il suo futuro all’infuori di strette relazioni non solo con la Confederazione ma anche con le regioni italiane limitrofe verso le quali può persino ambire a svolgere un ruolo di cerniera per conto dell’intera nazione.

tutele rafforzate

L’apertura è a sua volta inscindibile da adeguati strumenti di protezionecontro le ricadute sfavorevoli che il contesto di apertura può comportare. Per il Ticino, confinante con una regione dalle dimensioni notevolmente più imponenti e turbata da difficoltà economiche ed occupazionali, occorre in particolare tutelare l’impiego della manodopera locale così come le condizioni retributive, sulle quali gravano le pressioni generate in particolare dalla libera circolazione.

un’irrinunciabile azione corale

Per la sua dimensione e per il suo profilo, il nostro Cantone sarà vincente solo alla condizione di aggregare le sue forze principali (politiche, economiche e sociali) attorno ad obiettivi condivisi. Non sono prefigurabili prospettive di successo nell’odierno contesto competitivo se risulti carente la volontà dei protagonisti economici, politici e sociali di collaborare e di muoversi in modo coordinato.

saldatura tra economia e territorio

Uno sviluppo autentico esige che i risultati economici confluiscano in un benessere diffuso. Il consolidamento delle imprese e dell’economia deve riverberarsi sul territorio, trainandolo in una crescita della quale possa beneficiare la popolazione intera. In assenza di questo legame, le basi sulle quali poggia nel lungo termine la riuscita economica tendono a decalcificarsi.

3. Una ricuperata collaborazione

Lo sviluppo del Ticino richiede perciò una rinnovata capacità di dialogo e di  coordinamento tra le sue principali forze e componenti.

Al campo della politica, troppo a lungo appiattito - non senza esasperazioni - sulle pur fondate preoccupazioni per i risvolti della libera circolazione, si chiede di sapere guardare più intensamente  al futuro, preoccupandosi di realizzare condizioni idonee alla crescita del territorio e del benessere della popolazione. La giusta lotta contro gli scompensi della libera circolazione va inserita su questo asse, contribuendo anch’essa, grazie ad un mercato del lavoro più ordinato, allo sviluppo dell’economia e dell’occupazione. Occorre per contro sottrarre il dibattito sulla libera circolazione e in particolare sul frontalierato alla sindrome di trincea e alle finalità elettoralistiche che l’hanno sovente risucchiato.

Si dovrà anche evitare che il tema dello sviluppo sia soffocato dai condizionamenti finanziari e dall’obiettivo - pur ineludibile - di riequilibrio dei conti dello Stato.

Al campo dell’economia si chiede di ricuperare la consapevolezza che un mercato del lavoro ben regolato contribuisce in misura decisiva alla crescita. Consente una concorrenza più corretta tra le imprese e risultati aziendali che non poggiano sullo sfruttamento del lavoro ma su una ricerca di competitività che mette in gioco anche la motivazione e le competenze del personale. Occorre perciò investire su una regolazione più diffusa del mercato del lavoro attraverso i contratti collettivi di lavoro, sui quali innestare una collaborazione tra le parti sociali che si faccia carico anche di nuovi e più ampi obiettivi (inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, formazione continua, conciliazione lavoro-famiglia, innovazione…).

Al campo della formazione e della ricerca, che ha fatto un imponente passo innanzi consentendo al Ticino di ricuperare terreno rispetto a regioni di lunga tradizione universitaria, si chiede di contribuire al successo del territorio sostenendone gli obiettivi di sviluppo attraverso una stretta collaborazione con i suoi soggetti. Questo apporto è particolarmente tangibile nel campo delle analisi sulla situazione dell’economia e del mercato del lavoro come pure sul fronte del sostegno all’innovazione.

Da questo profilo, la costituzione di un tavolo di lavoro tra queste forze promossa dal DFE costituisce un segnale particolarmente valido. Manifesta la volontà di fare dialogare e interagire attorno al tema dello sviluppo le principali componenti che vi sono coinvolte e vi contribuiscono. E’ una direzione di marcia promettente.

4. Tra snodi e nodi

Una rinnovata e rinsaldata capacità delle principali forze del Cantone di collaborare e di puntare ad obiettivi di sviluppo non potrà ignorare, in entrata, alcuni nodi di particolare consistenza che lo condizionano.

Uno sguardo molto sommario e solo esemplificativo ai principali settori dell’economia cantonale  mette in rilievo aspetti quali segnatamente:

industria

In risposta all’apprezzamento del franco, numerose imprese hanno adottato misure di contenimento dei costi del personale. La prosperità sul lungo termine dell’industria non può certo essere ancorata a tagli di condizioni lavorative sovente già modeste. La competitività esige ben altre capacità strategiche.

edilizia

La competizione interna, sulla quale ha pesato anche l’arrivo di non poche imprese dall’estero con una cultura imprenditoriale diversa, ha provocato un tonfo etico nei comportamenti e nelle condotte delle imprese. Occorre ricuperare regole di correttezza che ristabiliscano una concorrenza sana all’interno del  settore.

artigianato dell’edilizia

Soprattutto in relazione al lavoro distaccato, che viene deplorato ma nel contempo utilizzato da non poche aziende locali per guadagnare competitività, emerge una carente visione di lungo termine che salvaguardi le competenze e le professionalità locali.

settore bancario

Oltre alle sfide aperte dal superamento del segreto bancario, è auspicabile una maggiore attenzione del settore alle attività imprenditoriali locali, sostenendone lo sviluppo e la capacità innovativa.

servizi

Il settore è frammentato e spesso incapace di dare forma a corpi aggregativi che conferiscano ordine e promuovano gli interessi comuni delle imprese. L’insediamento di numerose aziende dall’estero, che mirano sovente ad abbinare i vantaggi di operare in Svizzera con il mantenimento di parametri retributivi esteri, è fonte di scollamento rispetto ai bisogni e agli interessi del territorio.

commercio

Il settore soffre tuttora di eccessive fratture interne tra i vari comparti e della difficoltà a dare corpo ad una politica collettiva che sia espressione della volontà comune delle aziende di promuovere il commercio.

turismo

I costi eccessivi della ristorazione e dei pernottamenti, la qualità dell’accoglienza rimangono punti chiave dell’attrattività del turismo, che può tuttavia trarre vantaggio dalla più celere accessibilità per il tramite della nuova trasversale alpina come pure per le offerte culturali e di svago che le nuove iniziative o i potenziamenti in atto offrono (LAC, Casa del cinema …).

5. Libera circolazione: ben oltre la clausola di salvaguardia

Il secondo snodo cruciale messo in rilievo in apertura è quello delle trattative sulla libera circolazione, dal quale dipende anche il futuro degli Accordi bilaterali (dei quali la libera circolazione è un anello inscindibile).

Abbinare una preservata apertura verso l’esterno tramite la salvaguardia della via bilaterale  con una più efficace protezione dei lavoratori è la posta in gioco cruciale delle trattative in corso con l’UE. Questo esercizio è tuttavia arduo tanto da essere stato assimilato alla quadratura del cerchio.

Per uscire dall’impasse è stata prefigurata la possibilità di una clausola di salvaguardia che consenta di limitare l’immigrazione qualora siano comprovate condizioni di squilibrio del mercato del lavoro.

Questa direzione di marcia è forse l’unica che consentirebbe di limitare l’immigrazione salvaguardando nel contempo  gli Accordi bilaterali poiché non scardina il principio – irrinunciabile per l’UE – della libera circolazione. Ne è un fautore convinto il governo ticinese e su questa via è probabile che venga a collocarsi anche il Consiglio federale.

Pur apprezzabile, questa formula non è sufficiente per rispondere alle preoccupazioni  che hanno indotto la popolazione ad accogliere l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Il voto del 9 febbraio 2014 è visibilmente riconducibile all’inquietudine della popolazione per le pressioni che la libera circolazione esercita soprattutto sull’occupazione e sui livelli retributivi. La clausola di salvaguardia contrasterebbe solo in parte queste distorsioni.

6. Misure di accompagnamento, diritto interno e politiche settoriali

Nel campo legale, all’eventuale clausola di salvaguardia vanno perciò accostati provvedimenti di diritto interno (misure di accompagnamento ancor più rigorose e più estese tutele legali dei lavoratori).

Sono pure auspicate politiche settoriali favorevoli allo sviluppo economico e occupazionale.

Misure di accompagnamento

All’apposito gruppo di lavoro rimesso in moto a livello federale si chiede perciò di sapere potenziare le misure di accompagnamento, superando i freni delle associazioni imprenditoriali e di alcune forze politiche.  A questo proposito si ribadiscono le principali richieste già formulate dall’OCST quali segnatamente:

- Obbligatorietà dei contratti collettivi: agevolazione dei criteri quantitativi (quorum) da adempiere per potere conferire il carattere obbligatorio ai contratti collettivi;

- Contratti normali di lavoro: possibilità di introdurre contratti normali anche a titolo preventivo;

- Controlli: potenziamento del numero di ispettori finanziati dalla Confederazione soprattutto nelle regioni dove le pressioni sono più intense;

- Occupazione: provvedimenti che puntino anche a tutelare anche l’occupazione della manodopera locale (le odierne misure di accompagnamento sono orientate a combattere gli abusi salariali).

Viene inoltre riaffermata la proposta di graduare alcune delle citate misure a dipendenza del livello di esposizione dei Cantoni alle pressioni della libera circolazione.

I Cantoni dove la presenza di lavoratori frontalieri superi una quota prefissata (ad es. il 20% della popolazione attiva) dovrebbero potere accedere più agevolmente alle misure di accompagnamento o potere fare capo a misure rafforzate.

Più estese tutele legali

Le misure di accompagnamento hanno un carattere prevalentemente reattivo e transitorio. La libera circolazione esercita tuttavia anche un impatto strutturale sul mercato del lavoro, che induce ad accentuare le protezioni fornite dalla normale legislazione. Tra gli aspetti da considerare possono figurare i seguenti:

- Salari minimi: riconoscimento ai Cantoni della competenza di decretare salari minimi secondo criteri economici nei rami sprovvisti di contratti collettivi;

- Impiego: possibilità per i giovani con formazione scolastica di accedere alle misure attive nell’ambito della LADI anche durante il periodo di attesa;

- Imprese: misure di lotta contro i fallimenti a catena che celano un uso strumentale e speculativo del fallimento stesso;

- Partecipazione: facoltà per i dipendenti di un’impresa di chiedere l’adozione di un contratto collettivo qualora la maggioranza del personale lo ritenga opportuno.

Politiche settoriali

Sempre tenendo presente l’impatto strutturale della libera circolazione sul mercato del lavoro, si rendono necessari interventi di più lungo termine sul versante della promozione economica, del sostegno all’impiego e a fasce particolari (giovani in entrata nel mondo del lavoro, donne, lavoratori maturi), della formazione professionale.

7. Per una più capillare regolazione del mercato del lavoro

Alle norme legali, che tendono ad ordinare dall’alto il mercato del lavoro, deve poi potersi affiancare una regolazione che nasce dal basso attraverso l’opera delle parti sociali. Questo canale d’azione consente di considerare più dettagliatamente la diversità delle realtà professionali e istaura strumenti di intervento rispondenti ai bisogni e alle caratteristiche delle singole aree del mercato del lavoro.

Questa cruciale regolazione soffre tuttavia di carenze vistose. Il mercato del lavoro esibisce  rilevanti vuoti. Nei rami di più recente sviluppo  e soprattutto nel settore terziario, i canali di dialogo e di collaborazione tra le parti sociali sono particolarmente frammentari. Viene perciò a mancare una rete protettiva del lavoro, che possa ostacolare la diffusione di pratiche abusive.

Sul padronato, che è colpevole di una lacunosa azione di diffusione dei contratti collettivi, ricade perciò una profonda responsabilità, senza la cui assunzione si accentuano del resto le resistenze della popolazione all’indirizzo delle forme di apertura invocate dall’economia e dalle imprese. 

Uno sguardo pur sommario alla realtà cantonale induce a sollecitare le associazioni padronali ad una azione programmata di diffusione dei contratti collettivi. Tra gli obiettivi primari di regolazione dovrebbero figurare segnatamente i seguenti:

- nell’industria: l’industria farmaceutica, l’industria degli orologi, l’industria degli apparecchi elettrici e elettronici

- nel terziario: la vendita, le fiduciarie, le aziende che offrono servizi informatici, le società che commerciano materie prime.

8. Una immutata attenzione ai “fondamentali” del lavoro

Sia dal versante legale (misure di accompagnamento, misure di diritto interno), sia da quello contrattuale si deve continuare a guardare con incisiva attenzione ai “fondamentali” del mercato del lavoro e ai fattori di distorsione che vi gravano. In particolare:

Occupazione / Disoccupazione

L’evoluzione più recente dell’occupazione lascia trasparire qualche indizio interessante. Da un lato si è registrata per la prima volta da numerosi anni una crescita dell’occupazione con il contemporaneo stallo della manodopera frontaliera. Dall’altro il tasso di disoccupazione (dati SECO) si è avvicinato alla media svizzera. E’ perciò indispensabile sondare questi aspetti per verificarne l’effettiva fondatezza e, se tale fosse il caso, per amplificarne il più possibile la portata in modo da ridurre la disoccupazione.

Si tratta in ogni caso di investire in una politica attiva dell’impiego che non si esaurisca nel sostegno ai disoccupati e al collocamento ma contempli anche altri campi di attenzione (ad esempio: precarietà, conciliazione lavoro-famiglia, sostegni particolari alle fasce meno favorite…). Si è già avuto modo di auspicare la creazione di un’unità all’interno del DFE che ne abbia la responsabilità (Divisione dell’economia e dell’impiego? Divisione dell’impiego distinta da quella dell’economia? Sezione del lavoro alla quale attribuire anche il campo della politica dell’impiego nel suo complesso?).

Livelli salariali

I più recenti dati statistici sono particolarmente inquietanti. Il Ticino, tradizionalmente in ritardo rispetto alle medie retributive svizzere, sta ulteriormente perdendo terreno. Tra il 2008 e il 2012 il divario tra il salario mediano cantonale e quello nazionale (entrambi leggermente cresciuti) si è dilatato passando dal 14,7% al 16,8%. In talune fasce (quella dei salari più bassi), categorie di lavoratori (frontalieri) e comparti professionali (anche qualificati) si è persino assistito ad un arretramento in termini assoluti dei livelli salariali. Negli ultimi anni la situazione potrebbe persino essersi aggravata.

Questa evoluzione è inaccettabile e oltremodo pericolosa poiché rende difficilmente accessibili per la manodopera locale determinate aree lavorative e comporta inoltre crescenti difficoltà di reddito per non poche famiglie. Si assiste del resto ad una accentuata divaricazione tra le entrate salariali e il costo della vita, influenzato in particolare da oneri per l’assicurazione malattia e affitti in inarrestabile ascesa.

9. Fare tessuto - Conclusione

Lo sviluppo del Cantone è tributario di due condizioni preliminari altrettanto indispensabili: un mercato del lavoro ordinato e una solida unità di intenti tra le forze del Paese.

Occorre perciò dare forma ad un modello di strutturata collaborazione tra le parti sociali.  Sulle associazioni padronali e sulle organizzazioni sindacali ricade la responsabilità di incanalare e regolare il mercato del lavoro attraverso formule e soluzioni contrattate. Assumendo pienamente questo ruolo contribuiscono d’altronde a rivitalizzare lo spazio intermedio tra gli individui e lo Stato, arricchendo il tessuto sociale.

Allo Stato incombe il compito di forgiare più efficaci strumenti legali a protezione del lavoro e mettere in atto politiche che agevolino lo sviluppo nel suo complesso. Nel farlo, è sollecitato a coinvolgere le parti sociali e a sostenerle attivamente affinché assumano un rinvigorito ruolo di regolazione del mercato del lavoro.

Quale forza sociale rappresentativa, l’OCST, guardando agli impegni che l’attendono nel 2016, intende fornire il suo apporto ad un’azione coordinata che punti a estirpare le odierne distorsioni del mercato del lavoro, garantendo in tal modo le condizioni più propizie per uno sviluppo sul quale investire rinnovate energie ed azioni  che contribuiscano ad un incremento di benessere della popolazione.

 

OCST - Segretariato cantonale - M. Robbiani