Terziario

Tra i copiosi spunti di riflessione offerti dal mondo bancario, la cronaca più recente ne addita un paio che, sebbene molto dissimili, si sottraggono difficilmente ad un accenno. Il primo, di gravissima portata, riguarda la multa di circa 500 milioni inflitta dagli Stati Uniti a UBS (così come fatto con altre banche internazionali) per una duplice manipolazione: dei tassi di cambio e del tasso interbancario Libor.

La succursale ticinese della Piaggio Vespa BV, società olandese del gruppo Piaggio, chiuderà presto i battenti. La notizia che era nell’aria da un po’ di tempo, è stata formalizzata nel mese di febbraio di quest’anno, quando, tra l’altro, si concentra il picco del lavoro. È stata quindi avviata una procedura di consultazione, che ha coinvolto l’OCST, durante la quale il sindacato e i dipendenti hanno presentato delle proposte per scongiurare la chiusura o almeno ridurre l’impatto sul personale.

I dati forniti dalla Direttrice del Dipartimento finanze ed economia in occasione di una conferenza stampa di inizio settimana confermano le indicazioni più volte evidenziate dall’OCST. La libera circolazione delle persone sta sottoponendo ad una crescente pressione anche il settore terziario. Le pressioni sono in primo luogo di tipo salariale.

L’OCST ritiene, e non da oggi, che i frontalieri forniscono un contributo prezioso ed irrinunciabile che concorre in misura decisiva alla crescita economica del Canton Ticino.

L’introduzione della Libera circolazione delle persone nel 2002, ampliata nel 2004, abolendo la priorità per la manodopera indigena, e nel 2007, con l’abolizione delle zone di frontiera, avrebbe dovuto supplire alla mancanza di manodopera qualificata in certi settori.

Ma il condizionale è d’obbligo, perché è sotto gli occhi di tutti che l’uso smodato da parte delle aziende delle notifiche, delle assunzioni tramite agenzie di lavoro e l’aumento del lavoro distaccato hanno creato una forte concorrenza tra manodopera locale ed estera e aumento della flessibilità del mercato del lavoro.

L’OCST afferma con molta fermezza, che è errato, pur di fronte a pressioni e distorsioni, puntare il dito contro i frontalieri, e che certi termini (invasione, valanga) non sono assolutamente appropriati. La realtà è che se i frontalieri vengono a lavorare in Ticino è perché c’è qualcuno che li chiama e ne dispone in modo sempre meno rispettoso.

Nel documento recentemente pubblicato, l’OCST spiega che l’afflusso di manodopera estera arriva a sostituire la manodopera locale quando l’aumento di frontalieri è superiore all’incremento generale dell’occupazione e commenta l’aumento della flessibilità, di cui molto si è detto anche alla manifestazione del 1° maggio, denunciando casi concreti ed eclatanti di dumping salariale.

Le autorità comunali di Chiasso hanno ancora recentemente salutato con interesse l’insediamento di società di servizi, venute a rimpolpare il tessuto economico della cittadina di confine. Benché riconoscano che le ricadute sull’occupazione locale siano almeno per ora irrisorie, poiché si tratta di ditte che si sono trasferite a Chiasso con il personale già alle loro dipendenze, ne evidenziano il rallegrante indotto fiscale come pure i riverberi favorevoli per gli esercenti e i commercianti locali.

Uno sguardo più attento e perspicace fornisce però un’immagine meno incoraggiante. Dietro questa facciata, si nascondono (ma non più di tanto) situazioni lavorative per nulla edificanti. Questi insediamenti, se non ricondotti nell’alveo delle retribuzioni usuali e di una più corretta considerazione degli interessi complessivi del territorio, tendono ad esercitare una ricaduta disgregante sul mercato del lavoro senza fornire un benefico apporto occupazionale.