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La protezione e la valorizzazione della maternità nel mondo del lavoro è un tema cruciale perché è all’origine della discriminazione salariale e di opportunità subita dalle donne e dell’abbandono precoce dell’attività lavorativa. Il contributo delle donne è essenziale all’economia e alla società e solo una visione miope può condurre a pensare alla maternità come un ostacolo allo sviluppo aziendale.

Il numero di nascite è costantemente in calo, tuttavia, da come emerge dalle analisi dell’Ufficio cantonale di statistica, il desiderio di maternità e paternità non diminuisce. Ciò significa che le condizioni socioeconomiche e la capacità di accoglienza della maternità da parte della società e del mondo del lavoro non sono adeguati e mortificano le aspirazioni delle famiglie.

Ogni giorno, nei segretariati del nostro sindacato, registriamo licenziamenti ingiusti di mamme al termine dell’attuale periodo di protezione di 16 settimane (tra i più brevi in Europa). Purtroppo è possibile agire, pretendendo un equo indennizzo, solo nel caso in cui sia dimostrabile la discriminazione subita. Un recente studio del BASS dimostra che troppe donne vivono un’esperienza negativa legata all’annuncio ai datori di lavoro della gravidanza. Più di una donna su dieci perde il lavoro per una disdetta decisa insieme al datore di lavoro durante il periodo di protezione o preannunciata per la fine di tale periodo. Il dubbio che queste disdette concordate siano in realtà provocate da continue pressioni è molto forte.

È una questione culturale: da una parte per le aziende è più semplice interrompere il rapporto di lavoro, piuttosto che chinarsi sugli adattamenti organizzativi necessari alle neomamme. Nulla di più facile: licenzio la neomamma e assumo la persona che l’ha sostituita nel frattempo. Dall’altra si ritiene che una donna che ha una responsabilità importante, come quella verso i figli, non abbia più l’efficienza e la concentrazione necessaria a svolgere il suo compito in azienda. Nulla di più falso, evidentemente. Ecco che assistiamo a licenziamenti, pressioni, rifiuti sistematici di riduzione del tempo di lavoro, negazione del diritto di allattare.  

Una parte del mondo economico rinuncia a riconoscere quel passo che nella maggior parte delle giovani famiglie è già stato compiuto, quello della condivisione dei compiti e delle responsabilità nella cura dei figli. Se le donne sono discriminate e pagano troppo spesso il diventare madri con la perdita del posto di lavoro, la società attuale non riconosce l’esigenza dei padri di partecipare alla vita familiare. Le donne vengono penalizzate dal datore di lavoro per la gravidanza e giudicate male se continuano a lavorare nonostante l’arrivo dei figli. Ai padri tutto questo non accade, come se li si ritenesse estranei dall’avvenimento.

Questo clima di rifiuto della maternità porta un senso di disagio per le donne in attesa di un figlio, che hanno paura di comunicare con i datori di lavoro, di chiedere loro una collaborazione e persino di far valere i loro diritti.

Per questo motivo OCST donna-lavoro sostiene l’iniziativa parlamentare di Giorgio Fonio e Fiorenzo Dadò “Per un prolungamento della protezione dalla disdetta al termine del congedo maternità”. Il prolungamento di protezione dal licenziamento per un anno infatti, protegge le donne e le loro famiglie in un momento particolarmente delicato, sia dal punto di vista fisico che economico e organizzativo. Questa protezione favorisce inoltre un cambiamento di mentalità. Al momento dell’entrata in vigore, le aziende dovranno necessariamente farsi carico del reinserimento in azienda al termine del congedo maternità e potranno quindi constatare, se non fosse già ovvio, che la qualità del lavoro e la dedizione delle neomamme non sono certo inferiori a prima del parto. 

OCST donna-lavoro è impegnata, con tutto il sindacato, nella protezione puntuale delle mamme e dei loro diritti. Lavora inoltre tramite la contrattazione collettiva affinché possano essere offerte condizioni favorevoli alla maternità e alla paternità.

 

Davina Fitas, OCST donna-lavoro

 

Leggi l'inizitiva di Giorgio Fonio e Fiorenzo Dadò>>

Il comunicato delle donne PPD>>