Negli ultimi mesi si sono registrati importanti sviluppi su diversi dossier che interessano direttamente i lavoratori frontalieri. Da un lato continua la complessa vicenda della cosiddetta tassa sulla salute, sulla quale si stanno moltiplicando i pareri giuridici contrastanti tra sindacati, Cantone Ticino, Unione Europea e Governi nazionali.
Dall'altro restano aperte alcune questioni fiscali, tra cui la tassazione al 100% in Ticino per determinati lavoratori che scelgono il regime del Decreto Omnibus.
Nel frattempo, Italia e Svizzera hanno annunciato un nuovo incontro bilaterale dedicato all'applicazione dell'Accordo fiscale sui frontalieri e ai principali dossier ancora aperti.
Di seguito trovate un aggiornamento completo.
Tassa sulla salute: cosa sta accadendo
Come noto, la cosiddetta tassa sulla salute è stata introdotta dal Parlamento italiano con la Legge di Bilancio 2024 e riguarda i cosiddetti "vecchi frontalieri". La norma prevede un contributo compreso tra il 3% e il 6% del reddito netto, con un minimo di 30 euro e un massimo di 200 euro mensili.
Nel dicembre 2025 è stato pubblicato il Decreto Ministeriale che ha dato formalmente il via libera alle Regioni di confine per definire le modalità operative di applicazione. Ad oggi, tuttavia, Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta non hanno ancora emanato i relativi decreti regionali e pertanto nessun lavoratore è stato ancora chiamato al pagamento.
Una prima novità: la perizia commissionata dal Canton Ticino
Nelle scorse settimane il Consiglio di Stato ticinese ha reso pubblici gli esiti di una perizia giuridica commissionata all'Università di San Gallo. Secondo tale analisi, la tassa sulla salute avrebbe natura sostanzialmente fiscale e sarebbe quindi incompatibile con l'articolo 9 dell'Accordo sulla tassazione dei frontalieri tra Italia e Svizzera.
Si tratta della stessa conclusione già contenuta nel parere legale che i sindacati svizzeri e italiani avevano commissionato ormai due anni, i cui esisti sono già stati esposti alla collettività nelle varie assemblee.
Entra in gioco anche il diritto europeo
Alla discussione si è aggiunto un ulteriore elemento.
Secondo recenti valutazioni giuridiche richiamate nel dibattito politico ticinese, la tassa potrebbe risultare incompatibile anche con l'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione Europea.
La ragione è legata alle finalità stesse della norma. Il legislatore italiano ha infatti giustificato l'introduzione della tassa con la necessità di reperire risorse da destinare al sistema sanitario delle Regioni di confine, anche per contrastare l'esodo di personale medico e infermieristico verso la Svizzera. Proprio questo collegamento potrebbe configurare una misura suscettibile di ostacolare la mobilità transfrontaliera dei lavoratori, entrando quindi in tensione con i principi europei di libera circolazione.
Berna non condivide questa interpretazione
Paradossalmente, mentre il Cantone Ticino, diversi esperti giuridici e ora anche le argomentazioni richiamate nell'ambito del diritto europeo evidenziano possibili violazioni degli accordi internazionali, il Governo federale svizzero continua a mantenere una posizione molto più prudente.
Berna ritiene infatti che, allo stato attuale, non vi siano gli elementi per sostenere una violazione manifesta dell'Accordo sui frontalieri e ha già espresso contrarietà all'ipotesi di bloccare i ristorni fiscali destinati all'Italia.
Una situazione sempre più paradossale
Ci troviamo quindi davanti ad uno scenario piuttosto singolare. Da una parte i sindacati, il parere legale promosso dalle organizzazioni dei lavoratori e la recente perizia commissionata dal Canton Ticino sostengono che la tassa sulla salute viola l'Accordo fiscale tra Italia e Svizzera. Dall'altra parte emergono anche dubbi di compatibilità con l'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione Europea.
Tuttavia, i due Governi centrali sembrano orientati verso una lettura molto meno conflittuale della questione. È quindi possibile che Italia e Svizzera privilegino una gestione diplomatica del problema, lasciando poi alla magistratura italiana il compito di pronunciarsi sulla legittimità della norma. Se così fosse, sarebbe facile immaginare che le Regioni procederanno nei prossimi mesi con i decreti attuativi che renderanno effettivamente operativa la tassa, nonostante le forti contestazioni giuridiche che continuano ad accompagnarla.
Per quanto in nostro potere, il sindacato continuerà ad esercitare pressioni ad ogni livello affinché questo non accada, ritenendo noi insostenibile la norma sul piano giuridico.
Decreto Omnibus
Un secondo tema che continua a destare forte preoccupazione riguarda i frontalieri dei nuovi Comuni di confine che scelgono di aderire al regime fiscale previsto dal cosiddetto Decreto Omnibus.
Come comunicato dall'Ufficio imposte alla fonte del Canton Ticino, dal gennaio 2026 questi lavoratori vengono tassati in Svizzera con aliquota al 100% e non più all'80%, come avveniva in precedenza.
Si tratta di una modifica che rischia di alterare gli equilibri fiscali che erano stati raggiunti attraverso la soluzione legislativa del 2024, costruita proprio per garantire a questi lavoratori un carico fiscale sostanzialmente equivalente a quello dei "vecchi frontalieri".
Come noto, il Consiglio Sindacale Interregionale (CSIR) si è immediatamente attivato sul tema. Già nel mese di febbraio è stato infatti trasmesso al Governo italiano un dossier tecnico contenente un'analisi dettagliata del problema e diverse possibili soluzioni correttive.
Incontro Italia-Svizzera: sarà il momento della verità?
In questo contesto particolarmente delicato, Italia e Svizzera hanno fissato un nuovo incontro istituzionale dedicato all'applicazione dell'Accordo fiscale sui frontalieri e alle questioni ancora aperte.
Il confronto si svolgerà nelle prossime settimane e vedrà coinvolti i rappresentanti del Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano, dell'Agenzia delle Entrate, delle Regioni di confine, dell'Associazione dei Comuni italiani di frontiera, nonché le autorità fiscali federali svizzere e quelle dei Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese.
È quindi legittimo domandarsi se proprio questo confronto possa rappresentare il luogo nel quale i due Stati cercheranno una sintesi politica sui principali nodi ancora irrisolti. Naturalmente non possiamo conoscere in anticipo gli esiti del vertice, ma appare evidente che molte delle decisioni attese dai frontalieri passeranno inevitabilmente anche da questo tavolo bilaterale.
Il nostro impegno
Come sempre, OCST continuerà a seguire con la massima attenzione tutti questi dossier, mantenendo un confronto costante con le istituzioni svizzere e italiane e lavorando insieme alle altre organizzazioni sindacali per la tutela dei diritti dei lavoratori frontalieri.
Vi terremo tempestivamente aggiornati su ogni sviluppo significativo.