Un’indispensabile offensiva per diffondere i contratti collettivi di lavoro

Con la libera circolazione delle persone, per il settore terziario a carattere impiegatizio si è aperta una fase inedita. Diversamente dal passato, dove l’accesso di manodopera estera era autorizzato solo in casi motivati, il libero afflusso di lavoratori frontalieri ha prodotto una duplice pressione: di natura occupazionale la prima, tanto più avvertita poiché il terziario è lo sbocco nettamente privilegiato della manodopera locale sia salariale; di natura salariale la seconda, riconducibile alla disponibilità della manodopera frontaliera a percepire retribuzioni anche ampiamente inferiori ai livelli usuali.

Il settore è particolarmente esposto ai contraccolpi di queste pressioni poiché è privo di strumenti che consentano di attenuarne l’impatto. Manca in particolare una adeguata copertura contrattuale. È perciò urgente costruire trame di collaborazione tra le parti sociali e diffondere i contratti collettivi di lavoro.

Un esempio consolidato

Il ramo delle imprese di spedizione e di logistica ha rinnovato il contratto collettivo, per il quale è stata avviata la procedura volta ad ottenerne l’obbligatorietà generale. In tal caso tutte le ditte del ramo sarebbero sottoposte alle identiche condizioni minime di lavoro, a tutela di un ramo che sta subendo tangibili pressioni retributive.

Un esempio recente

Un esempio che dovrebbe fare scuola è fornito dalla regolamentazione adottata dai sindacati e da Ticinomoda per le aziende che si occupano della gestione dei grandi marchi della moda internazionale, dove operano oggi circa 2000 dipendenti. Pur con le difficoltà tipiche di un’intesa che sta muovendo i primi passi, grazie al contratto collettivo e al relativo dialogo tra le parti sociali si stanno ponendo le basi per iniziative favorevoli dal profilo occupazionale, formativo e salariale.

Ulteriori obiettivi

Si sta operando per sottoporre ad una regolamentazione contrattuale anche altri comparti quali in particolare:

  • il ramo delle fiduciarie, dei commercialisti e delle imprese immobiliari;
  • Il ramo del commercio di materie prime;
  • singole aziende con una particolare dimensione e rappresentatività.

Contratti normali e contratti collettivi

Laddove si rilevino pressioni salariali rilevanti e non sia celermente introducibile un contratto collettivo di lavoro (talvolta per l’assenza di forme aggregative delle aziende stesse) si rende opportuna l’adozione di contratti normali nell’ambito delle misure di accompagnamento alla libera circolazione. Un primo contratto per il personale impiegatizio è stato introdotto nelle ditte che si occupano di consulenza aziendale. Lo strumento del contratto normale non può tuttavia fondare una regolamentazione di lungo termine. Occorre fare in modo che sia un primo passo verso l’adozione di contratti collettivi quale espressione di una produttiva collaborazione tra le parti sociali.

 

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