Abusi nell’ambito della libera circolazione...: Colpito il cuore della Confederazione!Colpito il cuore della Confederazione

Due arresti di imprenditori e responsabili di impresa. La denuncia formulata dal sindacato cristiano-sociale ticinese (OCST Organizzazione cristiano-sociale ticinese)

ha innescato un minuzioso e rigoroso lavoro di investigazione della Magistratura ticinese che è sfociata nella messa in stato di accusa dei dirigenti della Emme Suisse di Lugano.

Questa impresa, costituita pochi anni fa da imprenditori italiani e attiva nel ramo della posa di serramenta, ha aggirato i suoi obblighi contrattuali verso i dipendenti con un ignobile stratagemma.

Faceva figurare una durata del lavoro nettamente inferiore a quella effettiva per mascherare retribuzioni vergognosamente basse. All’apparenza il salario contrattuale mensile figura corretto ma, se rapportato alla durata effettiva del lavoro, la retribuzione scende attorno a 7/9 euro orari.

Ad essere duramente penalizzati sono evidentemente i lavoratori, perlopiù frontalieri. Lo stipendio sottratto si aggira attorno ad alcune decine di migliaia di franchi per ogni dipendente. Ma non solo.

Questo stratagemma consentiva anche all’impresa di risultare più concorrenziale, a scapito delle imprese che agiscono correttamente. I suoi soprusi si sono del resto spinti fino al cuore della Confederazione, tanto da essersi accaparrata un appalto all’interno del cantiere della sede centrale della Posta a Berna.

Quanto accaduto indica che, soprattutto nelle regioni di frontiera ma non solo, la libera circolazione, se non accompagnata da argini legali e contrattuali adeguati, produce:

- una competizione occupazionale che contrae gli sbocchi ai giovani in entrata nel mondo del lavoro, alle fasce più sfavorite (lavoratori maturi) e più in generale ai disoccupati;

- un incremento del grado di flessibilità del mercato del lavoro, con una dilatazione dannosa delle situazioni di precarietà del lavoro;

- pressioni sui livelli salariali a scapito sia del tenore di vita, sia in taluni casi dell’accessibilità ai posti di lavoro;

- un mutamento della cultura imprenditoriale con l’arrivo di aziende che utilizzano gli spazi aperti dalla libera circolazione in modo visibilmente distorto.

Il caso denunciato da OCST è una ulteriore prova della necessità di controllare più efficacemente il mercato del lavoro e soprattutto di disporre di strumenti maggiormente rispondenti al nuovo contesto della libera circolazione. Si tratta cioè di potenziare le misure di accompagnamento e di intensificare i controlli.

Dovrebbe anche consentire di capire che quanto accade nelle regioni di frontiera non riguarda solo queste ultime ma l’intero Paese. Il degrado in atto nel loro mercato del lavoro finisce inevitabilmente per riverberarsi anche oltre i loro confini.

L’OCST auspica che il mondo della politica federale e le associazioni padronali, incomprensibilmente restie a rafforzare la protezione legale e contrattuale dei lavoratori, avvertano l’importanza di intervenire con maggiore risolutezza e vigore. Il dibattito attorno alle misure di accompagnamento, che il Consiglio federale ha deciso di riavviare, indicherà l’effettiva volontà di tenere presenti le preoccupazioni della popolazione e delle regioni più esposte alle ricadute della libera circolazione.

Inciderà anche sull’attitudine del popolo verso gli Accordi bilaterali e la libera circolazione.