Le testimonianze dei lavoratori

«Il nostro contratto collettivo è uno strumento indispensabile per il mantenimento della pace sul lavoro. La speranza è naturalmente quella di riuscire a trovare la ricetta giusta per tutti.
La cosa fondamentale è però che quanto verrà ratificato dalle parti sia riconosciuto da tutti e rispettato.
Mi preme infatti sottolineare che dall’ultima ratifica del contratto, i lavoratori del settore hanno già perso molto. Mi riferisco in particolare all’uso dell’articolo 57 che definisce le «Deroghe alle disposizioni sul contratto di lavoro». Troppe volte, specialmente nell’ultimo anno, i lavoratori hanno accettato misure in loro sfavore per sostenere l’azienda che si diceva in difficoltà. Questi interventi si sono poi spesso dimostrati inutili o eccessivi. Ne valeva la pena?»

«Concordo pienamente sul fatto che prima di dimostrare in piazza bisogna sedersi al tavolo delle trattative, aprire le orecchie e proporre le proprie idee. Poi, nell’evolversi del confronto, prendere le decisioni che si ritengono più opportune.

Sostanzialmente in linea con quanto rivendicato ritengo essenziale l’obbligatorietà del CCL, quale base della relazione tra dipendente ed impresa.
Oggi nel processo di integrazione tra l’azienda dove lavoro e la multinazionale che ci ha acquistati la convenzione è presa quale modello per le norme che regolano i rapporti. Non esiste «l’interpretazione» dell’articolo e non viene più sbandierato il fatto «...altrimenti usciamo dalla convenzione e…». Tutti siamo tenuti a rispettare le regole e nel rispetto delle stesse le modifiche possono aver senso solo se migliorative o necessarie per il bene dell’azienda.
Una normativa più restrittiva deve regolamentare il famoso o famigerato Art.57 ovvero bisogna sostanzialmente evitare che l’attuazione dello stesso avvenga con una firma tra datore di lavoro e rappresentanti delle C.I. ...e qui ritornano in gioco l’obbligatorietà del CCL e la rappresentanza sindacale che può tutelare e informare il lavoratore.
La partecipazione del Sindacato in caso di licenziamenti o ristrutturazioni serve sicuramente per sostenere e aiutare il lavoratore che subisce la perdita del posto di lavoro. Devo dire che alcuni anni orsono la presenza del sindacato ci ha permesso di evitare i licenziamenti passando alla Cassa Integrazione.
Gli altri due punti che sono il Congedo di paternità e l’aumento di vacanze per i lavoratori anziani li ritengo «spendibili» nella trattativa.

Personalmente avrei inserito un punto «fisso» sulla durata del lavoro interinale ovvero :
«Per quanto tempo in un’azienda un dipendente interinale deve mantenere questa condizione».
Vi sono casi di personale interinale che lavora da 18/24 mesi in azienda eseguendo lavori specifici per i quali è stato necessario a monte un periodo di formazione e istruzione…

Secondo il mio parere, che può essere condiviso o meno, ritengo che debba esistere un limite alla precarietà ma il tutto deve riallacciarsi