Diversi utenti hanno richiesto un nostro parere sull’articolo della Prealpina di martedì scorso dedicato al nuovo Accordo fiscale sulla tassazione dei frontalieri. Il testo è stato poi ripreso da altri media. 
L’articolo riporta per bocca di un rappresentante dell’Associazione Frontalieri-Ticino alcune previsioni sull’entità della nuova tassazione. In particolare viene detto che “un frontaliere col reddito di 38’000 franchi annui pagherà oltre 10’000 euro di tasse aggiuntive in Italia”.
Pur condividendo che il nuovo Accordo non sarà affatto leggero, desideriamo prendere ufficialmente le distanze da simili proiezioni che riteniamo assurde e che alimentano il terrore tra i lavoratori al solo scopo scandalistico. 
Gli errori contenuti nell’articolo sono clamorosi. 
Anzitutto non viene nemmeno specificato se i 38'000 franchi sono da intendersi netti o lordi. Ricordiamo infatti che in base alla legislazione italiana il reddito imponibile ai fini IRPEF non è dato dal lordo bensì dal reddito al netto dei contributi obbligatori già versati in Svizzera. La differenza non è poca, anzi. 
In entrambi i casi il conteggio è comunque palesemente errato in quanto vengono applicate aliquote esagerate. Non viene poi considerata la franchigia fiscale di 7'500 € che lo Stato italiano riconosce a tutti i frontalieri d’Italia. 
Non viene nemmeno specificato quale tasso di cambio si sia applicato, anche se dal risultato dei conteggi emerge l’impressione che si sia tenuto conto di uno scenario dove il franco è persino più forte dell’euro. 
Infine non viene nemmeno spiegato se il lavoratore in questione è considerato celibe oppure con carichi di famiglia, altro dato tutt’altro che irrilevante al fine di determinare le detrazioni per carichi di famiglia. 
Su questo punto poi l’articolo rincara la dose, affermando che non sarebbe possibile ad oggi quantificare le detrazioni fiscali a cui avranno diritto i frontalieri in quanto “non sappiamo nemmeno quale Governo avremo in Italia tra qualche mese”. Un’obiezione che non ha alcun senso in quanto i frontalieri potranno godere delle stesse detrazioni a cui già oggi hanno diritto i milioni di contribuenti italiani (e non certo perché al potere vi è un colore particolare, quanto piuttosto perché esse sono garantite dalla legislazione in materia)! 
Si afferma anche che l’Accordo potrebbe essere bloccato dal diritto internazionale il quale “vieta la tassazione di due Paesi sullo stesso reddito”. La verità è che il diritto europeo non viene minimamente intaccato. Il reddito infatti non sarà tassato due volte. Tra Italia e Svizzera, così come tra tutti i maggiori Stati del mondo, esiste da decenni un’apposita Convenzione contro le doppie imposizioni che impedisce questo meccanismo! Il fisco è infatti tenuto a detrarre le imposte pagate dai propri cittadini nell’altro Stato. 
Con tutte queste considerazioni non intendiamo in alcun modo dire che la nuova tassazione sarà leggera. Al contrario abbiamo sempre rimarcato l’assurda pesantezza di un Accordo che rischia di colpire con troppa forza i lavoratori. Al tempo stesso crediamo che in questa fase sia necessario andare oltre gli slogan e lavorare seriamente per limitare l’impatto che il nuovo Accordo avrà sul tessuto economico e sociale delle aree di frontiera. Lo si è fatto ad esempio con l’approvazione della tassazione fissa al 5% su tutte le prestazioni del secondo pilastro e sui prepensionamenti! Un risultato storico che porterà enormi benefici alle famiglie. È solo il primo passo e la strada è lunga. 
Invitiamo in sintesi i nostri utenti a diffidare degli articoli che improvvisano facili proiezioni volutamente esagerate e prodotte con estrema superficialità. 
In attesa di nuovi aggiornamenti, l’Ufficio frontalieri resta a disposizione degli associati OCST per quesiti e chiarimenti.