Il ministro degli affari esteri svizzero Didier Burkhalter è intervenuto pubblicamente sull’accordo fiscale relativo alla tassazione dei frontalieri, auspicandosi che “l’Italia firmerà entro la fine dell’anno”. La battuta, rivolta al collega italiano Angelino Alfano durante il Forum di dialogo tra Italia e Svizzera, ha trovato solo una parziale conferma nelle parole di quest’ultimo che ai microfoni della RSI ha affermato “di non voler comunicare una data certa”, pur facendo intuire che la resistenza del Governo italiano si sta affievolendo.
Le dichiarazioni dei due ministri hanno avuto un’eco fortissima tra le pagine dei quotidiani e dei media in genere anche se di fatto non è emersa alcuna novità sostanziale rispetto a quanto già comunicato in precedenza da OCST. È chiaro infatti che dal Governo federale giungono forti spinte affinché il nuovo Accordo fiscale venga firmato al più presto; al tempo stesso in Italia vi è titubanza nel cedere a questa richiesta in quanto si è sempre più vicini alle nuove elezioni nazionali e firmare oggi un Accordo così scomodo rischierebbe di compromettere il consenso di una parte dell’elettorato.
Vi è poi un’altra ragione che rallenta l’intesa tra i due Stati. Nonostante infatti il Canton Ticino abbia promesso tramite il Consiglio di Stato di eliminare l’obbligo del casellario giudiziale, ad oggi la misura resta ancora in atto. Burkhalter ieri ha ribadito che il Governo cantonale eliminerà il casellario subito dopo la firma dell’Accordo mentre l’Italia vorrebbe invertire l’ordine dei fattori (ovvero prima si toglie il casellario, poi si sigla l’intesa).
E se la firma avvenisse davvero nei prossimi due mesi? A differenza di quanto affermato da alcuni media, l’Accordo non entrerebbe subito in vigore. Sarà infatti necessario un iter parlamentare di ratifica dove si potranno anche richiedere quelle misure “palliative” già esposte da OCST atte a limitare l’impatto dell’Accordo (come ad esempio l’aumento della franchigia fiscale, un abbassamento delle aliquote per i primi quindici anni, ecc.). Si ricorda anche come l’azione del sindacato ha già portato ad una tassazione fortemente agevolata del secondo pilastro, fissata al 5% dopo anni di complessa collaborazione con le forze politiche.
In ogni caso appare difficile ipotizzare un’entrata in vigore dell’Accordo nel 2018. È assai più probabile che i lavori parlamentari di ratifica proseguiranno ben oltre la nuova legislatura procrastinando l’entrata in vigore di un tempo indeterminato.
In attesa di nuovi aggiornamenti, l’Ufficio frontalieri resta a disposizione dei gentili associati per quesiti e chiarimenti.