La Consonni Contract CH SA, ditta attiva nel commercio di mobili e articoli per l’arredamento per interni ed esterni, è al centro del più grave caso di dumping salariale verificatosi in Ticino. La segnalazione alla magistratura da parte della nostra organizzazione risale a fine luglio e ha portato all’arresto di due persone: il titolare dell’azienda e un contabile, impiegato presso una importante fiduciaria ticinese.

 Una decina invece quelle indagate a vario titolo. Arrestato a settembre, il proprietario avrebbe ammesso i fatti ed è stato da poco rilasciato dopo aver depositato una cauzione di 250’000 franchi e 500’000 franchi come risarcimento verso i lavoratori. L’indagine coordinata dalla Procuratrice pubblica Chiara Borelli è ancora in corso e le ipotesi di reato sono: usura, estorsione, falsità in documenti e infrazione alla legge federale sul lavoro.

Vari cantieri, anche con soldi pubblici
La ditta negli anni è riuscita ad accaparrarsi vari appalti milionari in diversi cantieri in Ticino, ma anche su territorio nazionale. Ne citiamo alcuni: Kurhaus di Cademario e Principe Leopoldo per quanto concerne il nostro cantone. Nel primo erano presenti pure dei finanziamenti pubblici grazie ai sussidi per la promozione del turismo. Nel resto della Svizzera la Consonni ha invece lavorato al Residence di Sawiris a Andermatt, un appalto di circa 13 milioni, la struttura alberghiera Château de Bonmont a Chéserex e l’Hotel Starling a Ginevra.
 
Nel 2013 i primi sospetti, ora i risultati
Tre anni fa l’OCST aveva già segnalato che qualcosa non andava sul cantiere Kurhaus di Cademario (clicca qui per leggerlo), ma la vicenda si era chiusa con un nulla di fatto. La documentazione fornita, infatti, non aveva permesso di risalire a eventuali reati, che ad anni di distanza sono invece risultati veritieri. È stato il «caporale», forse spinto dal pentimento e che ora rischia comunque una condanna, a fornire tutta la documentazione, consistente in qualcosa come una decina di chilogrammi di carta. Una prima assoluta in Ticino.
 
Più di 50 ore a settimana
Le ore di lavoro contrattuali (di regola tra le 40 e le 42 ore settimanali, a dipendenza del CCL di riferimento) non sono mai state rispettate. Le ore di lavoro settimanali prestate sul cantiere erano di norma 54. I lavoratori, con disarmante disinvoltura, venivano a volte occupati sino a 12 giorni consecutivi lavorando pure il weekend. Ciononostante in busta paga figuravano le canoniche 40 ore.
 
L’università del taglieggiamento
Oltre all’enormità della differenza tra le ore realmente prestate sui cantieri e quelle concretamente retribuite, la ditta nemmeno riconosceva il salario riportato nelle buste paga. A tutti i lavoratori, nessuno escluso, taglieggiava i salari. I documenti forniti agli enti di controllo si limitavano a offrire la parvenza di una remunerazione rispettosa dei dettami di forma e di sostanza contrattuale. La ditta procedeva infatti ad una «riduzione al ribasso» dei salari attraverso modalità diverse:
- in una prima fase (tra agosto 2012 e febbraio 2013), attraverso il pagamento sui conti di un importo nettamente inferiore a quello figurante in busta paga (esempio: fr. 3’600.- netti figuranti sul conteggio paga, fr. 2’200.- il salario versato sui conti correnti dei lavoratori).
- in una seconda fase (nel 2013 per 6 mesi circa), facendo figurare su busta paga un acconto mai ricevuto (esempio: fr. 3’600.- netti figuranti sul conteggio paga, fr. 1’400.- di acconto mai ricevuto, fr. 2’200.- il salario effettivo percepito).
- in una terza fase, da fine anno 2013 sino ad oggi, attraverso il pagamento su conto corrente del salario figurante sul conteggio paga e la restituzione in contanti di parte del salario (esempio: fr. 3’600.- riconosciuti sul conteggio paga, fr. 3’600.- versati al lavoratore, fr. 1’400.- restituiti in contanti al datore di lavoro, nelle settimane successive al versamento).
 
Pressioni e ritorsioni sui lavoratori
Alcune decine di lavoratori, durante tutto il periodo 2012-2016, sono stati assunti dalla Consonni Contract CH SA con regolare permesso G o impiegati con notifiche online con contratti di durata determinata. La durata era di norma trimestrale. Allo scadere di ogni contratto individuale a termine, al singolo lavoratore veniva «proposto» il seguente accordo: in cambio della rinuncia alla liquidazione dovuta (pro rata tredicesima, vacanze maturate e non godute), la Consonni Contract CH SA offriva un nuovo contratto a termine di durata trimestrale. I lavoratori interessati, per non privarsi dell’opportunità di ulteriormente lavorare in Svizzera e spinti dallo stato di bisogno, accettavano loro malgrado il «baratto». 
I lavoratori che rifiutavano ottenevano solo una minima parte delle proprie spettanze e venivano lasciati a casa. 
Stesso destino è stato riservato a quei dipendenti che, rifiutandosi di prestarsi ulteriormente a questa situazione di sfruttamento, osavano rivendicare quello che spettava loro.
A tutto ciò vi è poi da aggiungere anche il lavoro nero, effettuato a più riprese e in varie modalità.
 
Anche in ufficio il salario era inferiore
I metodi utilizzati sui cantieri valevano ovviamente anche per il personale attivo nella sede di Chiasso. Negli uffici di Piazza Boffalora vi sono 4 dipendenti. Secondo il codice presente a Registro di commercio, essi dovrebbero sottostare al contratto normale di lavoro (CNL) del commercio all’ingrosso. Il salario dovrebbe perciò corrispondere ad almeno 3’415,20 franchi lordi mensili. I dipendenti percepivano tutti salari inferiori di almeno 1’000 franchi mensili.
 
I commenti
Nenad Jovanovic, sindacalista OCST: «I metodi usati erano assurdi e malati, è la prima volta che ci troviamo davanti a un caso di queste dimensioni. La sistematicità con cui si infrangeva la legge è preoccupante. In pratica potremmo ricavarne un vademecum sulle cose da non fare».
Paolo Locatelli, vicesegretario cantonale dell’OCST e responsabile del settore edilizia: «Torno a ribadire, anche se ormai sono anni che lo diciamo, che questi metodi di fare impresa non ci appartengono e così dovrà essere anche in futuro. Per i trafficanti della libera circolazione il posto in Ticino non c’è. Nel 2013 i falegnami ticinesi avevano subito capito che c’era qualcosa che non quadrava al Kurhaus di Cademario, ma purtroppo il tutto finì senza risultato. I committenti dovrebbero, specialmente in casi in cui l’appalto è abbastanza importante, passare ai raggi X le aziende a cui affidano i lavori e scegliere quelle serie. A maggior ragione se ci sono in ballo dei soldi pubblici, come nel caso del Kurhaus».
 
G.D.