Il gruppo OCST-Donna lavoro in collaborazione con il Laboratorio di psicopatologia del lavoro del canton Ticino, ha organizzato lo scorso 22 novembre al Fox Town un incontro con i suoi dipendenti per presentare il tema del mobbing e delle molestie sessuali, con lo scopo di sensibilizzare le persone riguardo queste tematiche di cui si parla sempre più frequentemente.
 
Il mobbing
Oggi si abusa spesso del termine mobbing. Frequentemente viene confuso con il conflitto. Entrambe sono senza dubbio delle situazioni spiacevoli, ma le caratteristiche specifiche del mobbing sono differenti. Nello specifico l’obiettivo ultimo del «mobber» è l’eliminazione del soggetto in sé tramite modalità implicite, subdole e in modo ripetuto, che alla fine causano nella vittima importanti danni psico-fisici come per esempio sintomi psicosomatici (mal di testa, disturbi gastrici e digestivi, dolori muscolo-scheletrici, difficoltà nelle funzioni intellettuali), sintomi emozionali (disturbi del sonno, ansia, nervosismo, aggressività, depressione) e sintomi comportamentali (disturbi dell’alimentazione, abuso di sostanze o farmaci). 
Il mobbing ha conseguenze non solamente sulla persona mobbizzata ma ha anche delle ripercussioni a livello di azienda e di società. Questo perché esso causa un deterioramento generale dell’ambiente di lavoro, maggiori costi dovuti alle assenze e svantaggi rispetto alla concorrenza, mentre a livello di società il mobbing provoca un degrado dei rapporti interpersonali, maggiori malattie e decessi soprattutto legati al suicidio e conseguentemente causa l’aumento dei costi sanitari.
 
Le cause del mobbing
Il mobbing è causato da fattori che caratterizzano il «mobber» e il mobbizzato ma anche dai fattori che determinano l’ambiente e la gestione del lavoro. Nello specifico, i fattori che spesso caratterizzano il «mobber» sono i seguenti: rancore, amarezza, frustrazione, senso di inferiorità, vendetta, scarse capacità comunicative e relazionali. Invece, generalmente, la persona mobbizzata può avere elevate capacità professionali, popolarità sul posto di lavoro, grande esperienza e ottima retribuzione come pure insufficiente autostima, deficit a livello sociale, ansia, depressione, divergenze rispetto alla norma del gruppo. Le caratteristiche aziendali che rendono più facile l’insorgere del mobbing sono tipicamente: la gestione autoritaria e unidimensionale, l’impiego inadeguato del personale, carenze a livello di comunicazione e informazione, scarsa autonomia ai dipendenti e scarso riconoscimento del lavoro svolto, concorrenza, rivalità e lotte di potere e infine dinamiche di gruppo malsane.
Giocano anche un ruolo i fattori legati alla struttura organizzativa dell’azienda come per esempio: la presenza di settori di competenza poco chiari, criteri decisionali poco chiari e condizioni ambientali sfavorevoli, e dall’altro lato giocano un ruolo anche i fattori legati al contesto sociale ed economico quali: mutamento dei valori socioculturali, stigmatizzazione, crisi economica e misure di razionalizzazione, disoccupazione e competitività.
 
I principali attori nel mobbing
Ci sono tre principali attori coinvolti nel mobbing: 
1. Il mobbizzato. Esso ha spesso poco potere, una situazione economica incerta. Oppure può anche essere «il migliore della classe», il più dotato, che spesso viene visto dal «mobber» come un rivale da eliminare.
2. Il «mobber». Quadro intermedio o diretto superiore della vittima (mobbing verticale) o colleghi (mobbing orizzontale)
3. Gli spettatori (side-mobbers). Essi hanno un ruolo decisivo nell’esito della situazione. Possono contribuire all’isolamento della vittima o possono aiutarla.
 
La cosiddetta «spirale della vittima»
All’inizio la persona mobbizzata tende a non capire e cerca di minimizzare e giustificare quello che le sta succedendo. Poi subentra l’auto-consapevolizzazione. La vittima è incredula e stupita davanti alle azioni del «mobber» e dà la colpa a se stessa. La penultima fase della spirale è quella dove la vittima viene isolata dal gruppo e resta sola. La quarta e ultima fase della spirale è l’anestesia reattiva: la persona mobbizzata prende coscienza della situazione e si sente indifesa e impotente.
Proprio per evitare che si entri in questa fatale spirale sono decisive e importanti la prevenzione e la tempestività. È fondamentale intervenire subito, prima che trascorrano i 6 indicativi mesi di tempo, altrimenti nel mobbizzato possono già instaurarsi dei meccanismi di paranoia che gli fanno perdere la lucidità e dunque la forza di reagire e bloccare la situazione. Bisogna dunque intervenire subito non appena sul luogo di lavoro si verificano situazioni che colpiscono la personalità, la dignità, l’integrità psico-fisica e l’andare al lavoro produce nell’individuo sofferenza e disagio. Questi sono i sintomi che indicano che la situazione deve essere bloccata e arginata prima che degeneri in modo irrecuperabile.
 
Il ruolo dell’azienda nella prevenzione
Le aziende possono contribuire a prevenire le situazioni di mobbing. Come? Identificando delle persone di fiducia ai quali i collaboratori possano indirizzarsi (risorse umane, commissioni del personale,…), informando tutti i collaboratori che le relazioni interpersonali sul posto di lavoro devono essere all’insegna del rispetto reciproco e che nessun tipo di molestia sarà tollerato (codice etico), sensibilizzando i quadri e il personale, creando una buona e corretta organizzazione del lavoro, definendo i ruoli e le competenze di ciascuno, ripartendo il potere tramite organigrammi chiari.
 
Le molestie sessuali
Non esiste una soglia di tolleranza valida universalmente per definire quale comportamento sia definito come una molestia sessuale o meno perché ognuno ha una propria soglia personale. È importante che ogni persona riconosca quello che le è sgradito e salvaguardi dunque i suoi confini. Determinante per giudicare se un comportamento è una molestia è come il comportamento del molestatore viene percepito dalla persona interessata. Ossia, ad una persona può far piacere che il capo o il collega la saluta con un abbraccio e bacio sulla guancia mentre ad un’altra questa vicinanza corporea può essere estremamente sgradita e dunque essere considerata come molestia.
Non bisogna confondere il flirt con la molestia. La molestia ha le seguenti caratteristiche: avances unilaterali, offensive e denigranti, indesiderate da una delle parti, suscitano rabbia o malessere e violano i confini personali.
Le molestie sessuali possono essere di tipo fisico, verbale e non verbale. Nello specifico, per manifestazioni fisiche si intende: carezze, pizzicotti, pacche, palpeggiamenti e baci non desiderati, strofinamenti contro il corpo, aggressione sessuale, stupro; per comportamento verbale molesto si intendono proposte sessuali non desiderate, richieste o inviti ambigui, pressioni e ricatti per ottenere atti sessuali, apprezzamenti personali, allusioni e frasi a doppio senso, commenti deliberati sulla vita sessuale, mentre per comportamenti non verbali molesti sono da intendersi: sguardi insistenti e indiscreti, scherzi e gesti osceni, presentazione di materiale pornografico, lettere o e-mail con barzellette, osservazioni o immagini sul sesso, atti di esibizionismo sessuale.
Riassumendo: quando c’è mancanza di reciprocità, disagio nel destinatario e persistenza nella condotta molesta, allora siamo in presenza di una molestia. Anche qui come per il mobbing è fondamentale prevenire e parlarne, dire chiaramente e in modo determinato al «molestatore» che quello che sta facendo è sgradito e chiedergli immediatamente di interrompere il suo comportamento. Se persiste ancora lo si minaccia di parlarne con il datore di lavoro o le risorse umane, se continua ci si rivolge al suo superiore diretto o a una persona di fiducia all’interno dell’azienda. Se nessuno fa nulla bisogna riferire la situazione al proprio sindacato, ad uno specialista esterno o consulente legale.
 
Definizioni
Mobbing lavorativo: comunicazione ostile e non etica, diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui chiamati mobber, contro un singolo individuo detto mobbizzato, che è spinto in una posizione priva di appoggi o difese, e lì costretto da ripetute azioni mobbizzanti. Questi comportamenti si verificano con una frequenza sempre maggiore e per un lungo periodo di tempo (almeno sei mesi). Il mobbing causa nella vittima vari tipi di danni tra i quali gravi problemi fisici o psicologici. Lo scopo del mobber è quello di isolare, emarginare, allontanare o escludere la vittima dal suo cerchio di relazioni, vedi neutralizzarla.
Molestia: è considerato un comportamento sessista o una molestia sessuale qualsiasi comportamento caratterizzato sessualmente che è sgradito alla vittima e da lei considerato svilente per la sua persona.
 
 
Alessia Fornara