Nuove ditte da oltre confine... Osservarne meglio l’insediamento e gli effetti.Osservarne meglio l’insediamento e gli effetti

Non solo manodopera

La libera circolazione ha agevolato l’accesso al nostro territorio non solo della manodopera ma anche delle aziende estere.

Gli occhi sono puntati in modo costante e meticoloso sul flusso di lavoratori, soprattutto frontalieri, poiché vi è associato un tangibile pericolo di pressioni sull’occupazione e sulle condizioni salariali. Il movimento delle imprese, non beneficiando di equivalente attenzione, sfugge invece in buona parte agli sguardi.

Un numero significativo di insediamenti

La mobilità delle imprese è tuttavia tale da rendere opportuna una più attenta osservazione del loro afflusso. Pur non essendo disponibili dati precisi, dall’osservatorio del sindacato l’insediamento di nuove aziende appare consistente. Si tratta prevalentemente di imprese di piccole dimensioni. Trattandosi poi sovente di unità che operano nel settore dei servizi, il loro arrivo non implica un trasferimento fisico rilevante (mezzi di produzione, materiale..). Il loro innesto nell’economia cantonale risulta perciò meno appariscente ma non per questo trascurabile.

Un impatto da non sottovalutare

L’impatto sul mondo del lavoro non è irrisorio.  L’arrivo di nuove aziende ha sì il pregio di portare linfa all’attività economica ma non è privo di ricadute che possono rivelarsi sfavorevoli. Nella misura in cui si insedino in Ticino trasferendovi anche la manodopera già occupata oltre frontiera, tendono a portare retribuzioni e politiche salariali non confacenti. Essendo poi state mosse dal desiderio di sottrarsi a vincoli e lacci di vario genere, che ne pregiudicavano il funzionamento in patria, sono sovente refrattarie a qualsiasi vincolo e come tali poco propense ad assorbire la cultura del luogo (che nelle relazioni tra imprese e sindacati ruota attorno al principio del dialogo e della collaborazione) e a maturare una sufficiente attenzione ai bisogni del territorio (in particolare ai bisogni occupazionali quali l’inserimento di giovani e l’assunzione di persone disoccupate).

Un’analisi auspicabile

E’ perciò auspicabile che il movimento e l’insediamento di ditte dall’estero sia oggetto di una più attenta osservazione e verifica. L’OCST si attiverà nelle sedi competenti per chiedere che venga promossa un’analisi di questo genere. Aspetti tra i quali il numero di ditte insediatesi negli ultimi anni, la dimensione, il settore dove operano, la presenza di dipendenti locali e frontalieri, i livelli salariali, l’appartenenza ad associazioni padronali, l’adesione a contratti collettivi di lavoro potrebbero fornire indicazioni utili sulle caratteristiche e sull’impatto della libera circolazione per quanto attiene ai movimenti delle aziende.

Un osservatorio?

A dipendenza dei risultati dell’analisi si potrà valutare l’opportunità di predisporre un osservatorio anche per i flussi di aziende, in analogia a quanto è già operante sul versante della manodopera. L’obiettivo di preservare un mondo del lavoro equilibrato potrebbe trarre beneficio anche da una sistematica osservazione dei movimenti delle aziende. Per una regione come la nostra, confinante con un’area nettamente più densa di unità aziendali che guardano oltretutto con interesse al Ticino, meglio conoscere il flusso delle ditte provenienti dall’estero non è superfluo. Potrebbe costituire un utile punto d’appoggio per interventi che mirino a meglio integrarle nel territorio e nella sua cultura affinché non rimangano delle enclavi a sé stanti.

 

OCST - Segretariato cantonale - M. Robbiani