L’OCST ritiene, e non da oggi, che i frontalieri forniscono un contributo prezioso ed irrinunciabile che concorre in misura decisiva alla crescita economica del Canton Ticino.

L’introduzione della Libera circolazione delle persone nel 2002, ampliata nel 2004, abolendo la priorità per la manodopera indigena, e nel 2007, con l’abolizione delle zone di frontiera, avrebbe dovuto supplire alla mancanza di manodopera qualificata in certi settori.

Ma il condizionale è d’obbligo, perché è sotto gli occhi di tutti che l’uso smodato da parte delle aziende delle notifiche, delle assunzioni tramite agenzie di lavoro e l’aumento del lavoro distaccato hanno creato una forte concorrenza tra manodopera locale ed estera e aumento della flessibilità del mercato del lavoro.

L’OCST afferma con molta fermezza, che è errato, pur di fronte a pressioni e distorsioni, puntare il dito contro i frontalieri, e che certi termini (invasione, valanga) non sono assolutamente appropriati. La realtà è che se i frontalieri vengono a lavorare in Ticino è perché c’è qualcuno che li chiama e ne dispone in modo sempre meno rispettoso.

Nel documento recentemente pubblicato, l’OCST spiega che l’afflusso di manodopera estera arriva a sostituire la manodopera locale quando l’aumento di frontalieri è superiore all’incremento generale dell’occupazione e commenta l’aumento della flessibilità, di cui molto si è detto anche alla manifestazione del 1° maggio, denunciando casi concreti ed eclatanti di dumping salariale.

Le ricette per un intervento

Le misure d’accompagnamento alla libera circolazione sono carenti: in effetti non prevedono interventi sull’occupazione, ma solo sul dumping salariale. C’è inoltre un’eccessiva lentezza nell’elaborare nuove misure e non sono previste misure di pressione per indurre le controparti ad introdurre regole comuni.

L’OCST ha chiesto pertanto, sottolineando che il potenziamento è tanto più necessario nelle regioni di frontiera:

  • l’estensione dell’uso dei Ccl, dell’obbligatorietà generale e delle disposizioni contrattuali obbligatorie, l’introduzione dei contratti normali di lavoro anche per singole aziende o gruppi di aziende;
  • il divieto di pagamento del salario in euro;
  • la verifica dei salari versati ai lavoratori distaccati;
  • la revisione della legge sul collocamento con l’introduzione di prestazioni che compensino l’estrema precarietà di questi rapporti di lavoro;
  • la codifica del principio della responsabilità solidale nel caso dei subappalti;
    il rilascio del permesso di frontaliere solo in presenza di un contratto di lavoro stabile nel tempo;
  • la comunicazione alle Assicurazioni sociali e all’Ufficio Imposte delle assunzioni tramite notifica, perché possano verificare il versamento dei contributi previdenziali, dei premi assicurativi e delle imposte trattenute ai lavoratori.

Il documento propone poi l’introduzione di provvedimenti aggiuntivi nelle regioni dove si rileva un incremento più intenso di manodopera estera e frontaliera:

  • l’introduzione di un quorum privilegiato per la dichiarazione di obbligatorietà del CCL;
  • l’ampliamento delle norme vincolanti previste nei contratti normali di lavoro;
  • il riconoscimento alla Commissione Tripartita della possibilità di fissare i salari minimi considerando non solo i salari usuali ma anche i livelli retributivi regionali e la soglia di povertà!
  • l’ampliamento del diritto di usufruire delle misure previste nella LADI per i giovani anche nel periodo d’attesa;
  • la concessione da parte della Confederazione di incentivi supplementari per favorire l’assunzione di disoccupati sfavoriti;
  • l’aumento degli ispettori.

Non si può nascondere meraviglia e sconcerto davanti alle restrizioni introdotte dall’ultima revisione della LADI per i giovani o per la diminuzione dei periodi di indennizzo, davanti all’«apertura» del Consiglio Federale per il versamento del salario in euro, davanti agli ostacoli che vengono frapposti alle agevolazioni all’introduzione del CCL o alle obiezioni sull’aumento degli ispettori!

Noi parliamo di dumping da parte delle aziende! Ma in questi casi come non pensare ad un dumping da parte della Confederazione stessa?

L’OCST ha sollecitato anche il Cantone ad applicare la legge cantonale sull’innovazione, favorendo le aziende che hanno a cuore la situazione occupazionale ticinese, alla costituzione di un fondo per la promozione dell’occupazione e ad offrire percorsi formativi adatti alle mutate esigenze del mercato del lavoro.

È necessario valorizzare il ruolo della Commissione tripartita che rappresenta un prezioso luogo di confronto tra associazioni padronali, sindacati e rappresentanti dello Stato, ampliando le sue competenze alla tutela dell’occupazione promuovendo l’estensione dei Ccl, oltre che al controllo degli abusi.

Bisogna valorizzare inoltre il ruolo delle parti sociali perché è ad esse che compete la responsabilità di una «governance» del mercato del lavoro per combattere la disoccupazione, salvaguardare le condizioni retributive, favorire la formazione professionale e preservare la cultura del dialogo sociale.

 Giancarlo Bosisio