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La Commissione consultiva per le pari opportunità tra i sessi ha presentato, proprio in occasione della Giornata internazionale della donna, la seconda edizione della pubblicazione «Le cifre della parità: un quadro statistico delle pari opportunità fra i sessi in Ticino». 
Il documento, molto curato e approfondito, fornisce un quadro dei principali indicatori dello stato della parità tra i sessi nel nostro Cantone, commentati e messi in relazione tra loro. 
Ci sono molte dinamiche che influiscono sul tipo e sull’entità dell’impegno delle donne nel mondo del lavoro e, di conseguenza, anche sui livelli salariali. L’interruzione della carriera professionale, la diffusione del lavoro a tempo parziale, il settore professionale, il tempo dedicato al lavoro non retribuito, sono tutti elementi che contribuiscono alla cosiddetta disparità salariale che ammonta ancora al 15,8% nel settore privato e al 12,5% nel settore pubblico. Di questa solo una parte, benché consistente, è la vera e propria discriminazione: circa la metà nel settore privato (il 47%) e circa un terzo nel settore pubblico (il 28%).
Tuttavia entrambe le facce di questo fenomeno vanno affrontate perché ciò che non è direttamente discriminatorio a livello salariale, è discriminatorio ad un livello diverso, che coinvolge la concezione della maternità e del ruolo della donna. Non vanno inoltre tralasciate le conseguenze che la disparità salariale ha a livello di povertà. Il fatto che, complessivamente e in media, una donna guadagni Fr. 851 in meno al mese nel settore privato e Fr. 933 in meno nel settore pubblico, ha degli effetti importanti a livello di povertà. Le donne subiscono un rischio di povertà del 15,9% (gli uomini del 13.3%) e un tasso di povertà dell’8,1% (gli uomini del 6%). Il rischio di povertà si alza addirittura al 30,8% nelle famiglie monoparentali, nelle quali, nell’84,8% dei casi, sono le madri ad occuparsi dei figli.
Il fatto che al cuore della disparità salariale ci sia la maternità è suggerito da una serie di dati presentati nell’opuscolo: la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è simile a quella degli uomini fino a circa 30 anni in seguito cala drasticamente; l’abbandono della professione è diminuito negli ultimi 15 anni, ma rimane un fenomeno importante. Il tasso di attività femminile cala drasticamente nelle famiglie con figli (67%) rispetto alle persone sole o alle coppie senza figli (88.7%, 84,8%). Anche l’alto tasso di lavoro a tempo parziale, che coinvolge più della metà delle donne attive, rispecchia questa ipotesi, tanto più che tra le ragioni della scelta del part-time, il 23,6% delle donne ha indicato «altre responsabilità familiari» e il 15,8% «cura dei figli». 
Questo quanto alla libera scelta delle donne di dedicare meno tempo al lavoro e più alla famiglia, ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: le donne sono più soggette alla disoccupazione e alla sottoccupazione. È in particolare significativo che il tasso di disoccupazione femminile ai sensi dell’Ilo sia notevolmente più alto di quello maschile in età fertile: nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni (6% gli uomini, 9.1% le donne) e nella fascia tra i 35 e i 44 anni (3.8% gli uomini e 6.6% le donne). Tra i 45 e i 54 anni i valori si equivalgono, mentre tra i 55 e i 64 anni il tasso di disoccupazione femminile è molto più basso. Inoltre il 21% delle donne, contro il 10% degli uomini, lamenta una sottoccupazione.
La scelta di molte donne di dedicarsi alla famiglia o di lavorare a tempo parziale è probabilmente influenzata anche dalla divisione dei compiti in seno alla famiglia: il cambiamento di mentalità in questo ambito va di pari passo con un aumento della partecipazione femminile al mondo del lavoro. Del resto è anche comprensibile: assumersi il carico del lavoro in casa e fuori casa è molto oneroso. È quindi interessante l’analisi proposta dall’opuscolo sulla divisione del lavoro non retribuito dalla quale emerge che nelle coppie le donne dedicano molto più tempo degli uomini alla cura dei figli e alla pulizia della casa. Interessante notare che le donne sono dedite maggiormente degli uomini al lavoro casalingo e che l’equilibrio tra l’impegno di uno o dell’altro non varia tanto a seconda del tasso di occupazione di uno o dell’altro: paradossale notare che questo accade anche quando l’uomo non lavora e la donna sì. La mentalità sta comunque cambiando e tra i giovani sono sempre più numerosi coloro che ritengono che sia delle faccende domestiche e del mantenimento della famiglia si dovrebbero occupare uomini e donne allo stesso modo.  
Un altro capitolo importante relativo alla parità riguarda la partecipazione alla vita politica: nel nostro Cantone sono ancora pochissime le donne elette in Parlamento o al Governo e questa tendenza non sembra cambiare molto. È storicamente molto più basso anche il tasso di successo per i candidati al Gran Consiglio ticinese: se per gli uomini si aggira tra il 15 e il 23%, tra le donne va tra il 7 e il 14%, anche se questo dato dal 2007 sembra finalmente convergere.
 
B.R.