Il comitato di redazione della nostra rivista ha deciso di proporre un approfondimento sul burnout. È un tema che abbiamo affrontato nelle assemblee che avevano preceduto il congresso del 2024. Per la preparazione di un video avevo avuto l’occasione di incontrare e intervistare una donna che aveva raccontato la sua storia, o meglio, un momento della sua vita, quello in cui il burnout aveva preso il sopravvento. La ringrazio ancora di quel momento che, devo ammetterlo, è stato doloroso anche per me.

Ho deciso di scrivere questo articolo in prima persona, non volevo emergesse un racconto asettico condito di buoni consigli.

Nel corso degli anni di lavoro al sindacato mi è capitato almeno in un paio di occasioni di lavorare a stretto contatto con persone che avevano vissuto un burnout e ho toccato con mano come una tale esperienza possa essere devastante. È come se la mente e il cuore, feriti e sovraccarichi, si scollegassero impedendoci di fare, di agire. 

Mi hanno poi molto colpito due giudizi a questo proposito, formulati da due psicologi esperti in materia. Non cito i nomi perché erano opinioni espresse durante una conversazione informale, non un’intervista. Secondo il primo è molto frequente, quasi sistematico, che le persone che subiscono un burnout non siano più in seguito in grado di lavorare. Il secondo è che chi subisce un burnout ha una maggiore probabilità di subirne un altro in seguito. Entrambe queste valutazioni al momento mi avevano tolto il respiro. Come affrontare queste sentenze quando riguardano una persona a noi cara? Oppure se lavoriamo quotidianamente per curare chi si è ammalato? Ma soprattutto se pensiamo alla misura del fenomeno a livello sociale?

Io non posso, sarà per l’animo da crocerossina che un collega mi ha attribuito un giorno che cercava una crema per le mani screpolate. Mi sono rimaste quindi molte domande. Proviamo a rispondere ad alcune.

Che cos’è il burnout? Il burnout è una reazione di difesa attuata dal sistema nervoso quando non riesce più a gestire i ritmi e le richieste. Naturalmente la vita spesso ci mette di fronte a notevoli sfide come problemi di salute o situazioni familiari difficili. 

Ci si ammala anche spesso per il lavoro, specialmente in ambienti tossici nei quali le relazioni con i colleghi e i superiori sono nocive, c’è mancanza di organizzazione o una suddivisione dei compiti squilibrata. 

A volte poi sembra che vada proprio tutto male perché i diversi problemi si accavallano l’uno sull’altro. Ma le sferzate della vita non sono un destino: non necessariamente un periodo difficile vissuto in un ambiente difficile ci porta ad ammalarci. Lo psichiatra Viktor Frankl racconta di aver constatato che i pazienti di ortopedia del suo ospedale avevano in genere vissuto esperienze più traumatizzanti dei pazienti di psichiatria. 

Non è solo la sfortuna: noi siamo un ingrediente essenziale. Ci sono degli aspetti che ci rendono più vulnerabili. E questa è una buona notizia perché non abbiamo una bacchetta magica per cancellare i dolori o le fatiche della vita, ma possiamo decidere come affrontare quei momenti. 

Un lavoro su di sé aiuta ad essere meno esposti, capaci di esprimere la propria libertà anche nei momenti nei quali ci si sente davvero imprigionati. 

 


L'INTERVISTA A M. BERNARDO CIDDIO

IL CONSIGLIO DI G. LUGNAN