L’autorizzazione decisa dal Consiglio di Stato (CdS) che permette l’apertura straordinaria del 27 dicembre era stata motivata semplicemente con la necessità di permettere alla popolazione di riapprovigionarsi dopo due giorni consecutivi di chiusura (25-26 dicembre).

La coincidenza di calendario, che vedeva queste festività precedere una domenica, ha ingolosito i commercianti che - seppur mai confessato - hanno voluto cogliere l’opportunità di anticipare su un giorno festivo (per molti ma non per tutti) l’inizio del periodo dei saldi. Una «necessità» artificiosa e, da un punto di vista legale, poco seria. Con il ricorso, OCST intendeva appunto garantire che l’eccezionale coincidenza (3 giorni consecutivi di riposo) andasse a beneficio di lavoratrici e lavoratori che, durante il periodo prenatalizio, erano già sottoposti a un vero e proprio tour de force. È utile ricordare infatti che il mese di dicembre è già costellato da numerose deroghe autorizzate e non contestate: 8 - 13 - 20 - 23 - 24 - 30 - 31 dicembre.
La giustizia ha fatto il suo corso? Assolutamente no: il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) ha inizialmente esposto su Foglio Ufficiale (ovvero, non su una e-mail interna...) un rimedio giuridico di ricorso sbagliato. In parole povere, invece di citare come destinatario del ricorso il Consiglio di Stato è stato indicato il Tribunale cantonale amministrativo di Lugano (TRAM). Per ovviare a questo abbaglio il TRAM ha impiegato due mesi e mezzo per emettere una sentenza che sostanzialmente affermava «il destinatario è sbagliato, ci pensiamo noi a trasmettere il ricorso al giusto indirizzo». Questo avveniva lo scorso 25 novembre. Con celerità impressionante, il CdS decideva di non riconoscere all’OCST la legittimazione a ricorrere. Una stravaganza giuridica che grida vendetta al cielo: se un’organizzazione sindacale non ha la possibilità di rappresentare gli interessi dei propri 3’000 associati (in un settore che in Ticino complessivamente ne occupa 13’000), chi potrà mai contestare una decisione del Governo? Forse una qualche commessa attiva nella grande distribuzione che, sprezzante del rischio di perdere il posto di lavoro, decide di far valere in solitaria i propri buoni diritti? Vabbè... Siccome al peggio non vi è fine, in data 7 dicembre, due cittadini inviavano al CdS un analogo ricorso. Elemento determinante del medesimo era quello a pretendere l’effetto sospensivo all’autorizzazione proprio per scongiurare il fatto che una decisione non ancora cresciuta in giudicato, in quanto oggetto di una vertenza giudiziaria, avesse ad esplicare anticipatamente i suoi effetti. Come dire, non sarebbe servito a nulla ricevere una decisione del CdS durante il mese di febbraio quando invece il personale di vendita aveva già lavorato il 27 dicembre. I due cittadini in buona sostanza, chiedevano al CdS la restituzione dei termini di ricorso per il pacchiano errore commesso dal DFE con la pubblicazione estiva. Anche in questo caso l’esame del ricorso è stato alquanto celere: in tre giorni ecco la decisione del CdS con la quale si dice ai ricorrenti «troppo tardi, dovevate pensarci prima». Sul fatto che il DFE, libero da ogni responsabilità, può permettersi di sbagliare un’indicazione su un decreto pubblico... il fatto è irrilevante.
È ora praticamente assodato che il 27 dicembre il personale di vendita lavorerà. Le lavoratrici e i lavoratori sono stati quindi privati di tre giorni consecutivi di riposo, eccezionalità di calendario che è capitata 3 volte negli ultimi 30 anni. Per questo motivo per quei tanti o pochi che frequenteranno i centri commerciali quel giorno, chiediamo solo un gesto amichevole verso il personale di vendita che incontreranno: ditegli grazie, se lo sono meritato.


Paolo Locatelli, resp. settore del settore vendita OCST