Il 2016 ha portato con sé un vero e proprio tornado di novità per i lavoratori frontalieri. Il nostro sindacato ha cercato di esporre nel modo più preciso possibile tutte queste informazioni ai propri associati tramite i vari canali di diffusione di cui dispone (giornale, newsletter, assemblee, volantini, interviste sui media).

Nel giro di pochi mesi si sono accavallati diversi temi, tutti molto importanti e complessi, dal contestato nuovo Accordo bilaterale sull’imposizione fiscale dei frontalieri allo scambio di informazioni sui conti corrente, passando poi per lo Statuto dei lavoratori frontalieri e la nuova voluntary disclosure.
Il risultato? Una gran mal di testa. Per il frontaliere è diventato davvero complesso poter stare dietro a tutte le novità senza naufragare in un marasma di confusione! Soprattutto si fa fatica a distinguere ciò che è certo da ciò che è probabile o improbabile.
Per questa ragione l’Ufficio frontalieri OCST ha ora deciso di fare un po’ il punto della situazione sull’intero fronte, offrendo ai lavoratori questo lungo articolo di spiegazione diviso per argomenti con la speranza che possa aiutare a fare chiarezza.
Il 2017 sarà infatti un anno altrettanto ricco di novità, meglio quindi partire con le idee chiare in testa!

Il nuovo accordo bilaterale sulla tassazione dei redditi frontalieri
Si tratta certamente del tema più caldo e più discusso. Facciamo un rapido riassunto di quanto accaduto fino ad oggi, riprendendo in parte i contenuti delle assemblee comunali che OCST e CISL hanno tenuto nella passata primavera incontrando nel complesso migliaia di lavoratori.
Tutti sanno che al momento è ancora in vigore il vecchio Accordo del 1974, il quale prevede che i «frontalieri di fascia» (ovvero residenti fiscalmente in uno dei Comuni convenzionati, circa 20 km dal confine) paghino solo le imposte alla fonte in Svizzera. È poi compito dei Cantoni di frontiera (Ticino, Vallese e Grigioni) ristornare all’Italia il 38,8% delle imposte pagate. Al contrario i «frontalieri fuori fascia» (ovvero tutti gli altri frontalieri) devono dichiarare in Italia il proprio reddito da lavoro e pagare l’imposta IRPEF (godendo del credito d’imposta di quanto già pagato in Svizzera e di una franchigia di 7’500 €). Come detto questo sistema è ancora in vigore, quindi di sicuro per ancora qualche anno nulla cambierà (almeno per tutto il 2017 e probabilmente per il 2018).
L’Accordo del 1974 tuttavia non andava più bene ai due Stati per ragioni più o meno condivisibili che non abbiamo qui lo spazio per riprendere (esse furono ben spiegate nelle assemblee pubbliche).
Così, dopo anni di trattative, nel febbraio del 2015 i governi di Italia e Svizzera hanno pubblicato una road-map, ovvero un documento d’impegno dove sono esposti i capisaldi del nuovo Accordo. Alla fine del 2015 è poi arrivata la «parafatura», ovvero la firma dei tecnici. In parole povere significa che le due squadre negoziatrici hanno trovato un’intesa definitiva sui contenuti dell’Accordo. Non si tratta ancora della firma ufficiale, la quale dovrà essere posta dai Ministri.
Da qui in poi cosa è successo? In teoria la firma ufficiale sarebbe dovuta avvenire nel 2016 ma varie cause hanno rallentato questo processo. In particolare l’Italia attende che la Svizzera trovi un’intesa con l’Unione Europea in seguito all’esito della votazione popolare del febbraio 2014 che vorrebbe il contingentamento dei permessi di lavoro per stranieri (cosa che va contro l’Accordo di libera circolazione delle persone siglato con l’Unione Europea). Inoltre l’Italia ha chiesto che il Canton Ticino ritiri le misure ritenute discriminatorie nei confronti dei frontalieri (su tutte l’obbligo di presentazione del casellario giudiziale). In base a quanto sostenuto da varie autorità politiche, la soluzione a questi problemi potrebbe essere vicina, la qual cosa può far supporre che la firma del nuovo Accordo avverrà nel 2017. Al tempo stesso però l’instabilità politica che colpisce l’Italia potrebbe allungare ancora i tempi.
Una volta firmato, l’Accordo non entrerà in vigore da subito. I parlamenti di Italia e Svizzera dovranno infatti approvare la legge di ratifica e i lavori potrebbero durare fino a due anni.
Cosa prevede il nuovo Accordo? Rispondere con certezza non è possibile, in quanto il testo ufficiale  non è ancora noto. Tutto ciò che abbiamo sono la road-map e le dichiarazioni di Vieri Ceriani, capo della delegazione italiana nelle trattative con la Svizzera (ricordiamo che egli intervenne a Malnate il 1° aprile 2016 in un convegno pubblico organizzato dai sindacati italiani e svizzeri). In sintesi:
- Il frontaliere pagherà in Svizzera il 70% dell’imposta alla fonte che paga oggi.
- Il fisco svizzero trasmetterà poi allo Stato italiano i dati completi del salario del frontaliere.
- L’Italia dedurrà dal reddito tutti i contributi sociali e previdenziali (AVS, disoccupazione, infortuni, malattia, secondo pilastro) e gli assegni familiari. Si sconteranno inoltre ulteriori 7’500 € (franchigia fiscale). Sul reddito rimanente il fisco italiano calcolerà l’IRPEF (detraendo quanto previsto per i carichi di famiglia). Infine dall’IRPEF risultante verrà detratta l’imposta alla fonte già pagata in Svizzera.
- Il contribuente riceverà per posta la dichiarazione dei redditi precompilata con la cifra da pagare. Qualora egli avesse ulteriori spese da detrarre (spese sanitarie, scolastiche, interessi del mutuo, ecc.), potrà chiedere la correzione della precompilata tramite i servizi di consulenza fiscale pubblici o privati.
- Il sistema di tassazione appena descritto non entrerà in vigore da subito. Per i primi anni infatti lo Stato italiano applicherà degli ulteriori sconti che garantiranno un passaggio graduale. Questo periodo di transizione dovrà essere stabilito dal Parlamento all’interno della legge di ratifica dell’Accordo (si parla di 10 anni circa). L’andamento degli scatti andrà stabilito sempre dal Parlamento nella legge di ratifica. Quando l’Accordo sarà a pieno regime la decurtazione sui salari netti varierà molto a seconda del reddito (in base al cambio attuale tra franco ed euro essa andrà dal 5% al 25%, con una media attorno al 15%, senza però contare eventuali detrazioni personali).
- Il Governo italiano invierà ai Comuni di frontiera una buona parte delle imposte versate (secondo cifre simili agli attuali ristorni).
Quali sono i margini di intervento? Trattandosi di un Accordo tra Stati i soli interventi possibili sono a livello politico. Il sindacato, per il tramite del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), ha ottenuto l’apertura a Roma di un tavolo tecnico sui frontalieri dove poter discutere varie ipotesi di intervento a tutela dei frontalieri. La speranza è quella di poter strappare più garanzie possibili per limitare le penalizzazioni sul reddito ed anzi bilanciarle con nuove tutele. Come si sarà capito la partita sarà ancora lunga e complessa.

Lo statuto dei lavoratori frontalieri
Il 24 ottobre 2016 si è insediato per la prima volta a Roma presso il Ministero degli Affari Esteri il tavolo interministeriale sulle tematiche del lavoro frontaliero. Lo scopo primario è quello di giungere, dopo anni di insistenza da parte del sindacato, alla definizione di un vero e proprio Statuto dei lavoratori frontalieri.
Di cosa si tratta esattamente? Si tratta di un documento ufficiale che contenga un elenco delle tutele e dei diritti da garantire a tutti i lavoratori frontalieri d’Italia (attivi dunque in Francia, Svizzera, Austria, Slovenia, San Marino, Vaticano). Al tavolo sono presenti per via diretta i sindacati italiani; tuttavia la versione base del testo in discussione è stata elaborata in parte presso uffici tecnici di OCST, presente per via indiretta al tavolo tramite la convenzione con CISL.
Lo Statuto porterebbe a grossi benefici per i lavoratori frontalieri d’Italia, i quali ancora oggi sono costretti a districarsi in una normativa spesso confusa e con poche tutele.
In particolare lo Statuto vuole trattare i seguenti argomenti:
- rafforzamento dell’indennità di disoccupazione;
- rafforzamento della franchigia fiscale per i frontalieri fuori fascia;
- tassazione della previdenza estera (pensioni);
- misure di welfare (es: maternità integrativa).
Nota bene: si desidera rimarcare come lo Statuto sia un discorso parallelo agli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera. Esso infatti riguarda tutti i frontalieri. Se dunque verrà stabilito (per esempio) un rafforzamento della franchigia fiscale (oggi ferma a 7’500 €), essa verrà applicata a tutti quei frontalieri che devono per legge dichiarare il reddito in Italia (nel caso della Svizzera essi oggi sono i frontalieri fuori fascia e probabilmente un domani tutti i frontalieri). Ancora, se per esempio si deciderà per un rafforzamento dell’indennità di disoccupazione, ne beneficeranno tutti i frontalieri che hanno diritto alla disoccupazione italiana (ovvero in questo caso tutti i frontalieri attivi in Svizzera).

Andrea Puglia

La seconda parte verrà pubblicata sul prossimo numero e verrà distribuita a coloro che si sono iscritti alla «newsletter OCST» (per farlo, ricordiamo che basta scrivere una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando il proprio numero di tessera o, in alternativa, il proprio nome e cognome completi).
La seconda parte dell’articolo riguarderà i seguenti argomenti:
• La nuova voluntary disclosure.
• La dichiarazione dei redditi 2017.
• La dichiarazione ordinaria in Svizzera per i «quasi residenti».
• Il futuro dei permessi di lavoro per stranieri in seguito alle recenti votazioni.