In poco più di un mese il nostro sindacato ha tenuto ben dodici assemblee serali presso i maggiori comuni di frontiera, incontrando più di millecinquecento lavoratori.

«Essere ben informati è la prima forma di tutela»: con questo slogan OCST ha voluto promuovere una campagna intensa di informazione pubblica e gratuita che ha avuto l’indiscutibile merito di fare chiarezza su di un tema assai nebuloso. Senza voler cadere in facili ideologie e senza alimentare toni di scontro, OCST ha prodotto una relazione tecnica andando a sviscerare le informazioni certe accanto a quelle ancora dubbie.
Molte aziende hanno poi richiesto una replica personale della relazione. I lavoratori dal canto loro hanno mostrato grande apprezzamento per il lavoro svolto, trovando in OCST una boa a cui aggrapparsi per stare a galla in un clima vorticoso che ha generato a tratti informazioni imprecise.
Ringraziando nuovamente tutti i lavoratori per la loro partecipazione spesso propositiva, riassumiamo quanto emerso nelle assemblee:
• La prima parte della relazione, che potremmo definire di matrice storica, ha mostrato l’iter che ha condotto alla revisione dell’Accordo fiscale sui frontalieri del 1974.
• Si è quindi esposto il percorso futuro che dovrà intraprendere l’Accordo per entrare in vigore (firma dei ministri, leggi parlamentari di ratifica, ruolo centrale della politica).
• Si è poi spiegato che i tempi di entrata in vigore dell’Accordo non sono ancora certi (dipenderà infatti dalla durata dei lavori parlamentari). In base alle affermazioni delle autorità nazionali si crede che il tutto avverrà a partire dal 2019 (pertanto la prima tassazione in Italia dovrebbe avvenire nel 2020).
• Si sono esposti i contenuti dell’Accordo, così come possiamo conoscerli oggi (ovvero in modo inevitabilmente parziale). In base a quanto oggi noto, il futuro sistema prevede:
- Che il frontaliere paghi in Svizzera il 70% dell’imposta alla fonte che paga oggi.
- Il fisco svizzero trasmetterà poi allo Stato italiano i dati completi del salario del frontaliere.
- L’Italia dedurrà dal reddito tutti i contributi sociali e previdenziali (AVS, disoccupazione, infortuni, malattia, secondo pilastro) e gli assegni familiari. Si sconterà inoltre la franchigia di 7’500 € (si tratta della cosiddetta «franchigia» che lo Stato italiano garantisce anche agli altri frontalieri, quali i fuori fascia, i frontalieri di San Marino, della Francia, ecc). Sul reddito rimanente il fisco italiano calcolerà l’IRPEF (detraendo quanto previsto per i carichi di famiglia). Infine dall’IRPEF risultante verrà detratta l’imposta alla fonte già pagata in Svizzera.
- Il contribuente riceverà per posta la dichiarazione dei redditi precompilata con la cifra da pagare. Qualora egli avesse ulteriori spese da detrarre (spese sanitarie, scolastiche, interessi del mutuo, ecc.), potrà chiedere la correzione della precompilata tramite i servizi di consulenza fiscale pubblici o privati.
• Al fine di una maggiore chiarezza, si è spiegato nel dettaglio il metodo di calcolo dell’IRPEF in Italia.
• Si è chiarito come il passaggio alla nuova tassazione non avverrà immediatamente, ma secondo un passaggio graduale spalmato su più anni (si crede in dieci anni, ma il tutto dovrà essere definito con chiarezza nella legge di ratifica).
• Si sono mostrate delle cifre indicative riguardanti la possibile decurtazione che subiranno in futuro gli stipendi. Tuttavia, come più volte ribadito in ogni assemblea, ad oggi non ha molto senso aggrapparsi a queste cifre, in quanto il futuro andamento del cambio e molte altre variabili incideranno non poco sulle previsioni.
• Infine il sindacato ha esposto le proposte consegnate ai parlamentari e al Ministero dell’Economia e delle Finanze per limitare l’impatto dell’Accordo sui lavoratori.
La partita è appena cominciata. In futuro non mancheremo di informare la nostra utenza con ogni sforzo possibile.

Andrea Puglia