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Dichiarazione d'imposta

I Segretariati regionali OCST offrono su appuntamento il servizio di compilazione della Dichiarazione d’imposta per le persone fisiche 2016.

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"il Lavoro"

Il Lavoro n. 11 del 13 luglio 2017
 
Proprio quindici anni dopo l’introduzione della libera circolazione delle persone e tre anni dopo l’accettazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, il Comitato di Travail.Suisse si è riunito per discutere in modo intenso sugli effetti degli accordi bilaterali. Sono stati esaminati sia i vantaggi economici degli accordi, che i problemi politici e reali che ne risultano per le lavoratrici e il lavoratori.
 
Travail.Suisse è giunta alla constatazione che senza una protezione efficace e duratura delle condizioni salariali e lavorative, e la messa in atto di altre misure per usare il potenziale della manodopera indigena in modo migliore, non ci potrà essere un futuro per la libera circolazione delle persone.
 
Il Comitato di Travail.Suisse ha dedicato il suo ritiro di un giorno all’inizio di questa settimana ai temi degli accordi bilaterali, della libera circolazione delle persone e degli effetti sul mercato di lavoro.
 
La relazione introduttiva di Martin Eichler, capo-economista e membro del comitato direttivo di BAK Basel Economics AG, ha esaminato i vantaggi. gli svantaggi macro-economici, e i rispettivi costi, della soppressione degli accordi bilaterali. Gabriel Fischer, responsabile del dossier di politica economica presso Travail.Suisse, ha tracciato la situazione attuale del sistema di misure d’accompagnamento della libera circolazione delle persone.
 
Ospiti a Lugano nella sede dell’OCST, un’attenzione particolare è stata data al Ticino. Renato Ricciardi, Segretario cantonale del sindacato OCST, ha spiegato quali sono le sfide e le misure intraprese.
 
 
Mantenere gli accordi bilaterali: ripartire in modo più equo i benefici della libera circolazione
 
Il Comitato di Travail.Suisse riconosce la grande importanza macro-economica degli accordi bilaterali. Un’economia piccola, aperta e orientata all’esportazione come quella della Svizzera, deve avere delle relazioni ben regolamentate con i suoi partner salariali e lavorative in Svizzera.
 
Questa promessa deve essere mantenuta! Travail.Suisse ritiene necessario un ulteriore miglioramento dell’utilizzo del potenziale di manodopera indigena e una ripartizione più equa dei benefici della libera circolazione delle persone.
 
 
Protezione più efficace e più duratura delle condizioni salariali e lavorative
 
Il Comitato di Travail.Suisse ritiene che le misure di accompagnamento rappresentano degli strumenti solidi per proteggere i salari e le condizioni di lavoro, e per lottare contro gli abusi sul mercato del lavoro. Al contempo, sottolinea ancora una volta l’importanza di uno sviluppo continuo e di un’ottimizzazione delle misure d’accompagnamento. Una particolare necessità di agire si presenta per quanto riguarda la percentuale di lavoratrici e lavoratori che sono protetti da salari minimi obbligatori.
 
La Svizzera è molto in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, con un tasso di copertura da Contratto Collettivo di Lavoro (CCL) del 50%. È quindi ancora più urgente facilitare la dichiarazione di forza obbligatoria delle convenzioni di lavoro per mettere più lavoratrici e lavoratori sotto la protezione di un CCL. Nei settori senza CCL, bisogna quindi redigere dei Contratti Normali di Lavoro (CNL). È indicativo il fatto che, dei 24 CNL cantonali, 21 sono stati firmati nel Cantone Ginevra e in Ticino (16).
 
Inoltre, bisogna mettere in atto il più presto possibile il progetto previsto secondo cui solo con un attestato del rispetto delle disposizioni dei CCL si può garantire che i lavori (per esempio nei mercati pubblici) vengano assegnati unicamente a imprese che rispettano le condizioni di lavoro e salariali.
 
 
Potenziale di manodopera indigena: la priorità ai disoccupati come primo passo
 
La priorità alle persone disoccupate, che il Parlamento ha deciso per mettere in atto l’articolo 121a della Costituzione federale (iniziativa sull’immigrazione di massa), è un passo nella direzione giusta. Il Comitato di Travail.Suisse chiede ora una buona messa in atto di questa priorità per poter migliorare realmente le prospettive sul mercato di lavoro e delle persone in disoccupazione. Per fare ciò, è indicato che venga riattivata anche l’iniziativa contro la penuria di personale qualificato, per un migliore utilizzo del potenziale di manodopera indigena.
 
A questo fine, è necessario un credito speciale per un’operazione di formazione continua a favore delle lavoratrici e dei lavoratori più anziani. Occorre anche sviluppare la formazione di recupero per coloro che non possiedono un diploma professionale e promuovere il reinserimento delle donne dopo la pausa dedicata alla famiglia.
 
È importante semplificare la conciliazione tra la vita professionale e familiare, e renderla più sostenibile dal punto di vista finanziario. I problemi dei giovani al momento dell’entrata nel mondo del lavoro (stages e contratti a durata limitata) devono essere maggiormente presi in considerazione, come anche i peggioramenti in seguito all’ultima revisione della legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI).
 
Il Comitato di Travail.Suisse è convinto che la libera circolazione e gli accordi bilaterali con l’Unione europea avranno un futuro durevole, solo proteggendo le condizioni salariali e lavorative in modo efficace, integrando meglio i giovani e le donne nel mercato del lavoro, e garantendo il mantenimento dei posti di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori più anziani.commerciali più importanti.
 
Allo stesso tempo, l’accettazione della libera circolazione delle persone, e quindi la concorrenza illimitata che si presenta alla manodopera indigena, non sono comprensibili. Con l’introduzione della libera circolazione delle persone, si è fatta una promessa di garantire che, con delle misure d’accompagnamento efficaci, si proteggessero le condizioni salariali e lavorative in modo efficace, integrando meglio i giovani e le donne nel mercato del lavoro, e garantendo il mantenimento dei posti di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori più anziani.