Dopo l’esito, per altro netto, del voto referendario del 28 febbraio che sigillava l’abbinamento «la nuova legge sull’apertura dei negozi entra in vigore solo con un contratto collettivo di lavoro (CCL) vincolante per tutto il settore», il capo del DFE on. Vitta, ha immediatamente convocato le parti per iniziare le trattative.

Novanta giorni di tempo: questo è stato il termine assegnato per chiudere il cerchio e finalizzare un accordo contrattuale degno di questo nome. I tre mesi sono ora giunti al termine e quindi, già a partire dalle prossime settimane, tutte le parti in causa (DISTI, Federcommercio, OCST, SIC Ticino, SIT e Unia) presenteranno ai rispettivi gremi decisionali il progetto di CCL. Per quanto ci riguarda, OCST ha convocato per martedì 7 giugno (vedi pagina precedente) il proprio comitato cantonale della vendita durante il quale saranno esposti i contenuti frutto delle lunghe negoziazioni.
In questi tre mesi di discussioni le parti hanno potuto confrontare le legittime necessità e proposte ricercando con il citato documento un risultato di equilibrata sintesi.
I temi più caldi dibattuti, e non poteva essere altrimenti, concernevano i salari e la frammentazione dell’impiego e del tempo di lavoro. Nell’ambito salariale infatti, i 12’000 addetti del settore occupati nei circa 2’000 negozi, dispongono di situazioni contrattuali molto diverse fra loro. Si passa infatti dai salari della grande distribuzione che offrono remunerazioni superiori a fr. 4’000.- lordi per 13 mensilità a salari fissati dal contratto normale di lavoro (CNL) per i negozi con meno di 10 addetti che, per i non qualificati, fissano a fr. 2’942.- lordi per 12 mensilità il salario più basso. Una forchetta salariale molto ampia sulla quale c’è stato, come detto, uno spigoloso confronto.
Ancora più difficile, se possibile, la ricerca di una soluzione efficace per quello che secondo OCST rappresenta la madre di tutti i problemi.
In base alla Legge federale sul lavoro (LL), l’impiego del personale per «non importa quale» percentuale di occupazione può avvenire all’interno di una finestra giornaliera di 14 ore. Questa base legale ha generato negli ultimi dieci anni una devastante precarizzazione dell’impiego e incanalato il settore verso l’utilizzo sempre più diffuso di lavoratori a tempo parziale. Una precarizzazione che spesso e volentieri è sconfinata in evidenti abusi contrattuali e salariali.
Si riuscirà concretamente a portare a termine con successo una missione che sino a pochi mesi fa sembrava impossibile?
È ancora troppo presto per dare una risposta precisa. Certo è che, solo grazie all’emendamento presentato in Gran Consiglio dai deputati OCST, è stato possibile «costringere» i commercianti a sedersi al tavolo delle trattative. Il senso di responsabilità determinato da un chiaro voto in Parlamento (no CCL = no Legge negozi) e a maggior ragione il netto voto del popolo ticinese ha messo la pressione su tutte le parti in causa per giungere ad un risultato, potenzialmente adeguato, equilibrato e rispondente alle necessità e ai bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori, dei commercianti e, in buona sostanza, di un importante settore economico del Ticino.

Paolo Locatelli