Commercio e vendita

Sono fallite le trattative per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro (CCL) tra Syna e Valora. Al posto di continuare le trattative, Valora vorrebbe infatti concludere un CCL con un’associazione poco rappresentativa per il personale. 

Quando si valutano i contenuti di un CCL, esercizio sindacale più che legittimo e francamente utile, le opinioni possono pur divergere. Quando però l’analisi è grossolanamente strabica, diventa difficile tacere. Il sindacato Unia, per coerenza solo sua, ha deciso di non sottoscrivere il CCL della vendita affinato nelle recenti discussioni in Ufficio di Conciliazione. E su questo punto, nulla da ridire.

Dopo l’esito, per altro netto, del voto referendario del 28 febbraio che sigillava l’abbinamento «la nuova legge sull’apertura dei negozi entra in vigore solo con un contratto collettivo di lavoro (CCL) vincolante per tutto il settore», il capo del DFE on. Vitta, ha immediatamente convocato le parti per iniziare le trattative.

La direzione della catena di abbigliamento Blackout ha comunicato venerdì 12 febbraio di aver avviato la procedura di moratoria concordataria «per reagire ai problemi di liquidità». Il 2015 si era infatti chiuso con perdite milionarie dovute, secondo l’azienda, alla forza del franco.
I 400 dipendenti, distribuiti in 92 punti vendita su territorio nazionale sono stati informati il giorno stesso della decisione.

L’autorizzazione decisa dal Consiglio di Stato (CdS) che permette l’apertura straordinaria del 27 dicembre era stata motivata semplicemente con la necessità di permettere alla popolazione di riapprovigionarsi dopo due giorni consecutivi di chiusura (25-26 dicembre).