Atutti sta a cuore la qualità delle cure del servizio sanitario ticinese ed è stata questa la preoccupazione alla base del lavoro svolto dalla Commissione del Gran Consiglio che si è occupata della Pianificazione ospedaliera e di cui sono stato membro. Ritengo dunque vi siano parecchie ragioni per sostenere la proposta di riforma dell’Ente Ospedaliero Cantonale.

Una pianificazione attenta alla qualità
L’attenzione di una pianificazione ospedaliera deve avere uno sguardo a 360 gradi, valutando tutti gli aspetti in gioco, garantire prestazioni di ottima qualità e contenere nel contempo i costi per evitare aggravi a carico dei cittadini. Solo così si può realmente fare gli interessi della popolazione. Evidentemente sono da tenere in considerazione anche le legittime richieste di tutte le regioni del Cantone e dei diversi soggetti attivi in questo ambito, come peraltro è stato fatto, ma anche in questo caso non si può perdere di vista la qualità dei servizi. Sarebbe difatti una presa in giro se si accettasse qualsiasi soluzione per esaudire richieste individuali o regionali ben sapendo che queste vanno a detrimento delle prestazioni. È la ragione per la quale, per esempio, una seppur limitata concentrazione di alcune specialità diventa fondamentale. D’altronde oggi nessuno mette più in discussione che, per un problema al cuore, da tutte le parti del Cantone si debba andare a Lugano dove trova sede il Cardiocentro!


Garantire valide condizioni lavorative
Per il nostro Sindacato è pure fondamentale uno sguardo rivolto alle condizioni lavorative di chi opera in questo ambito. Un approccio ideologico, che cerca di contrapporre pubblico a privato negando che l’uno e l’altro svolgono un servizio di utilità a tutta la popolazione, non serve e rischiano di creare spaccature anche tra i collaboratori. Per questo possiamo assicurare che sia presso l’EOC che nelle altre strutture sanitarie vigono ottime condizioni regolate da Contratti Collettivi di Lavoro. Ma è fondamentale anche la questione occupazionale che deve essere garantita in tutte le regioni. Siamo lieti di costatare che proprio nelle Valli l’EOC manterrà gli attuali impieghi rimanendo uno dei principali datori di lavoro.

Collaborazione non privatizzazione!
Utile ricordare che la creazione dell’EOC, avvenuta più di 30 anni fa, aveva lo scopo di raggruppare in un unico ente diverse strutture ospedaliere, alcune delle quali si trovavano in un momento di difficoltà. Questa iniziativa si è sempre appoggiata sul concetto di sussidiarietà, ossia un’attenzione alle iniziative che nascono dalla società. Con lo stesso sguardo valutiamo ora la modifica che permetterà all’EOC di mantenersi leader in questo campo ma di stringere utili e necessarie collaborazioni anche con gli operatori privati. Demonizzare quanto viene fatto dalla società è tanto assurdo quanto penalizzante proprio per i pazienti e per la popolazione. Come si può non riconoscere, per esempio, l’importanza di una iniziativa che ha permesso la nascita della Fondazione Cardiocentro, riconosciuto oggi quale centro di eccellenza?

L’iniziativa è un ritorno al passato!
Per quanto riguarda l’iniziativa «Giù le mani dagli ospedali» di primo acchito sembrerebbe da rigettare semplicemente perché risulta ampiamente superata dalla pianificazione. Ma a ben guardare l’eventuale approvazione di quanto chiede rischia di imporre un passo indietro all’EOC. Non solo, difatti, chiede di ripristinare un ospedale in Vallemaggia che non esiste dal 2003 e che è stato sostituito dal Centro sociosanitario di Cevio di proprietà dell’Associazione Valmaggese, ma rischia anche di ridurre quei servizi a Faido e ad Acquarossa che dice di voler salvare. Difatti limita la richiesta per gli ospedali di Valle al pronto soccorso, mentre la pianificazione garantisce il mantenimento di posti letto ed altri servizi. Inoltre, se venisse applicata questa iniziativa, l’Ente ospedaliero si troverebbe nella difficile situazione di dover bloccare investimenti già decisi, come l’ampliamento previsto ad Acquarossa o la nuova ala a Mendrisio.
Per questi motivi i rappresentanti OCST in Gran Consiglio hanno sostenuto la pianificazione e intendono sostenere anche oggi la modifica della Legge sull’EOC e rigettare quella pericolosa iniziativa che rischia di impoverire la sanità ticinese a vantaggio dei servizi garantiti da altri Cantoni e che domani, grazie all’apertura di Alptransit, saranno facilmente raggiungibili dai pazienti ticinesi.

Lorenzo Jelmini

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