Misure di accompagnamento: un passo innanzi ma rinunciatarioRiprendendo le proposte elaborate da un apposito gruppo di lavoro,  il Consiglio federale ha deciso di rafforzare ulteriormente le misure di accompagnamento alla libera circolazione.

E’ una scelta che, soprattutto nelle regioni più esposte alle ricadute della libera circolazione quali il Ticino, va salutata favorevolmente. Benché ci si possa rammaricare che giunga solo ora, non essendo mancate in passato le sollecitazioni ad intervenire più celermente, la decisione del governo federale si iscrive nella volontà di salvaguardare un mercato  del lavoro equilibrato e questo indipendentemente dal regime di libera circolazione o di contingentamento della manodopera estera.

La soddisfazione è tuttavia solo parziale. Il bilancio di questa operazione rimane in chiaroscuro poiché i provvedimenti rimangono insufficienti.

Indirizzi generali immutati

Nel sottoporre alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e allo speciale gruppo di lavoro le sue proposte (documento inviato il 07.10.2013), l’OCST aveva in primo luogo chiesto che le misure di accompagnamento, diversamente da oggi, possano:

  • assumere anche un carattere preventivo, in modo da anticipare l’insorgere di distorsioni e abusi (oggi si interviene essenzialmente solo dopo avere verificato  la presenza di abusi diffusi);
  • puntare a contrastare anche le pressioni di natura occupazionale (e non solo quelle sui livelli salariali come è il caso attualmente);
  • considerare le differenze regionali, predisponendo una gamma di misure più severe nelle regioni di frontiera dove la presenza di manodopera frontaliera superi una soglia prefissata (20% della popolazione attiva).

Su questi indirizzi di carattere generale il Consiglio federale rimane silente. Considera solo parzialmente l’ultimo aspetto, sostenendo che un’intensificazione dei controlli e delle sanzioni risulterà utile soprattutto alle regioni di frontiera.

Controlli e sanzioni

L’autentico fulcro dei miglioramenti decisi dal Consiglio federale risiede nell’incremento dei controlli e nell’innalzamento delle sanzioni. Si tratta di provvedimenti importanti e indispensabili - d’altronde sollecitati anche dall’OCST – che vanno accolti con soddisfazione. Al di là di queste misure indubbiamente efficaci, poche altre hanno però una rilevanza degna di nota. Merita di essere segnalato l’obbligo di notifica dal primo giorno per le ditte estere che effettuano lavori di giardinaggio come pure l’impegno ad elaborare modalità più dettagliate per la notifica di lavoro distaccato.

Il nodo contrattuale

La lacuna principale riguarda l’obbligatorietà dei contratti collettivi di lavoro. Anche in considerazione della resistenza espressa dalle associazioni padronali, il Consiglio federale rinuncia a rendere un po’ meno severi e impegnativi i criteri da adempiere per il conferimento del carattere obbligatorio. Considerando che è il contratto collettivo lo strumento più efficace per prevenire gli abusi, si abdica da una misura decisiva per evitare l’insorgere di dumping salariale. Così facendo si desiste anche dal contribuire a valorizzare il ruolo delle parti sociali in un mercato del lavoro dove il dialogo e la collaborazione tra questi interlocutori tendono purtroppo a stemperarsi.

Intravvedendo le resistenze puntualmente manifestatesi, l’OCST aveva chiesto sussidiariamente una attenuazione dei criteri per la concessione del carattere obbligatorio perlomeno in favore dei Cantoni dove le pressioni salariali sono più acute. Anche questa richiesta rimane inevasa.

Il Consiglio federale, non osando fare un passo più coraggioso ma consapevole che il contratto collettivo rimane un perno cruciale, ha perlomeno migliorato alcuni aspetti riguardanti la possibilità di estendere una parte dei contratti collettivi se si rilevano abusi diffusi.

Agire a tenaglia

Sugli aspetti insufficientemente considerati dal Consiglio federale (in particolare l’obbligatorietà dei contratti collettivi) occorre intervenire ulteriormente in occasione dell’esame che attueranno le Camere federali.

Una migliore regolazione del lavoro dipende sì dalla disponibilità di misure di accompagnamento efficaci ma ancor maggiormente dall’azione congiunta delle parti sociali (associazioni padronali e sindacati). Si deve perciò  anche puntare a bilanciare sul versante delle parti sociali quanto il Consiglio federale ha rinunciato a mettere in atto. Al padronato nazionale, dimostratosi in parte refrattario, si chiede perciò di percepire compiutamente la responsabilità che grava sulle sue spalle nel garantire, d’intesa con i sindacati, un funzionamento più lineare e ordinato del mercato del lavoro.

In campo cantonale, l’OCST sollecita nuovamente le principali associazioni padronali a compiere concreti e celeri passi verso una migliore regolazione del mercato del lavoro attraverso segnatamente una più capillare diffusione dei contratti collettivi di lavoro.

OCST Segretariato cantonale - Meinrado Robbiani

 

In allegato: tabella riassuntiva rispetto alle principali proposte formulate dall’OCST nel documento inviato alla SECO (ottobre 2013)