Quando si valutano i contenuti di un CCL, esercizio sindacale più che legittimo e francamente utile, le opinioni possono pur divergere. Quando però l’analisi è grossolanamente strabica, diventa difficile tacere. Il sindacato Unia, per coerenza solo sua, ha deciso di non sottoscrivere il CCL della vendita affinato nelle recenti discussioni in Ufficio di Conciliazione. E su questo punto, nulla da ridire.

Fa specie notare che, per sdoganare la propria coerenza, ci si impegni con tanto affanno nello screditare il lavoro altrui: tra le perle che si registrano in questi giorni, vale la pena citare (si fa per dire…) le attestazioni di stima condensate in espressioni del tipo «un guscio vuoto e non un CCL» oppure «più che una trattativa, una parodia».
Parliamone dunque. Ad oggi esiste solamente un valore salariale obbligatorio che costringe molti negozi (che occupano 5’800 lavoratrici e lavoratori, ovvero il 50% del personale attivo in Ticino) a riconoscere un salario minimo per il personale senza qualifica di poco più di fr. 3’000.—per 12 mensilità (la tredicesima non è dovuta). Questo lo dice il Contratto normale di lavoro (CNL) per i negozi con meno di 10 addetti, voluto dalla Commissione Tripartita dopo aver verificato gravi e ripetute situazioni di dumping salariale. Il tanto disprezzato CCL della vendita in fase di elaborazione, rimanendo sempre sui salari minimi per personale senza qualifica, imporrà un salario di fr. 3’200.—mensili per 13 mensilità (corrispondenti a fr. 3’467.— al mese). Un aumento dei salari minimi di quattrocentosessantasette franchi al mese sono quindi robetta? In un settore dove, nella realtà, circolano (abusivamente) anche salari di fr. 2’500.—al mese? In un settore dove il personale firma contratti a tempo parziale fittizi (grado di occupazione al 70%, lavora al 100%… ma è comunque pagato al 70%)? A proposito, ma di questo Unia non fa parola, il personale con qualifica potrà contare con il futuro CCL su un salario mensile di fr. 3’600.— per 13 mensilità (corrispondenti a fr. 3’900.—al mese).
È di questi giorni la notizia che un’esultante Unia ha rinnovato il CCL nazionale nel settore della orologeria e microtecnica che occupa a livello svizzero 57’000 lavoratori. Tale contratto non indica in modo vincolante un salario minimo. Quali salari circolano nel Canton Ticino? Siamo fermi al palo a circa fr. 3’000.— per 13 mensilità.
Due parole pure sul contratto collettivo di lavoro firmato da Unia (e solo da essa) nel canton Neuchâtel nel settore della vendita? Laddove le retribuzioni sono superiori del 15% rispetto al Cantone Ticino, Unia nuovamente esultava annunciando gli stessi salari minimi (identici!) di cui si discute in questi mesi alle nostre latitudini.
Un guscio (nella fattispecie un CCL) rimane pur sempre un guscio da qualsiasi parte lo si voglia osservare. Ma se il contenuto del guscio debba essere valutato come pieno o vuoto… magari l’artimetica potrebbe tornare utile alle analisi contrattuali di Unia.
Storie di gusci…

Paolo Locatelli, resp. vendita OCST