I ticinesi dovranno decidere il prossimo 25 settembre se vogliono potenziare la lotta contro il dumping salariale e, in caso affermativo, con quali strumenti. Si tratterà in effetti di decidere se accogliere l’iniziativa popolare promossa dall’MPS o il controprogetto elaborato dal Gran Consiglio.

Sono stato il promotore di questo controprogetto e ritengo quindi opportuno spiegare perché ho formulato una proposta alternativa a quanto chiede l’iniziativa popolare. Alla base di tutto c’è principalmente la volontà di contrastare con maggior forza il fenomeno del dumping. Mi ero reso conto,  alla luce delle discussioni in commissione della gestione, che l’iniziativa aveva il destino segnato nel plenum del Gran Consiglio e, con molte probabilità, lo stesso destino si prospettava a livello di votazione popolare. C’era quindi il rischio di perdere un’occasione per dotarci di ulteriori strumenti nella lotta al dumping in un momento in cui tutte le forze politiche, dato che eravamo alla vigilia delle elezioni cantonali, ritenevano importante lottare contro questo fenomeno. Oltre a ciò non ritengo che le proposte dell’iniziativa popolare siano efficaci per combattere un fenomeno che, giorno dopo giorno, sta mutando nelle sue varie forme di abuso e sfruttamento della manodopera. Le nuove frontiere del dumping sono in effetti quelle dei contratti di lavoro fasulli, che prevedono dei salari e dei gradi di occupazione che poi non vengono rispettati, dei fenomeni di caporalato, delle ditte bucalettere che nascono e spariscono in poco tempo, e molto altro ancora. In definitiva la sete di facili e immediati guadagni alimenta la fantasia di delinquenti pseudo imprenditori, provenienti da oltre confine ma anche residenti in Ticino, che arrivano a livelli di vero e proprio sfruttamento dello stato di bisogno di molti lavoratori.  Per combattere questo fenomeno in continua mutazione non c’è altra via se non quella di una messa in rete e di una stretta collaborazione tra tutti gli attori che sono direttamente coinvolti sui posti di lavoro; dai lavoratori stessi agli imprenditori onesti, dai sindacati agli organi preposti al controllo. I lavoratori hanno il diritto di percepire il giusto salario per il lavoro che prestano; i datori di lavoro devono poter operare in un mercato sano senza distorsioni della concorrenza legate al dumping salariale. Il controprogetto all’iniziativa dell’MPS vuole quindi rafforzare questo tipo di controllo tramite un potenziamento delle commissioni paritetiche che già svolgono un lavoro di controllo del rispetto dei rispettivi contratti collettivi di lavoro, oltre ad eseguire controlli nell’ambito dei lavoratori distaccati e delle agenzie di collocamento; compiti questi ultimi assegnati dalle rispettive leggi federali. Un potenziamento quindi del controllo sul terreno che porterà ad avere un ispettore ogni 5000 posti di lavoro. Obiettivo pure previsto dall’iniziativa popolare. La differenza sostanziale quindi tra l’iniziativa e il controprogetto è il fatto che l’iniziativa chiede l’istituzione di una statistica annuale sui contratti di lavoro stipulatati in Ticino che, oltre ad essere molto onerosa, non potrà far emergere le situazioni di abuso che ho esposto in precedenza, anche perché tutti i dati dovranno essere anonimizzati. Chi già oggi stipula dei contratti di lavoro fasulli non avrà nessuna difficoltà a trasmetterli all’ispettorato del lavoro che, evidentemente, non potrà a questo livello rilevare la presenza di abusi. Il controprogetto per contro, oltre a costare meno, vuole avere una presenza più costante e immediata sul territorio, mettendo a frutto e potenziando le conoscenze e competenze di tutti gli attori che già oggi operano quotidianamente per debellare un fenomeno che mette a repentaglio la coesione del nostro tessuto sociale. Mi auguro quindi che i ticinesi si esprimano in modo convinto a sostegno del controprogetto.

 

Gianni Guidicelli, vicesegretario cantonale