Situazione valutaria... Nel cielo ticinese già volteggiano gli avvoltoi!Nel cielo ticinese già volteggiano gli avvoltoi

Sono passati pochi giorni dall’abbandono della soglia minima di cambio tra il franco e l’euro decretato dalla Banca nazionale e già sono in preoccupante crescita le segnalazioni su imprese che intendono scaricare sbrigativamente sul personale il peggiorato corso del franco, imponendo decurtazioni salariali.

Un metodo aberrante

Ad urtare è in primo luogo il modonel quale viene affrontata la mutata situazione valutaria.

Vengono imposte scelte unilaterali, intimate ai dipendenti senza nessuno spazio di discussione e di confronto. Il rispetto dovuto a coloro che con il proprio lavoro continuano a garantire  la vitalità dell’impresa viene prevaricato e calpestato in modo ignobile.

Si procede inoltre con evidente precipitazione, senza basarsi su una accurata valutazione della situazione e sull’analisi metodica delle possibili contromisure. Documentazione e dati che comprovino e quantifichino l’impatto del cambio rimangono celati nei cassetti delle direzioni. Cifre sui risparmi ottenuti grazie agli acquisti all’estero di materie prime e prodotti intermedi rimangono segreti d’ufficio. Nessuna indicazione nemmeno sulla diversità delle conseguenze a dipendenza dei mercati di esportazione. Si invoca una indispensabile tempestività di intervento, che lascia tuttavia trasparire un inevitabile arbitrio e una controproducente improvvisazione.

Salari taglieggiati

A irritare è poi la scelta di avventarsi prioritariamente sui salari. Quello che dovrebbe essere un provvedimento del tutto eccezionale, al quale eventualmente ricorrere dopo avere attuato tutte le misure alternative e solo in condizioni di pericolo per la sopravvivenza stessa di un’impresa, diventa il primo e prioritario passo. Le imprese che stanno muovendosi in questa direzione hanno buon gioco nello sfruttare la maggiore remissività della manodopera frontaliera.

Quando si approfitta della debolezza di questa componente, è poi facile che non ci si curi nemmeno di cadere in spregevoli di aberrazione. Un paio di esempi significativi: si ha indicazione di una ditta che intende ridurre gli stipendi con effetto retroattivo al 1. gennaio e cioè ad una data persino antecedente all’apprezzamento del franco; in un’altra impresa, in aggiunta ai tagli salariali si intenderebbe persino togliere la distribuzione di latte ai collaboratori che lo avevano finora ricevuto poiché occupati in una lavorazione nociva.

Veri imprenditori cercansi

Le imprese che si stanno orientando nel senso indicato, oltre al carattere arbitrario e unilaterale del loro agire, gettano un riverbero negativo sull’intera cerchia padronale. La loro linea contrasta nettamente e sconfessa le indicazioni che stanno giungendo dalle stesse associazioni padronali centrali (AITI e Camera di Commercio), che invitano a muoversi in modo prudente e ponderato, prestando attenzione alla posizione del personale. In un momento nel quale sarebbe opportuno agire in modo concordato e salvaguardando al meglio un clima di dialogo, il comportamento di queste imprese inietta fattori di velenoso attrito - peraltro evitabili – tra le parti sociali.

Invece di proiettarsi come prima reazione sul salario dei dipendenti, ci si attenderebbe inoltre che, in una prospettiva realmente imprenditoriale, queste imprese puntino a conquistare una maggiore capacità competitiva. L’impatto del cambio sta mettendo in luce la presenza in Ticino di non poche imprese ancora strutturalmente deboli, la cui resistenza e solidità sul lungo termine è inscindibile da investimenti e misure di potenziamento del livello innovativo (per quanto riguarda i processi lavorativi, la tecnologia, i prodotti e i mercati). Pur in un contesto valutario delicato, gli imprenditori autentici non mancherebbero di guardare anche in questa direzione. Per le imprese che stanno precipitosamente imponendo tagli salariali è però chiedere troppo!

Per affrontare le difficoltà che gravano sull’economia ticinese occorrono cioè imprenditori che sappiano muoversi con un ben diverso grado di maturità, correttezza e lungimiranza.

Un appello

L’OCST, impegnata a garantire condizioni di serietà e di equità nell’affrontare le ricadute dell’apprezzamento del franco,

-  condanna le imprese che, per contrastare l’effetto del cambio, stanno adottando provvedimenti precipitosi e unilaterali che scaricano direttamente sul personale gli effetti del cambio;

-   sollecita le associazioni padronali e gli organismi cantonali a contribuire ad isolare coloro che agiscono con prevaricante arbitrio, così da garantire una corretta tutela dei lavoratori e da preservare nel contempo la credibilità del tessuto delle imprese nonché la cultura del dialogo tra le parti sociali propria di questo Cantone.

 

OCST - Segretariato cantonale - M. Robbiani