Tra i copiosi spunti di riflessione offerti dal mondo bancario, la cronaca più recente ne addita un paio che, sebbene molto dissimili, si sottraggono difficilmente ad un accenno. Il primo, di gravissima portata, riguarda la multa di circa 500 milioni inflitta dagli Stati Uniti a UBS (così come fatto con altre banche internazionali) per una duplice manipolazione: dei tassi di cambio e del tasso interbancario Libor.

A stupire – ed anche ad urtare chi mantiene un briciolo di senso critico oltre che etico – è anche la reazione dei massimi dirigenti dell’istituto, affrettatisi ad addebitare il recidivo comportamento illecito ad «un piccolo numero di dipendenti» (ovviamente oggetto di provvedimenti disciplinari). Che si possano manipolare somme faraoniche su scala internazionale nell’oscurità di qualche ufficetto recondito e incontrollato è un mistero che gli strapagati dirigenti bancari potrebbero almeno spiegare.
Ben diversa ma non meno illuminante è la vicenda di un’ex-assistente di direzione di UBS che, utilizzando la carta di credito assegnatale dalla banca, ha pagato per circa un decennio le più lussuose e fatue spese personali. È istruttivo sapere che la carta di credito le era stata messa a disposizione per coprire i costi di aperitivi e regali ai manager come pure a clienti della banca. Solo quando le spese hanno superato il milione a qualcuno è sorto il dubbio che si stava forse eccedendo con gli aperitivi. Arduo dire se è più scandaloso mettere a disposizione una carta di credito per coprire i «poveri» manager con ulteriore manna oppure lasciare sperperare centinaia di migliaia di franchi senza nessun controllo (ciò che ha del resto valso l’assoluzione dell’imputata). Anche in questo caso non occorre grande perspicacia per prefigurare la reazione dei dirigenti della banca. La responsabilità non si ferma mai ai piani alti; ha un elevato peso specifico che la fa immancabilmente cadere verso il basso. Un mondo decisamente alla rovescia!


Meinrado Robbiani