La decisione del Consiglio nazionale di aumentare l'età di pensionamento delle donne senza un'adeguata contropartita è inaccettabile. Era infatti importante che questa riforma prevedesse un aumento dell'Avs che andasse a vantaggio di tutti gli assicurati e specialmente dei più disagiati.

Sono ancora troppe infatti le donne che ricevono un salario basso a causa delle disparità salariali e del lavoro a tempo parziale e che per questo si ritrovano in difficoltà finanziarie al momento del pensionamento. Il tasso di povertà femminile è infatti più alto e in molte non hanno una copertura Lpp.

L'unica buona notizia è che la deduzione di coordinamento della LPP verrà proporzionata al tempo di lavoro. In questo modo molte donne che ora non sono assicurate in futuro lo saranno e molte che beneficiano di una copertura minima saranno meglio assicurate. Questa misura contrasterà inoltre la pratica di alcuni datori di lavoro di limitare il tempo di lavoro ad una soglia che permetta di non superare i 21’150 fr. per non dover versare i contributi Lpp. Questa non è tuttavia una contropartita, quanto piuttosto la possibilità concessa a chi ha salari modesti, di assicurarsi a sue spese e con il contributo del datore di lavoro.

È falso inoltre che l'età di pensionamento flessibile, così concepita e senza misure di sostegno ai lavoratori con salari modesti, renda innocuo l'aumento a 65 anni. Infatti le donne al momento del pensionamento non potranno certo permettersi di rinunciare al 6,37 per cento della rendita per ogni anno anticipato.

Bisogna purtroppo constatare che le donne, che si fanno carico in maniera preponderante dei carichi familiari, per queste risorse in più che dedicano alla società ancora una volta vengono penalizzate in modo miope.

A chi dice "avete voluto la parità" rispondiamo che l'abbiamo voluta, continuiamo a volerla, ma non l'abbiamo certo ottenuta!

Chiediamo che il Consiglio degli Stati, che già in prima lettura si è dimostrato più aperto, mantenga questa sua posizione nella prossima discussione

 

OCST donna-lavoro