Libera circolazione: non solo clausola di salvaguardia... Che il modello ticinese contagi anche le misure di accompagnamentoChe il modello ticinese contagi anche le misure di accompagnamento

Un’impronta federalista

Il modello di clausola di salvaguardia elaborato dal Prof. Ambühl su mandato del Consiglio di Stato ha suscitato un fondato interesse anche in ambito federale.

Potrebbe offrire al Parlamento una possibile via d’uscita per rendere almeno parzialmente compatibile il voto del 9 febbraio 2014 (con il quale è stata accolta l’iniziativa contro l’immigrazione di massa) con gli Accordi bilaterali e in particolare la libera circolazione.

Il modello ticinese presenta il pregio di avere un’impronta particolarmente decentrata e federalista. Le misure di limitazione dell’immigrazione (clausola di salvaguardia) scatterebbero cioè solo nelle aree professionali o geografiche dove si dovessero rilevare situazioni di comprovata distorsione. Vi si potrebbe cioè fare capo laddove sussistano pressioni rilevanti sull’occupazione e sui salari malgrado l’attuazione delle misure di accompagnamento.

L’interesse per questa formula, che è stata pensata con riferimento al frontalierato ma che può essere agevolmente estesa all’immigrazione nel suo complesso, ha già fatto prospettare la sua presentazione, da parte del Consiglio di Stato e del Prof. Ambühl, alla Commissione del Consiglio nazionale che affronterà da aprile questo dossier.

Un indirizzo valido anche per le misure di accompagnamento

Per l’OCST, l’interesse per un modello federalista non dovrebbe tuttavia limitarsi alla clausola di salvaguardia. Siccome le misure di accompagnamento e la clausola di salvaguardia sono collegate, applicandosi in successione a dipendenza della gravità della situazione, si giustifica una logica federalista anche per le misure di accompagnamento. Non si vede perché le regioni o le professioni che soffrono più acute ricadute della libera circolazione non possano accedere in modo agevolato alle misure di accompagnamento o non possano usufruire di provvedimenti più accentuati.

Questa impostazione, già proposta in Consiglio nazionale (interpellanza M. Robbiani 11.3949) e più volte auspicata dall’OCST, è in sintonia con la logica che sorregge la proposta ticinese di clausola di salvaguardia. Per il Consiglio di Stato e per la Deputazione ticinese può perciò presentarsi l’occasione di attirare l’attenzione anche su questa linea di potenziamento delle misure di accompagnamento.

Una sollecitazione a CdS e DTI

L’OCST sollecita perciò il governo cantonale e i parlamentari ticinesi a Berna di considerare e sostenere un modello federalista anche per queste ultime. E’ un orientamento che, da un lato, considera la diversità delle ricadute della libera circolazione sulle varie regioni del Paese e, dall’altro, potrebbe anche attenuare le incomprensibili resistenze opposte da alcuni partiti politici (in primo luogo UDC e PLR) e dal padronato svizzero al rafforzamento delle misure di accompagnamento. Queste forze faticano tuttora a capire - chi per strumentale contrapposizione all’UE, chi per ottusa e contradditoria volontà di potere - che alle preoccupazioni espresse dal popolo il 9 febbraio 2014 occorre sì rispondere negoziando un adattamento dell’accordo sulla libera circolazione ma soprattutto rafforzando le norme di diritto interno a protezione del lavoro e dei lavoratori.

 

OCST Segretariato cantonale