La direzione della catena di abbigliamento Blackout ha comunicato venerdì 12 febbraio di aver avviato la procedura di moratoria concordataria «per reagire ai problemi di liquidità». Il 2015 si era infatti chiuso con perdite milionarie dovute, secondo l’azienda, alla forza del franco.
I 400 dipendenti, distribuiti in 92 punti vendita su territorio nazionale sono stati informati il giorno stesso della decisione.

Per quanto concerne il Ticino, i collaboratori toccati sono 13 distribuiti in 4 punti vendita. Quello di Bellinzona era già stato chiuso a fine dicembre. Al Serfontana di Morbio Inferiore si parla invece di chiusura prevista per il 4 marzo. In totale quindi gli impieghi soppressi nel nostro Cantone, sono 5.
Karin Heimann, portavoce di Blackout ha invece dichiarato che «per quanto concerne tutti gli altri dipendenti ancora attivi in tutta la Svizzera, se la trattativa andrà in porto spetterà poi all’acquirente decidere. Ora abbiamo tempo 3 mesi per concludere un accordo. Il nostro obiettivo è quello di salvare il maggior numero di posti di lavoro».
Sorprende come una catena così ramificata su tutto il territorio nazionale possa, repentinamente, mettere in discussione un numero così elevato di impieghi.
Le motivazioni addotte dalla società, come peraltro accade troppo sovente, sono le solite: franco forte, espansione delle vendite online e turismo dello shopping. Giustificazioni comprensibili ma che gettano nello sconforto e nell'incertezza diverse centinaia di lavoratrici e lavoratori della catena Blackout.