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Dichiarazione d'imposta

I Segretariati regionali OCST offrono su appuntamento il servizio di compilazione della Dichiarazione d’imposta per le persone fisiche 2016.

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"il Lavoro"

Il Lavoro n. 10 del 22 giugno 2017
 
D’altra parte, tuttavia, in corso d’opera, le autorità scolastiche comunali hanno sottoposto i docenti alla compilazione di un questionario e, legittimamente, si sono successivamente orientate verso l’adozione di un codice etico quale strumento utile al raggiungimento dello scopo primario, coinvolgendo così il professor Johannes Flury tra il 2015 e il 2016.
 
Se dunque è innegabile che l’intenso lavoro «ha coinvolto attivamente il corpo insegnante», è altrettanto vero che un codice etico, per definizione, lo si costruisce progressivamente (solitamente sin dall’inizio), consapevolmente, da entrambe le parti, per arrivare ad un prodotto finale condiviso sia dal datore di lavoro, sia da chi è chiamato a rispettarne e ad applicarne i contenuti, il che purtroppo non risulta essere il caso del codice etico di Lugano, per il quale, difatti, si annuncia che «ora inizia il cammino che porterà le diverse componenti dell’Istituto scolastico a riconoscere, condividere e mantenere vivi gli enunciati, declinandoli in pratiche quotidiane e comportamenti pedagogici condivisi».
 
Pur condividendone gli intenti non si può quindi nascondere un certo rammarico per il ridotto grado di consapevolezza e di responsabilità del corpo insegnante nella definizione del codice etico, il che forse potrebbe chiarire la ragione per cui il documento non parrebbe vincolante per coloro che erano già in servizio al momento della sua entrata in vigore, il 1. gennaio di quest’anno (addirittura prima che venisse presentato al Collegio generale dell’11 gennaio).
 
Un testo ambiguo
 
L’ambiguità del testo ad ogni modo la si riscontra non solo nel processo di elaborazione, ma anche negli intenti e nei contenuti. Il Municipio in effetti dichiara che il documento «codifica i principi e i comportamenti che promuovono una comunità scolastica…» e che la sua stesura «è stata l’occasione per una ridefinizione dell’insegnante.
 
Cos’è l’insegnante, quali sono il suo ruolo e il suo compito, che cos’è la scuola, che cosa significa insegnare, cosa significa educare: questioni forse evidenti anni fa, ma che ora necessitano di una chiarificazione». L’ambizione degli obbiettivi prefissati è evidente, specie se li si intende conseguire con due pagine soltanto, per di più prive di riferimenti o di richiami alla Legge della scuola (alla quale compete proprio definire i principi di tale istituzione) o al Regolamento organico dei dipendenti comunali (con cui si disciplinano gli aspetti procedurali e organizzativi).
 
Neppure rivolgerci al destinatario chiarisce la situazione, da una parte si dichiara in calce che «l’inosservanza di quanto dichiarato dal codice etico potrà essere considerata una violazione dei doveri di servizio, sanzionabile in base alle norme vigenti» (con valenza più affine dunque a quella di un regolamento vero e proprio che non ad un autentico codice etico), mentre dall’altra, in apertura, il testo afferma «la nostra è una comunità scolastica che comprende allievi, docenti, personale dei servizi, genitori e autorità scolastiche, si basa su valori comuni e si impegna a promuoverli e farli rispettare», includendo dunque figure alquanto diverse tra loro per ruolo e responsabilità.
 
Si sottolinea inoltre che, a quanto è dato sapere, né i genitori, né gli allievi né il personale non docente attivo negli istituti scolastici hanno potuto assistere alla presentazione del documento e alla sua discussione. Come cammino di condivisione interna ad una stessa comunità pare piuttosto problematico e fragile, per non dire contraddittorio, almeno nei suoi esordi.
 
Affermazioni troppo generiche
 
Se infine ci si addentra nei contenuti, non tranquillizza osservare la genericità di certe affermazioni quali «ci adoperiamo affinché siano rispettate le regole condivise, stabilite attraverso una ricerca attiva di principi e valori comuni».
 
Il tutto assume contorni inquietanti se si ricorda che la mancata osservanza comporta sanzioni.
 
Che cosa si intende con queste richieste?
 
Le regole e i valori non sono forse quelli definiti chiaramente dalla Legge della scuola e dai regolamenti di applicazione, cantonali e comunali?
 
Sono forse decadute norme quali «la scuola promuove, in collaborazione con la famiglia e con le altre istituzioni educative, lo sviluppo armonico di persone in grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella società e di realizzare sempre più le istanze di giustizia e di libertà»?
 
O «in particolare la scuola, interagendo con la realtà sociale e culturale e operando in una prospettiva di educazione permanente educa la persona alla scelta consapevole di un proprio ruolo attraverso la trasmissione e la rielaborazione critica e scientificamente corretta degli elementi fondamentali della cultura in una visione pluralistica e storicamente radicata nella realtà del Paese»?
 
O ancora «la scuola promuove il principio di parità tra uomo e donna»?
 
Non si vorrebbe che, pur di evitare faticosi confronti e discussioni con chi non dovesse gradire tali principi e pur di trovare agili accomodamenti, qualcuno volesse abdicare a vari scopi della scuola o almeno attenuarli e dare mandato ai docenti di derogare nei fatti al diritto superiore.
 
Se qualcuno ritenesse che determinate finalità educative siano ormai superate, proceda di conseguenza a modificare leggi e regolamenti nelle sedi opportune, senza cercare di aggirare il problema investendo i docenti, già impegnati in compiti crescenti e sempre più lontani dal mandato originario, di responsabilità che non competono loro e che, anzi, in parte confliggono perfino con il loro statuto.
 
In effetti, affermazioni quali «consideriamo le differenze individuali e culturali come una risorsa», che assurgono ad una sorta di nuovo credo esistenzial-professionale, ingenuamente ossequiano un pericoloso relativismo culturale.
 
Che cosa succerebbe se, come successo in altre scuole svizzere, un allievo si rifiutasse di stringere la mano alla sua maestra in quanto donna? Oppure se si rifiutasse di frequentare corsi a suo giudizio non rispettosi della sua specificità culturale?
 
Risolveremmo il tutto con una pragmatica e scivolosa «ricerca attiva di valori comuni» che, se fallisse, imporrebbe una sanzione al docente inadatto e poco professionale (e non a genitori o allievi)?
 
In uno stato di diritto liberaldemocratrico le istituzioni scolastiche sono pluraliste, non culturalmente qualunquiste o relativiste. L’educazione è intrinsecamente una scelta, e dunque, se si sceglie un valore, una via, se ne esclude inevitabilmente un’altra. Rispettare e accogliere il prossimo, non significa negoziare ogni formulazione educativa.
 
È curioso notare come i valori professati nel codice etico siano quelli della sicurezza, del rispetto e della professionalità, come se la professionalità fosse in sé un valore etico definito univocamente e non un contenitore in attesa di contenuti.
 
Non è forse vuota autoreferenzialità indicare «la professionalità» come strada da seguire per i professionisti?
 
Forse giova ricordare che anche Eichmann agì professionalmente; occorre ben altro per dare sostanza alla professione docente, mentre invece, dall’altra parte, scompaiono valori densi e profondi come libertà, giustizia o parità tra uomo e donna. 
 
L’analisi potrebbe spingersi oltre e notare ad esempio che l’agire pedagogico pare esaurirsi e ridursi alla prevenzione e all’«autoprotezione», obiettivi promossi in prima linea tra le preoccupazioni della città di Lugano e delle sue scuole, oscurando ogni richiamo alla «trasmissione e alla rielaborazione critica e scientificamente corretta degli elementi fondamentali della cultura in una visione pluralistica e storicamente radicata nella realtà del Paese» indicata nella legge della scuola. 
 
La prevenzione degli abusi non avviene solo tramite il codice etico
 
Ora come in passato, la prevenzione degli abusi e gli interventi per reprimerli sono possibili anche in assenza di un codice etico, essendo sufficiente una buona attenzione da parte delle autorità competenti, già solidamente munite di basi legali utili a riconoscere i reati e ad intervenire efficacemente nelle aule sovrintendendo all’operato dei docenti.
 
Se si intendesse comunque avvalersi di un codice etico, queste preoccupazioni, legittime e fondate, non devono ad ogni modo stravolgere il mandato del docente, l’ordine e l’equilibrio tra i suoi numerosi compiti, né aggiungere pressioni indebite ed arbitrarie, imputabili specialmente ad un’eccessiva indefinitezza dello statuto del documento, dei suoi termini e dei destinatari.
 
Comitato OCST-Docenti
 

 
L’Istituto scolastico comunale si dota di un Codice etico
 
L’Istituto scolastico comunale di Lugano si dota di un Codice etico, sottoscritto in novembre dal Municipio e presentato agli oltre trecento docenti dell’Istituto durante il Collegio generale straordinario dell’11 gennaio.
 
Questo strumento raccoglie i principi e i buoni comportamenti che devono guidare le azioni di tutte le componenti della comunità scolastica: alunni, docenti, personale dei servizi e genitori. Professionalità, rispetto e sicurezza sono i valori guida fondamentali ai quali l’Istituto vuole ispirarsi.
 
Con l’introduzione del Codice etico la Città di Lugano codifica i principi e i comportamenti che promuovono una comunità scolastica attenta a favorire il dialogo e l’ascolto reciproco, la condivisione delle regole e la ricerca attiva di valori comuni, come pure il rispetto delle differenze individuali e culturali e l’attenzione verso gli aspetti emotivi e affettivi nelle relazioni quotidiane e nell’apprendimento.
 
Nel rispetto delle direttive vigenti, grande importanza viene attribuita all’autonomia progettuale e operativa di chi si dedica all’insegnamento, affinché ciascuno abbia la possibilità di esprimersi in modo personale e propositivo.
 
L’Istituto scolastico comunale di Lugano è da diversi anni estremamente vigile e attivo sul fronte del delicato tema degli abusi e dei maltrattamenti; le diverse iniziative promosse coinvolgono attivamente i bambini, i genitori e i docenti per potenziare il loro ruolo protettivo. Il capitolo Sicurezza del Codice etico si china su questa delicata tematica: l’agire pedagogico è orientato allo sviluppo di competenze affettive e relazionali come strumento efficace per rafforzare l’autoprotezione.
 
L’obiettivo primario è creare un ambiente sicuro, a tutela dell’integrità fisica e morale degli allievi. Il compito di vigilanza e protezione, per una crescita sana dei bambini, si deve inserire in un ambiente aperto e sereno.
 
Il Codice etico è il frutto di un intenso lavoro che ha coinvolto attivamente il corpo insegnante. Il percorso che ha portato alla sua stesura è stato supportato da diverse personalità autorevoli in materia, quali i prof.ri dott.ri Franco Zambelloni e Ferruccio Marcolli, la prof.ssa dott.ssa Myriam Caranzano e i prof.ri dott.ri Alberto Crescentini, Alberto Pellai e Johannes Flury; da sottolineare pure il contributo dell’Ispettore scolastico Prof. Omar Balmelli.
 
L’importanza di disporre di un Codice etico per un’agenzia educativa quale la scuola è stata espressa con fermezza dalla dottoressa Myriam Caranzano, direttrice della Fondazione per la Svizzera italiana per l’aiuto, il sostegno e la protezione dell’infanzia (ASPI): «Il Codice etico è una delle componenti fondamentali per tendere a una comunità educativa solida e attenta al rispetto dell’integrità fisica e morale dell’individuo».
 
Ora inizia il cammino che porterà le diverse componenti dell’Istituto scolastico comunale a riconoscere, condividere e mantenere vivi gli enunciati, declinandoli in pratiche quotidiane e comportamenti pedagogici condivisi.
 
L’inosservanza del Codice sarà considerata una violazione dei doveri di servizio, sanzionabile in base alle norme vigenti.