Dottrina sociale della Chiesa

Cari lavoratori cristiani, in prossimità della Pasqua, vi propongo una riflessione, prendendo spunto da una delle esperienze tipiche della mia generazione, che ha vissuto la propria giovinezza negli anni 70. Allora, eravamo tutti un po’ squattrinati, soprattutto noi studenti. 

Pubblichiamo quanto è emerso da due incontri con Monsignor Valerio Lazzeri, vescovo della Diocesi di Lugano, durante i quali abbiamo approfondito alcuni temi centrali per chiunque voglia indagare le ragioni del proprio impegno quotidiano.

Nel recente discorso ai partecipanti alla plenaria del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, il Santo Padre ha ripercorso alcuni temi dell’Enciclica «Caritas in Veritate» (CV) e dell’Esortazione apostolica «Evangelii gaudium» (EG) che sono di grande rilevanza economica e sociale.

Già Adam Smith insegnava che il lavoro è stato uno dei fattori principali del progresso moderno: la divisione del lavoro, la retribuzione salariale e la separazione del lavoro dalla vita privata sono stati fattori centrali della rivoluzione economica e sociale moderna.

La Caritas in veritate prende sul serio le difficoltà reali che i sindacati affrontano in una società segnata dal liberalismo galoppante che individualizza e de-solidarizza sempre di più i rapporti di lavoro tramite le nuove esigenze di mobilità e di deregolamentazione che hanno prodotto per il lavoratore un’«incertezza endemica» (CV 25).

Inoltre, la globalizzazione con le sue nuove dinamiche di delocalizzazione, competizione radicalizzata tra gli Stati e deregolamentazione nel mondo del lavoro recano serie difficoltà ai sindacati. In questa chiave, la crisi attuale ci rende consapevoli che la globalizzazione, tematizzata per la prima volta dalla Populorum progressio, ormai ha prodotto una nuova «questione sociale».