Rispondendo alle richieste di molti associati, riportiamo un breve riassunto di quanto emerso durante l’assemblea organizzata dai sindacati a Malnate con il Dott. Vieri Ceriani, dipendente del Ministero dell’Economia e delle Finanze e capo della delegazione italiana nelle trattative con la Svizzera sui frontalieri.

Perché si è modificato l’Accordo sui frontalieri? Chi ha condotto le trattative?
Tramite la relazione del giornalista ed economista Alessandro Galimberti (Il Sole 24 ore) e di Vieri Ceriani, si è chiarito come il nuovo Accordo sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri faccia parte di un Accordo bilaterale molto più ampio che riguarda vari argomenti (imposizione delle imprese, Comune di Campione, segreto bancario). Le trattative tra i due Stati si sono svolte in maniera strettamente privata e sono state condotte unicamente dalle squadre negoziatrici dei due Stati (quindi dal Governo di Roma e di Berna). Nemmeno i governi locali di Regione Lombardia e del Canton Ticino hanno potuto sedere al tavolo delle trattative.
L’Accordo è già stato parafato, ovvero firmato dai tecnici. Ciò significa che le trattative si sono ormai concluse. Il testo dell’Accordo ad oggi è ancora riservato alle Autorità nazionali in attesa che venga firmato dai Ministri dei due Stati.
Una volta che l’Accordo verrà firmato dai Ministri, i parlamentari italiani dovranno votare una legge interna di ratifica dell’Accordo stesso. La politica giocherà dunque un ruolo fondamentale.
La richiesta di modificare l’Accordo sui frontalieri è provenuta dalla Svizzera, in particolare per le pressioni politiche esercitate dal Canton Ticino. In alternativa la Svizzera avrebbe disdettato l’Accordo: il risultato di questa azione sarebbe stato l’immediato passaggio da un giorno all’altro di tutti i frontalieri all’imposizione italiana in forma completa.
Nel revisionare il nuovo Accordo si è tenuto in conto del contesto europeo, dove tutti gli accordi simili sui frontalieri prevedono l’imposizione fiscale del lavoratore nello Stato di residenza. Pertanto il vecchio Accordo del 1974 non era più sostenibile in quanto non conforme alla legislazione internazionale; inoltre esso creava una discriminazione tra i frontalieri residenti entro la cosiddetta «fascia di frontiera» e gli altri frontalieri, i quali già oggi pagano parte delle imposte anche in Italia.
I tempi di entrata in vigore dell’Accordo non sono ancora certi (dipenderà infatti dalla durata dei lavori parlamentari). In base alle affermazioni di Ceriani si crede che il tutto avverrà a partire dal 2019 (pertanto la prima tassazione in Italia dovrebbe avvenire nel 2020).


Quali sono i contenuti del nuovo Accordo?
Come già accennato, il testo ufficiale dell’Accordo ad oggi è ancora riservato (nessun parlamentare l’ha letto).  Nonostante questo, i due Governi hanno deciso di anticiparne pubblicamente i contenuti fondamentali. Ecco dunque come funzionerà il tutto:
- Il frontaliere pagherà in Svizzera il 70% dell’imposta alla fonte che paga oggi.
- Il fisco svizzero trasmetterà poi allo Stato italiano i dati completi del salario del frontaliere.
- L’Italia dedurrà dal reddito tutti i contributi sociali e previdenziali (AVS, disoccupazione, infortuni, malattia, secondo pilastro) e gli assegni familiari. Si sconteranno inoltre ulteriori 7’500 € (si tratta della cosiddetta “franchigia” che lo Stato italiano garantisce anche agli altri frontalieri, quali i fuori fascia, i frontalieri di San Marino, della Francia, ecc). Sul reddito rimanente il fisco italiano calcolerà l’IRPEF (detraendo quanto previsto per i carichi di famiglia). Infine dall’IRPEF risultante verrà detratta l’imposta alla fonte già pagata in Svizzera.
- Il contribuente riceverà per posta la dichiarazione dei redditi precompilata con la cifra da pagare. Qualora egli avesse ulteriori spese da detrarre (spese sanitarie, scolastiche, interessi del mutuo, ecc.), potrà chiedere la correzione della precompilata tramite i servizi di consulenza fiscale pubblici o privati.
Il sistema di tassazione appena descritto non entrerà in vigore da subito (ovvero dal 2019). Per i primi anni infatti lo Stato italiano applicherà degli ulteriori sconti che garantiranno un passaggio graduale. Questo periodo di transizione dovrà essere stabilito dal Parlamento all’interno della legge di ratifica dell’Accordo (vedi sopra). La proposta iniziale del Ministero dell’Economia e delle Finanze sarà per un periodo di transizione pari a 10 anni. L’andamento degli scatti andrà stabilito sempre dal Parlamento nella legge di ratifica. Quando l’Accordo sarà a pieno regime la decurtazione sui salari netti varierà molto a seconda del reddito (essa andrà dal 5% al 25%, con una media attorno al 15%).
Il Governo italiano invierà ai Comuni di frontiera una buona parte delle imposte versate (secondo cifre simili agli attuali ristorni) in modo tale da garantirne l’utilizzo per i servizi ai frontalieri (scuole, strade, strutture in genere, ecc.).

Quali sono le richieste del sindacato?
Il sindacato, pur non potendo esercitare un potere diretto, ha esposto alcune proposte concrete volte a limitare fortemente l’impatto dell’Accordo sui lavoratori. Queste stesse richieste sono già state consegnate in veste ufficiale al Ministero dell’Economia e delle Finanze e a tutti i parlamentari di frontiera. Queste proposte sono:
- Forte innalzamento della franchigia (da 7’500 € a 10’000/12’000 €). OCST in particolare ha ipotizzato un’indicizzazione della franchigia in funzione dei carichi di famiglia, in modo tale che gli sgravi fiscali garantiti dalla Svizzera non vadano ad annullarsi con il passaggio alla tassazione italiana (la quale prevede delle detrazioni assai più esigue).
- Utilizzo di parte del gettito per la creazione di un nuovo ammortizzatore sociale per i frontalieri (in modo tale da aumentare il tetto massimo di 1’300 € oggi previsto e di rispondere all’estrema precarietà del mercato del lavoro svizzero).
- Tassazione della previdenza svizzera al 5% (non solo per l’AVS, ma anche per le rendite del secondo pilastro e i prepensionamenti). Lo scopo è quello di detassare fortemente le pensioni rispetto ad oggi in modo tale da bilanciare la contrazione salariale ricevuta durante l’attività lavorativa.
- Stabilire un passaggio al nuovo sistema in quindici anni (quindi cinque anni in più di transizione).
- Possibilità di dedurre il terzo pilastro aperto in Svizzera.
Il sindacato ha richiesto la possibilità di avere un luogo istituzionale ufficiale e duraturo dove poter avanzare le proprie proposte (si vuole evitare che esse cadano nel dimenticatoio per eventuali cambi di legislatura). È intervenuto in questo senso anche il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) che ha ottenuto la garanzia per l’apertura di un tavolo tecnico presso il Governo dedicato ai frontalieri. Il sindacato potrà sedervi quale organo consultivo. Il documento ufficiale del CGIE è già stato firmato ed è stato mostrato ai lavoratori al termine dell’assemblea.
Durante l’assemblea sono state consegnate ai relatori circa settanta domande grazie ad un apposito modulo predisposto dall’organizzazione (in modo tale da permettere a tutti di porre il proprio quesito). Alcune di queste (circa una ventina) sono state lette e affrontate nel corso della serata. Le domande restanti sono state raccolte dai relatori e ne verrà data risposta in forma scritta (OCST diffonderà il testo tramite i consueti canali informativi). L’Ufficio Frontalieri OCST resta a disposizione per ulteriori confronti e approfondimenti.

Andrea Puglia