Impatto strutturale della libera circolazione sul mercato del lavoro: I solchi del degrado...Un impatto strutturale

Ad un anno dalla presa di posizione “Mercato del lavoro: la mappa del degrado” l’OCST intende rinnovare il suo grido di allarme, attirando l’attenzione sul carattere strutturale dell’impatto della libera circolazione come pure sulla profondità del degrado in atto.

Il campo emblematico dei salari

Si assiste ad una compressione dei livelli salariali che stacca ulteriormente in Ticino dalle medie nazionali. Vi influiscono soprattutto le retribuzioni percepite dai frontalieri di nuova entrata, che sono inserite da anni su una traiettoria di costante abbassamento.

Questa evoluzione riversa evidenti disagi e contraccolpi sulla popolazione. Soprattutto la possibilità per i frontalieri di accedere liberamente al settore terziario, dove è prevalentemente occupata la manodopera locale, vi inietta standard retributivi inadeguati e pericoli di concorrenza occupazionale a scapito dei residenti.

Crescita sbilanciata dell’occupazione

La libera circolazione ha coinciso con un  significativo incremento dell’occupazione. Tale crescita è tuttavia stata prevalentemente coperta da immissioni di manodopera estera (frontaliera e residenti di nuova entrata). Non si è perciò prodotto un parallelo assorbimento della disoccupazione. Sono di recente sono apparsi segnali incoraggianti che occorrerà sostenere attivamente. 

Tende anche ad accentuarsi la concorrenza tra manodopera locale e frontaliera, acuita dal mutamento del profilo dei frontalieri oggi prevalentemente occupati nel terziario e dotati di qualifiche più elevate rispetto al passato. La libera circolazione, da strumento che consente di reperire più agevolmente profili non disponibili, finisce per diventare un’arena di competizione particolarmente insidiosa per i residenti.

Una flessibilità invasiva

Con la libera circolazione è andato dilatandosi il grado di flessibilità del mercato del lavoro. La possibilità di reclutare lavoratori interinali oltre confine, la facoltà di assumere manodopera fino a 90 giorni annui tramite una semplice notifica, l’afflusso massiccio di lavoratori distaccati (dipendenti e padroncini)  hanno accentuato notevolmente il grado di viscosità e di disordine del mercato del lavoro e di precarietà del lavoro.

Queste forme di flessibilità hanno anche trainato modalità di organizzare l’attività aziendale dove si annidano più facilmente distorsioni e abusi. E’ in particolare il caso per le forme di appalto e di subappalto che sono andate lievitando notevolmente.

Una cultura imprenditoriale distorta

Il rilevante afflusso di imprese d’oltre confine, insediatesi sovente per abbinare i vantaggi di operare in Svizzera con la possibilità di attingere ai parametri retributivi d’oltre confine,  ha iniettato germi disgreganti anche nei comportamenti e nella cultura imprenditoriale. Insufficiente propensione all’integrazione e alla considerazione dei bisogni del territorio, concezione distorta della libera circolazione (percepita quale regime senza regole), disattenzione verso la tradizione di dialogo e di collaborazione tra le parti sociali stanno intaccando la cultura imprenditoriale.

Con queste premesse non stupisce che la libera circolazione si traduca in forme molteplici di abuso, tanto più inquietanti poiché diffuse capillarmente e percepite come artifici ormai normali per muoversi su un terreno economico più competitivo.

Una protezione inadeguata

Al carattere strutturale dell’impatto della libera circolazione non corrispondono regole e strumenti di pari natura e portata. Le odierne misure di accompagnamento rimangono inadeguate. Hanno un carattere prevalentemente reattivo e transitorio.

Puntando a misure strutturali, occorre al contrario rafforzare la protezione del lavoro senza scordare interventi nel campo della politica economica, dell’impiego e dei salari.

Tra le misure auspicabili possono essere citate: riconoscimento ai Cantoni della facoltà di decretare salari minimi (non solo secondo criteri sociali); conferimento più agevole del carattere obbligatorio ai contratti collettivi; contratti normali anche a carattere preventivo; inserimento della lotta alle pressioni di natura occupazionale tra gli obiettivi delle misure di accompagnamento; accesso dei giovani disoccupati con formazione scolastica alle misure attive nel periodo di attesa; aumento degli ispettori finanziati dalla Confederazione.

Rinvigorire il tessuto e i corpi intermedi

Perno decisivo di un equilibrato funzionamento del mercato del lavoro rimane tuttavia il ruolo delle parti sociali, sulle quali ricade conseguentemente una rilevante responsabilità. Un corretto funzionamento del mercato del lavoro dipende in larga misura dalla volontà e capacità delle parti sociali di governarne l’andamento attraverso in particolare l’adozione e una programmata diffusione dei contratti collettivi di lavoro.

Intervenire in profondità

Le radici del degrado sono tenaci e profonde.

All’autorità si chiede di cogliere il carattere strutturale dell’impatto esercitato dalla libera circolazione, contrapponendogli misure di pari natura e portata.

Alle imprese è chiesta una apertura al dialogo e alla collaborazione che punti a varare forme di regolazione del mercato del lavoro (in primo luogo i contratti collettivi) atte a preservarne gli equilibri.

In assenza di strumenti più efficaci sarà del resto più arduo conciliare gli obiettivi di lungo termine del Paese, interessato a preservare relazioni di collaborazione con l’Europa, con le esigenze immediate e comprensibili della popolazione, preoccupata per il degrado del mercato del lavoro e per i contraccolpi che ne derivano.

Una più efficace protezione del lavoro è una condizione indispensabile per scongiurare controproducenti tentazioni di isolamento.

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