Le varie società che fanno capo al Gruppo ECSA hanno notificato quest’oggi a OCST la disdetta del CCL in vigore da 35 anni per il 31 dicembre 2016.

Evidenziamo che già nel 2012 ECSA notificò la disdetta del CCL, in seguito alla mancata adesione da parte di OCST ad una sostanziale riduzione delle retribuzioni per un’importante categoria di lavoratori.

Anche in quell’occasione ECSA intendeva introdurre al posto del CCL un Regolamento aziendale con cui teoricamente riprendere (per quanto e fino a quando non è dato a sapere) i diritti acquisiti in favore dei collaboratori, contemplati nel CCL.

E’ noto che la differenza più marcata tra un Contratto Collettivo di Lavoro e un Regolamento aziendale è data dal fatto che il Regolamento aziendale può essere modificato unilateralmente dal datore di lavoro con più facilità, mentre le modifiche del CCL devono essere discusse e ratificate e approvate dall’assemblea del personale e dal sindacato.

Ricordiamo che nella precedente occasione, grazie alla compatta solidarietà dei collaboratori, che dimostrarono la chiara volontà di non rinunciare al CCL aziendale, il sindacato si rivolse all’Ufficio Cantonale di Conciliazione a tutela delle collaboratrici e dei collaboratori.

Il risultato fu molto positivo: la disdetta venne annullata e il Contratto collettivo di lavoro prorogato.

E’ quindi dal 2012 che cova sotto la cenere l’intenzione di ECSA di disdire alla prima occasione il CCL aziendale

La cenere si è fatta incandescente nel 2015, in occasione delle dure trattative che si sono svolte per fare fronte alla crisi dell’euro.

In questi giorni ECSA ha comunicato ai Media le ragioni che stanno alla base della nuova disdetta del CCL, assolutamente non condivise dal sindacato.

Tra le varie considerazioni a sostegno, il Gruppo ECSA cita anche la nuova composizione della Commissione del Personale, dimenticando di precisare che è “stata rafforzata e ingrandita a 8 collaboratori eletti da 217 collaboratori votanti” di concerto con il sindacato OCST, che ha partecipato attivamente a tutte le fasi della consultazione elettorale.

ECSA, ancora una volta, sembra nascondere la testa sotto la sabbia, affermando sorprendentemente che un Regolamento aziendale garantirebbe più di un CCL “pari diritti e pari trattamenti“.

Si tratta di affermazioni che mistificano la realtà, considerato che il CCL rappresenta l’unico strumento che regola adeguatamente i diritti e i doveri dei collaboratori e dei datori di lavoro.

In realtà, negli ultimi mesi, l’allergia del Gruppo nei confronti dei Contratti Collettivi di Lavoro è aumentata, se si considera che ECSA Energy ha riferito nei diversi incontri con il sindacato, che intende opporsi con tutte le forze anche all’entrata in vigore del CCL Nazionale delle Stazioni di Servizio.

Preoccupa che la presa di posizione di ECSA avviene nella settimana che precede le importanti consultazioni popolari su temi fondamentali che concernono apprezzabili misure destinate ad arginare il fenomeno del dumping salariale.

Tutte le parti che condividono le posizioni sindacali sono chiamate ad intervenire per evitare situazioni come quella in esame.

Una cosa è certa: non è rinunciando ai CCL ed introducendo Regolamenti aziendali che si fronteggiano gli abusi.

Certe decisioni, oltre a compromettere la posizione dei lavoratori, intaccano anche le regole di un fruttuoso funzionamento dell’economia e di una leale concorrenza tra le imprese.

Il Gruppo ECSA da 35 anni costituisce una valida alleata nella battaglia a salvaguardia sia di un mercato del lavoro equilibrato, sia di un contesto economico ordinato e favorevole a chi opera con correttezza e senso di responsabilità sociale, fintanto che ha mantenuto il CCL, testimoniando con i fatti che il partenariato sociale è alla base di una sana realtà sociale e lavorativa.

E’ un vero peccato che la ferita del 2012 non si sia rimarginata per la proprietà ECSA e che oggi continui a sanguinare.

OCST è preoccupata soprattutto per il personale, il quale, a lungo termine, potrebbe subire gravi ripercussioni, se la scellerata decisione di rinunciare al CCL diventasse definitiva.

I lavoratori di ECSA SA sono consapevoli che, come nel 2012, hanno diritto di avvalersi di tutti gli strumenti che la legge consente per difendere il CCL, in particolare, chiedendo l’intervento dell’Ufficio Cantonale di conciliazione.

Per questo prossimamente sono previsti diversi incontri e consultazioni di carattere sindacale.

Sorgono dubbi riguardo l’effettiva percezione da parte di ECSA dell’odierna fisionomia del mercato del lavoro, delle sue sfaccettature e sulla consapevolezza degli strumenti più appropriati, in primo luogo il CCL, per porre un argine ai pericoli e alle derive in atto nel mercato del lavoro.

La decisione di ECSA dimostra che ha prevalso la volontà di affermare “il padrone sono io e voglio dimostrare a tutti che comando io”. Quattro anni fa i fatti hanno dato torto al Gruppo  e questa volta verosimilmente sarà lo stesso.

Per questo invitiamo la proprietà a ritornare sulla strada del buonsenso e del rispetto nei confronti dei lavoratori.

ECSA, con la decisione odierna, non ha scaricato OCST, ma ha mostrato l’intenzione di scaricare il proprio personale.

Ciò non è accettabile.

Nonostante tutto OCST è fiduciosa e sollecita ECSA a guardare in faccia alla realtà, senza remora alcuna. E’ una condizione decisiva per costruire un’auspicabile comunanza di intendimenti.

Combattere le distorsioni è visibilmente di interesse comune.

Un’economia che lasci prosperare disfunzioni e pressioni a danno del personale, sostituendo le garanzie contenute in un CCL con un Regolamento aziendale, modificabile unilateralmente in qualsiasi momento dal datore di lavoro non è né sana, né solida e contribuisce ad intaccare la stabilità sociale.