Il referendum bocciato nel mese di febbraio 2017 aveva indicato il percorso per rispettare la volontà espressa dai ticinesi: elaborare un contratto collettivo (CCL) nel settore della vendita in tempi ristretti, farlo diventare di obbligatorietà generale e, a quel momento, mettere in vigore la nuova Legge sulle aperture dei negozi.

 Siamo ora molto più vicini al traguardo: annunciato il raggiungimento dei tre quorum (quello dei sindacalizzati, quello dei lavoratori e quello – il più difficile – dei negozi firmatari), ci si appresta a presentare alla SECO l’istanza di obbligatorietà del CCL. Questioni di mesi (senza intoppi, a partire dall’inizio anno 2018) ed è finalmente fatta.

Da anni l’OCST lamenta l’assenza, in un settore economico molto importante che occupa qualcosa come 11’000 lavoratori, di un CCL valido per tutti i negozi. Un settore particolarmente eterogeneo, laddove quattro anni fa era stato introdotto per Legge un Contratto normale di lavoro (CNL) per «limitare i danni» dinnanzi a sistematiche situazioni di dumping riscontrate: al di sotto della soglia di fr. 3’000.- lordo al mese (senza diritto tredicesima, quindi fr. 36’000.- all’anno) non si doveva scendere nei negozi con meno di 10 collaboratori. Laddove regnano i contratti su chiamata o i tempi parziali utilizzati senza ritegno con un impiego molto frammentato: lavoratrici e lavoratori che, per guadagnarsi le proprie 4 ore al giorno, vengono chiamati tre o quattro volte sull’arco di una decina di ore. Per non parlare dei «furbetti»: quei negozianti che assumono personale a tempo parziale però lo fanno lavorare al 100%… Come dire, di tutto e di più.

Il CCL della vendita, che diventerà valido per tutti i negozi del cantone Ticino, prevede un salario minimo per personale non qualificato di fr. 3’200.- al mese (tredicesima obbligatoria, quindi fr. 41’600.- all’anno) e di fr. 3’600.- al mese per il personale con qualifica (tredicesima obbligatoria, quindi fr. 46’800.- all’anno). Prevede anche regole più restrittive sull’impiego del personale: chi lavora meno del 50% può essere chiamato sul lavoro solo una volta al giorno, chi lavora di più al massimo due volte al giorno. Ma soprattutto, un primo CCL sul quale costruire qualcosa di solido anche in prospettiva, rispettoso della dignità dei lavoratori in un momento particolarmente difficile del settore. Quindi, ancora pochi mesi ed il settore della vendita avrà il suo primo CCL: ora è sulla rampa di lancio.

 

Paolo Locatelli