In risposta al vostro comunicato stampa del 28 marzo, mi permetto di presentare alcune considerazioni visto che, assieme al collega Fonio, sono artefice di una proposta di modifica alla legge sugli appalti pubblici affinché chi ottiene un appalto si rivolga agli Uffici regionali di collocamento (URC) per sapere se ci sono disoccupati disponibili prima di eventualmente fare capo alle agenzie interinali.
 
Con questa proposta non abbiamo l’obiettivo di demonizzare o mettere al bando le agenzie interinali. Tutt’al più vogliamo evitare che queste, anziché una risposta ad una contingente e straordinaria necessità, diventino la modalità principale per poter lavorare in Ticino.
 
Concordo che le agenzie interinali non sono «le cause dei malanni che affliggono il mondo del lavoro ticinese» ma certo non aiutano ad evitare che il precariato prenda sempre più spazio.
 
Per questo vogliamo richiamare tutti i datori lavoro ad una maggiore responsabilità sociale.
 
Come ha precisato l’OCST nel corso della conferenza stampa d’inizio anno (vedi «il Lavoro» n.3), vi è preoccupazione perché la precarietà ha ormai assunto nel nostro Cantone le forme di contratti a ore, su chiamata, tempi parziali con orari frammentati, lavoro a tempo determinato e interinale.
 
Inizialmente erano forme d’impiego pensate per rispondere alle esigenze di flessibilità delle imprese, ma il loro eccessivo utilizzo sta compromettendo il tessuto sociale nel nostro Cantone.
 
E i dati non fanno che confermare queste preoccupazioni visto che in 10 anni i lavoratori interinali sono aumentati del 99%.
 
Purtroppo il passaggio dall’agenzia interinale è sempre meno un’occasione per facilitare l’ingresso al mercato lavoro e sempre più una situazione perenne per molti lavoratori.
 
Non possiamo sottacere che le conseguenze di questo trend ricadono su tutta la società e sono negative per i lavoratori che, vivendo un’occupazione precaria, difficilmente possono programmare il loro futuro e si vedono privare della possibilità di crescita e di perfezionamento professionale.
 
Preoccupazioni espresse anche dalla SUVA secondo cui i lavoratori precari e in particolare gli interinali sono una categoria professionale con rischio di infortunio superiore alla media.
 
Ritengo sia dunque più che legittima la richiesta rivolta allo Stato affinché pretenda che chi ottiene un appalto pubblico e ha necessità di completare il proprio organico per svolgere questo appalto, faccia innanzitutto riferimento agli URC per sapere se ci sono disoccupati disponibili.
 
Obiettivo è dunque quello di garantire una maggiore possibilità di accesso ai posti vacanti a chi si trova iscritto agli URC e crediamo che in questo lo Stato possa e debba fare molto di più.
 
Permettetemi, non da ultimo, di contestare con decisione un passaggio del vostro comunicato con il quale volete giustificare la presenza massiccia sulle liste delle agenzie interinali di lavoratori provenienti dall’estero scaricando responsabilità a chi si trova disoccupato e iscritto agli uffici di collocamento reo di non mettersi sufficentemente a disposizione.
 
Affermare che «molto probabilmente la copertura sociale di cui i nostri disoccupati sono a beneficio rallenta il rendersi disponibile» significa gettare genericamente pesanti dubbi su tutti i disoccupati senza preoccuparsi del dramma che per molti è la mancanza di occupazione. Non è onesto rinfacciare loro la possibilità di usufruire della protezione sociale.
 
Non è la prima volta che mi tocca sentire queste assurde critiche che mettono in discussione uno Stato sociale costruito con fatica negli anni e che non solo ha permesso di garantire sostegno a chi si trova senza occupazione ma, forse è il caso di ricordarlo, è pure stato di supporto alla crescita economia di questo Paese garantendo flessibilità al mercato del lavoro.
 
Noi abbiamo a cuore il bene della nostra società e vogliamo fare qualsiasi cosa finché l’occupazione sia il più possibile garantita a tutti.
 
Questo anche tramite il sostegno alle aziende che, riconosciamo, oggi sono confrontate con difficoltà ma che non devono comunque cedere alla tentazione di facili soluzioni che aumentano precariato e insicurezza nel mondo del lavoro.
 
Lorenzo Jelmini