I dati forniti dalla Direttrice del Dipartimento finanze ed economia in occasione di una conferenza stampa di inizio settimana confermano le indicazioni più volte evidenziate dall’OCST. La libera circolazione delle persone sta sottoponendo ad una crescente pressione anche il settore terziario. Le pressioni sono in primo luogo di tipo salariale.

Per oltre un terzo delle nuove entrate di frontalieri si stanno registrando (i rilevamenti si riferiscono al 2012) retribuzioni inferiori al salario minimo di riferimento, che si colloca vicino a 3.200 franchi mensili. Si tratta di un dato inquietante poiché è il sintomo di un pericolo tangibile di progressivo abbassamento del livello dei salari. Rende del resto manifesta la tendenza di un numero crescente di ditte ad utilizzare in modo distorto e perverso, sulle spalle cioè di chi lavora, la libera circolazione. Un’analoga preoccupazione è di natura occupazionale. La possibilità di assumere persone estere a salari inferiori a quelli usuali tende a sfavorire l’inserimento di giovani al primo impiego o di persone disoccupate.

L’allarme più volte lanciato dall’OCST e ora fatto proprio anche dal DFE deve incitare a lottare in modo risoluto contro il dumping salariale. Deve anche indurre a perseguire una linea di equilibrata complementarietà tra manodopera indigena e frontaliera, evitando che comportamenti speculativi delle aziende istaurino una indebita concorrenza e contrapposizione. Lo strumento privilegiato per muoversi in questa direzione, scongiurando cioè un degrado delle condizioni di lavoro e favorendo una regolazione più accorta del mercato del lavoro, risiede nel contratto collettivo di lavoro. Sulle parti sociali ricade perciò impellente il compito di programmare ed attuare una copertura contrattuale del settore terziario consona alle condizioni odierne del mercato del lavoro. Ne sono interpellate in primo luogo le associazioni padronali, particolarmente sonnolente e indolenti su questo aspetto. Sono sollecitate ad uscire allo scoperto e ad imboccare la via del dialogo con i sindacati. Auspichiamo che anche l’autorità cantonale, oggi attenta e preoccupata per le tendenze in atto, concorra a richiamare la parte padronale ad una più netta responsabilità sociale.

Meinrado Robbiani