Per l’OCST le trattative del CCL in questione sono state principalmente seguite dal sindacalista Giorgio Fonio. Lo abbiamo intervistato per fare il punto della situazione dopo la conferenza stampa del 5 maggio (vedi sotto).

Nel 2015 hanno avuto inizio le trattative per regolamentare questo importante settore. Inizialmente le cose sembravano volgere al meglio ma poi c’è stata una brusca frenata.

Sono stati due anni di trattative e discussioni impegnative il cui scopo era quello di giungere ad una soluzione ottimale nell’interesse delle parti coinvolte. Evidentemente i sindacati hanno fortemente insistito su alcuni punti nell’interesse unico dei lavoratori. Mi riferisco in particolare alla durata dell’orario di lavoro e alla retribuzione. In assemblea sostanzialmente i lavoratori hanno confermato con il loro NO quelle criticità che avevamo più volte espresso durante le trattative.

Come spiegato durante la conferenza stampa del 5 maggio, a soffrire maggiormente sono gli architetti, dove regnano salari nettamente inferiori a quelli degli ingegneri.

Effettivamente la situazione più critica riguarda gli architetti. Abbiamo effettuato un sondaggio tra i lavoratori del settore e i risultati sono stati estremamente negativi. Basti pensare che il 25 % degli architetti intervistati percepisce un salario che non supera i 2’500 franchi e che solo il 3 % di chi ha risposto guadagna oltre i 5’500 franchi (vedi immagine).

«Notevole» è la richiesta del padronato di 45 ore settimanali. Da quanto emerso dal sondaggio effettuato dai sindacati, quasi nessuno allo stato attuale lavora quella quantità di ore. Si tratta di una sorta di compensazione ai previsti aumenti salariali imposti dall’eventuale CCL?

Soltanto l’8 % di chi ha risposto al sondaggio lavora 45 ore. La sensazione è quella che si sta tentando con questo CCL di aumentare le ore di lavoro andando di conseguenza a ridurre il salario. Oggi difficilmente vengono sottoscritti contratti di lavoro con una durata di 45 ore. È una durata in contro tendenza con quanto avviene non solo in Ticino ma potrei dire anche in Svizzera e in Europa.

La regolamentazione degli stage sembra un altro punto cruciale dove c’è distanza tra padronato e sindacati. Si parla addirittura di studi in cui sono presenti esclusivamente stagisti…

Lo stage non può e non deve in alcun modo diventare uno strumento di abuso. In questo senso chiediamo di regolamentare in maniera più rigorosa la possibilità di assumere stagisti. Effettivamente vi sono studi che assumono sistematicamente stagisti che di fatto sono veri e propri professionisti e questo non può essere tollerato!

Il 4 maggio, l’assemblea dei lavoratori, ha respinto al mittente le proposte di Asiat, elaborandone però di nuove. C’è speranza?

La trattativa è ora riaperta e le parti si incontreranno il 17 maggio (ieri per chi legge). È nell’interesse di tutti, anche degli studi seri, dotarsi di un contratto collettivo di lavoro che regoli in maniera chiara ed inequivocabile le condizioni dei collaboratori attivi negli studi di architettura e ingegneria ticinesi.

Come ha reagito il padronato alla presa di posizione dei sindacati?

Evidentemente non erano contenti. Ma questo fa parte della normale dialettica tra le parti. Inoltre i sindacati devono preoccuparsi di fare gli interessi dei lavoratori indipendentemente dalle arrabbiature della controparte. Resto lo stesso fiducioso. La delegazione Asiat si è comunque sempre dimostrata ragionevole e quindi auspico che capiranno le esigenze dei loro collaboratori.

Hai affermato che questo è un contratto costruito dai lavoratori. Significa che c’è stata maggiore partecipazione rispetto ad altri settori?

In questi mesi abbiamo costruito un interessante percorso sindacale. Alcuni architetti si sono impegnati in prima persona nel cercare di coinvolgere i propri colleghi consci del fatto che il loro destino è in mano loro. Questi lavoratori hanno dimostrato di avere a cuore il loro futuro e sindacalmente non possiamo che plaudere alla loro tenacia e coerenza.

Quanto è difficile «creare» un nuovo CCL in un settore che fino a non molti anni fa sembrava non averne assolutamente bisogno? La situazione è davvero peggiorata così drasticamente?

Il fatto è che stiamo parlando di un settore altamente qualificato e che fino a pochi anni fa non avrebbe mai pensato di aver bisogno di vedere introdotti dei salari minimi. Purtroppo il profondo malessere che ha colpito il nostro mercato del lavoro non ha risparmiato nessuno e questo settore è anche lui vittima dei numerosi speculatori che hanno scelto Ticino per fare affari.

Se non dovesse entrare in vigore il CCL, ci sono i presupposti affinché si intervenga il Cantone con un nuovo contratto normale di lavoro?

Credo che se le trattative dovessero definitivamente fallire, la Commissione Tripartita si muoverà rapidamente introducendo un CNL. Inutile dire che sarebbe uno smacco per la categoria che danneggerebbe l’immagine degli studi e della professione.

Le trattative in sintesi

- Dal 2015 - inizio delle trattative per un CCL nel settore degli studi di architettura e ingegneria.

- 19 ottobre 2016 - primo incontro con un gruppo di lavoratori.

- 26 ottobre 2016 - assemblea Asiat.

- Dicembre 2016 - assemblee sindacali.

- Gennaio 2017 - breve riapertura delle trattative.

- 6 febbraio 2017 - assemblea generale del settore architetti/ingegneri.

- 17 maggio 2017 - incontro di trattativa

- 13 febbraio 2017 - Costituzione tavolo tecnico.

- 4 maggio 2017 – Assemblea generale del settore architetti/ingegneri.

- 5 maggio 2017 - Conferenza stampa e presentazione delle controproposte.

- 17 maggio 2017 - incontro di trattativa

 

Una situazione tutt'altro che rosea

Nonostante le lunghe trattative e il cauto ottimismo dello scorso autunno e di gennaio 2017, la situazione per il contratto collettivo di lavoro per architetti e ingegneri pare ora giunta in una fase di stallo. L’assemblea dei lavoratori del 4 maggio ha respinto al mittente le proposte dell’Associazione studi d’ingegneria e di architettura ticinesi (Asiat). In particolare ai lavoratori non vanno giù le 45 ore di lavoro settimanali, la possibilità di stage della durata di 12 mesi e il minimo salariale per gli architetti (3’800 franchi per 13 mensilità al primo anno di assunzione). L’Assemblea ha quindi respinto l’idea del padronato producendo però anche tre possibili soluzioni: per quanto concerne la durata del lavoro essa deve essere di 40 ore settimanali; il salario minimo al primo anno di assunzione va alzato a 5’000 per 12 mensilità, gli stage possono essere massimo di 6 mesi con assunzione dopo 3. È inoltre stata proposta una regolamentazione del numero massimo di stagisti impiegabili negli studi (sul modello del contratto dell’edilizia con i lavoratori interinali).

«Quello di cui stiamo parlando è un contratto costruito con la base e condiviso da molti lavoratori. Il CCL deve di base apportare un miglioramento delle condizioni lavorative. Basti solo pensare che nel 2014, su 120 nuovi permessi G la metà degli ingegneri percepiva meno di 5’000 franchi mensili, mentre la metà degli architetti era addirittura sotto i 3’000 franchi mensili» afferma Giorgio Fonio, che ha seguito le trattative per il nostro sindacato.

Lo scorso mese di febbraio OCST in collaborazione con Unia ha inviato a molti lavoratori del settore un sondaggio per meglio tastare le condizioni di lavoro. In totale sono giunte circa 130 risposte, in maggioranza architetti. Osservando i risultati si denota che la maggior parte degli architetti (92%) ha una durata lavorativa settimanale tra le 40 e le 42,5 ore. Per gli ingegneri questa percentuale raggiunge il 100%.

Il dato che fa certamente più scalpore è quello dei salari. Il 50% degli architetti che hanno risposto al sondaggio dichiara infatti di percepire tra i 1’500 e 3’500 franchi mensili. Il 31% rientra nella fascia 3’500-4’500 franchi e i restanti sono superiori. Migliore invece la situazione per gli ingegneri che hanno partecipato al sondaggio. Il 50% di essi percepisce un salario di oltre 5’500 franchi mensili. Il 38% tra i 4’500-5’500 e il 12% tra i 3’500 e 4’500.

Tirando le somme, la situazione in particolare per gli architetti non è delle più rosee. È per questo che i sindacati appoggiati dai lavoratori, dopo aver sostenuto il CCL proposto dal tavolo tecnico, chiedono che le trattative vengano riaperte. In caso di rifiuto padronale, i lavoratori hanno già dato il consenso per delle misure atte a sensibilizzare il padronato sulla questione. Un incontro tra le parti è previsto per il 17 maggio (ieri).

a cura di G. Donini