Il sindacato OCST è molto lieto che il Gran Consiglio abbia accolto la mozione presentata dai colleghi Lorenzo Jelmini e Gianni Guidicelli che chiede di vincolare l’adesione a un contratto collettivo di lavoro (CCL) per gli enti beneficiari di contratti di prestazione.
La richiesta parte dalla constatazione di un mercato del lavoro sempre più fragile e soggetto a pressioni con conseguenze soprattutto sulle condizioni lavorative e salariali. Dunque la necessità di porre alcune regole nel mondo del lavoro e combattere gli abusi a tutela dei più deboli. 
Questi obiettivi possono essere raggiunti tramite quello strumento che più volte è stato riconosciuto utile e fondamentale per regolare il mondo lavorativo, ossia il Contratto Collettivo di Lavoro, frutto di accordi tra imprenditori e organizzazioni che rappresentano i dipendenti.
Viene dunque accolto il principio che lo Stato, nello stipulare i contratti di prestazione con gli enti beneficiari, deve essere garante non solo nella qualità delle prestazioni ma anche della qualità dei rapporti di lavoro di chi fornisce queste prestazioni.
Non si chiede che sia lo Stato stesso ad decidere le condizioni lavorative ma, fedeli al principio della sussidiarietà, devono essere le parti sociali a stabilire queste condizioni tramite i CCL. Viene così valorizzato il partenariato sociale. 
La consapevolezza della necessità di porre alcune condizioni a salvaguardia degli interessi dei lavoratori e, soprattutto, che sia lo Stato il primo ad impegnarsi concretamente con le aziende e gli enti che sottoscrivono un contratto di prestazione, ha convinto la maggioranza del Parlamento cantonale a seguire le tesi presentate in aula da Jelmini.
Seppure già oggi la maggior parte dei fornitori di prestazioni sono assoggettati a un CCL, le poche eccezioni che non vogliono garantire condizioni minime cominciano a mettere in discussione la necessità di regolare tramite il partenariato sociale l’ambito lavorativo.
Occorre comunque eliminare il dubbio che con questa richiesta si intende imporre i CCL. Sarebbe un’impostazione, come ben ricorda il rapporto di minoranza, contrario alla natura stessa di un CCL che nasce dalla volontà di concertazione delle parti e non certo dall’imposizione. 
Viene dunque confermata la tesi che i CCL sono strumenti utili nella regolamentazione del mercato del lavoro e si riconosce che è d’interesse pubblico, della nostra popolazione, dei nostri concittadini, appoggiare questi strumenti che permettono di tutelare lavoratrici e lavoratori.