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"il Lavoro"

Il Lavoro n. 15 del 19 ottobre 2017
 
Il numero di lavoratori dipendenti in Svizzera che definiscono il proprio stato di salute generale buono o ottimo è maggiore di quello dei lavoratori dipendenti degli altri Paesi europei (89% vs. 80%), mentre per quanto riguarda le condizioni di lavoro il loro giudizio è quasi altrettanto positivo (88%) e corrisponde alla media europea. Meno lavoratori dichiarano invece di essere esposti a rischi per la salute o la sicurezza sul posto di lavoro (15% vs. Europa: 24%), e anche la percentuale di coloro che parlano di effetti negativi del lavoro sulla propria salute è piuttosto bassa (15% vs. Europa: 27%).
Nei dieci anni trascorsi tra la rilevazione del 2005 e quella del 2015 i ritmi di lavoro dei dipendenti sono calati e le scadenze risultano meno incombenti. In tal senso la situazione che si presenta in Svizzera è simile a quella europea: un terzo afferma di lavorare per tre quarti del tempo a ritmi sostenuti (32%) e di dover fare fronte a scadenze pressanti (33%).
 
Meno margine d’azione
In generale, in questo lasso di tempo il margine d’azione dei dipendenti sembra però essersi ridotto, per esempio per quanto riguarda la possibilità di determinare i propri ritmi di lavoro (2005: 73%; 2015: 68%), la sequenza delle mansioni da eseguire (2005: 71%, 2015: 63%) o il modo di procedere nello svolgimento dei compiti (2005: 80%; 2015: 72%). Da questo punto di vista, il nostro Paese è in linea con la media europea, il che significa tuttavia che, rispetto all’indagine del 2005, ha perso la propria posizione di preminenza. 
La combinazione tra mancanza di orari autonomi e il fatto di dover lavorare costantemente sotto pressione può avere effetti particolarmente negativi sulla salute. Questa situazione riguarda l’11 per cento dei dipendenti.
 
Aumento dei problemi fisici
Tra il 2005 e il 2015 è aumentata in Svizzera l’incidenza di molti dei fattori di stress fisico esaminati (per es. rumore forte, vibrazioni, postura dolorosa, movimenti ripetitivi). Il fenomeno è in controtendenza con quanto avvenuto in Europa, dove il numero di lavoratori che svolgono mansioni correlate a questo tipo di sollecitazioni è rimasto stabile o è addirittura in diminuzione. Nel complesso, comunque, la Svizzera raggiunge la media europea.
 
Lavoratori indipendenti
La Fachhochschule Nordwestschweiz ha effettuato un’analisi distinta sulla situazione dei lavoratori indipendenti. Ne emerge che le loro condizioni di lavoro sono per molti aspetti diverse da quelle dei lavoratori dipendenti. Riferiscono più frequentemente, infatti, di avere orari di lavoro quotidiani molto lunghi, di lavorare durante il fine settimana e nel tempo libero, di dover essere flessibili in termini di orario o sempre disponibili. 
In compenso, sono spesso più liberi nel definire i propri orari di lavoro. Infatti il 67 per cento di loro ha ampie libertà in tal senso, mentre appena il 12 per cento dei lavoratori dipendenti può fissare in piena autonomia i propri orari di lavoro. Le differenze risultano marcate per esempio nella scelta dell’orario della pausa. Il 70 per cento dei lavoratori indipendenti può decidere autonomamente quando fare uno stacco dal lavoro a fronte del 42 per cento dei dipendenti.
La percentuale di lavoratori indipendenti che sostiene di non svolgere lavori monotoni, di ricevere un grande riconoscimento per il proprio lavoro, di avere modo di realizzare le proprie idee o di partecipare a importanti processi decisionali è più elevata rispetto a quella dei lavoratori dipendenti. In genere questi aspetti riducono lo stress. Anche l’autonomia dal punto di vista dei contenuti è piuttosto ampia: i lavoratori indipendenti possono adeguare in maggior misura i compiti da svolgere al proprio modo di lavorare. Potendo più spesso scegliere la sequenza nella quale eseguire i propri compiti e determinare i propri ritmi di lavoro, inoltre, i lavoratori indipendenti fanno registrare percentuali più alte rispetto ai lavoratori dipendenti (rispettivamente 79% vs. 63% e 83% vs. 68%). 
 
Lo studio EWCS
Nel corso dell’indagine europea sulle condizioni di lavoro, nel 2015 sono stati intervistati più di 43 000 lavoratori di 35 Paesi. Il campione svizzero, rappresentativo di tutte le persone che svolgono un’attività lucrativa, era composto di 1’006 lavoratori. Il monitoraggio dell’evoluzione delle condizioni di lavoro e il raffronto con gli Stati vicini evidenzia gli ambiti che possono presentare rischi per la salute e nei quali può essere necessario intervenire.
 

La reazione di Travail.Suisse

La Seco ha pubblicato lunedì 22 maggio i risultati ottenuti dalla Svizzera nella sesta inchiesta europea sulle condizioni di lavoro (vedi a lato). Ecco la reazione di Travail.Suisse.
 
Oltre all’evoluzione negativa delle sollecitazioni fisiche, sono soprattutto gli orari di lavoro che si rivelano essere problematici. I risultati di questa inchiesta non si distanziano molto da quanto emerso dal «Barometro condizioni di lavoro» di Travail.Suisse. Dal 1990, l’inchiesta europea (European Working Conditions Survey EWCS) effettua ogni cinque anni un esame comparativo delle condizioni di lavoro in europa.
 
Orari di lavoro lunghi e flessibili, con conseguenze negative sui lavoratori
Assieme all’aumento delle sollecitazioni fisiche dal 2005, l’EWCS sottolinea soprattutto gli orari di lavoro come problematica in Svizzera. La settimana di 42 è nettamente più lunga della media europea (39 ore). Inoltre, nel 2015 soltanto il 42,2% dei lavoratori riferisce di poter scegliere liberamente la pausa (diminuzione del 12% rispetto al 2005). Le conseguenze di ciò è che i lavoratori sono, spesso o sempre, stressati al lavoro e un terzo di loro si sente spossato dopo una giornata di lavoro. «Grazie al «Barometro» siamo a conoscenza di questi incrementi negativi dello stress psicosociale e degli orari del mondo del lavoro. Anche nella nostra indagine i lavoratori lamentavano una perdita di autonomia e la soppressione o riduzione delle pause» afferma Adrian Wütrich, presidente di T.S.
 
Nuovo attacco agli orari di lavoro da parte del Parlamento
Nonostante i lavoratori siano, in Svizzera, confrontati a degli orari di lavoro lunghi, flessibili e penalizzanti, il Parlamento lavora ora su un ulteriore smantellamento della protezione dei lavoratori. Le due iniziative parlamentari di Graber e Keller-Sutter mirano a deregolamentare il tempo di lavoro,  sopprimendo la durata massima del tempo di lavoro settimanale e ridurre il tempo di riposo. Già ora in Svizzera i lavoratori forniscono quasi 200 milioni di ore supplementari annue. In futuro c’è il rischio che non vengano più considerate come tali. La pressione esercitata da chi vuole liberalizzare il tempo di lavoro è incomprensibile. Le conseguenze di queste iniziative devono assolutamente essere esaminate prima di prendere ulteriori decisioni. Travail.Suisse e le sue associazioni lotteranno con tutte le forze contro i nuovi deterioramenti delle condizioni di lavoro imposte ai lavoratori.
Trad: gad