Uno scheletro riemerge dall’armadio, e fa davvero rabbrividire: quattro anni dopo il blocco delle indennità speciali di disoccupazione per frontalieri (legge 147/97), l’INPS ha ora deciso di chiedere il rimborso ai lavoratori che percepirono il relativo sussidio tra il maggio e l’agosto del 2012! Gli importi in certi casi sono davvero cospicui (anche di parecchie migliaia di euro) e in base agli ordini dettati dall’INPS dovranno essere saldati entro i primi giorni di agosto! Ma andiamo per passi e spieghiamo meglio di cosa si tratta.

La vecchia legge 147/97 in materia di disoccupazione per frontalieri
Nel 1997, grazie al lavoro dei sindacati di frontiera, si ottenne in Italia una legge specifica che garantiva un’indennità di disoccupazione speciale per i lavoratori frontalieri. Essa prevedeva una rendita della durata di 12 mesi con importi pari al 50% dell’ultimo stipendio (senza tetto massimale). Le indennità erano a costo zero per lo Stato italiano, in quanto all’epoca la Svizzera, in virtù di uno specifico Accordo bilaterale, era tenuta a rimborsare all’Italia gran parte dei contributi pagati dai frontalieri per «l’assicurazione disoccupazione» (le indennità venivano appunto pagate con questi soldi).
La legge andò avanti a pieno regime per circa quindici anni. Poi nel 2012, a causa della cessazione dell’Accordo bilaterale, si bloccarono i rimborsi dalla Svizzera. L’INPS decise allora nell’agosto del 2012 di non rispettare più la legge 147/97 sostenendo che non vi erano più i presupposti giuridici per mantenerla in vita. Peccato che a bilancio il fondo che alimentava la legge vantava ancora oltre duecento milioni di euro di attivo! Tutti soldi pagati rigorosamente dai frontalieri. Il comportamento corretto, come avrebbe peraltro voluto l’articolo 1 della legge, sarebbe stato quello di pagare le indennità fino all’esaurimento del fondo (si calcolò infatti che i soldi sarebbero bastati per almeno altri dieci anni).
Le proteste dei sindacati e dei lavoratori non servirono a nulla, anche a causa della mancanza di supporto dalla politica nazionale: così nell’agosto del 2012 l’INPS decise di erogare ai frontalieri l’indennità ordinaria italiana, la quale prevedeva un tetto massimale attorno ai 1’000 € (il gap fu sanato parzialmente solo nel maggio del 2015, quando la nuova NASPI bilanciò la differenza degli importi con un prolungamento della durata dell’indennità fino anche a due anni).
Il tutto avvenne per altro con una strategia subdola architettata da alcuni dirigenti locali dell’INPS: nessun comunicato ufficiale preliminare, nessuna spiegazione. I disoccupati si ritrovarono semplicemente in banca importi minori del dovuto; l’INPS pensò poi bene di applicare il tutto da agosto, ovvero quando gli uffici sindacali e giuridici erano totalmente o parzialmente chiusi. Rapina con scasso, insomma.

Ed ora cosa succede?
Come detto l’INPS da un giorno con l’altro decise di non applicare più la legge 147/97. Alcuni disoccupati (coloro che di fatto entrarono in disoccupazione prima di agosto) percepirono per qualche mese gli importi interi, poi appunto da agosto gli importi ridotti. Ebbene, a distanza di quattro anni, l’INPS ha ora comunicato a queste persone che la legge 147/97 era da considerarsi «scaduta» già da maggio (mese di cessazione dell’Accordo bilaterale) con la conseguenza che esse risultano in debito nei confronti dell’Istituto! E ora l’INPS non solo pretende che si rimborsino gli importi differenziali ma persino che lo si faccia entro i primi giorni di agosto! Il numero delle persone coinvolte è ancora da stabilire. Nel frattempo alcuni lavoratori hanno già denunciato il fatto al sindacato e ai patronati.
Riassumendo: l’INPS prima decide di non rispettare più una legge in realtà mai abrogata, tacciandosi di anticostituzionalità (ancora impunita, in quanto «portare in tribunale» l’INPS è cosa utopica). Quindi decide di intascarsi senza battere ciglio oltre duecento milioni di contributi pagati di tasca propria dai frontalieri. Infine, con gusto perverso, rincorre i disoccupati di quattro anni fa chiedendo indietro altre migliaia di euro. Il tutto senza mai entrare nel cuore della giurisprudenza e con comunicazioni prive di conteggi precisi. Ovviamente sempre in estate, senza preavviso, senza possibilità di discussione.
Non ci sono parole per descrivere il comportamento dell’INPS. La comunicazione dell’Istituto specifica poi che bisognerà impugnare la decisione entro 30 giorni se si vorrà presentare ricorso tramite i servizi di patronato. Vedremo dove porterà questa nuova battaglia giuridica.
Seguiranno aggiornamenti.

Andrea Puglia